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Trump, Putin e l’Europa
Le buone relazioni tra Trump e Putin rappresentano il solidificarsi dei vantaggi che il leader russo ha acquisito a livello internazionale grazie alla posizione neutrale – soprattutto rispetto alla guerra russo-ucraina – che il presidente americano ha conferito al suo Paese nel corso del suo secondo mandato. Una neutralità che si è concretizzata in una sorta di ritiro che Trump ha voluto attribuire agli Stati Uniti negli affari internazionali, consentendo alla Russia di Putin di allargare la propria presenza in diversi punti cruciali del sistema politico internazionale. Tutto ciò è avvenuto senza che la politica internazionale subisse scossoni allarmanti, anzi è avvenuto il contrario. L’influenza russa è andata diffondendosi nel sistema politico globale con una gradualità che Trump ha accettato senza alcuna remora. In realtà, l’inizio delle buone relazioni russo-americane prescinde da un evento di grave importanza internazionale: la conquista da parte di Putin del vasto settore orientale dell’Ucraina a partire dal 2022. Da quel momento in poi, con il passare del tempo, tale conquista da violenta si è definita pressoché espansiva in modo quasi naturale; e questo, grazie al progressivo disinteresse mondiale verso l’azione di Putin. A ben guardare, lo scenario internazionale, dopo un primo momento di rifiuto della conquista russa, si è andato adeguando alla nuova realtà dell’Europa Orientale voluta da Putin con il possesso di parte dell’Ucraina (Donetsk, Luhansk e aree meridionali) e con la sempre più intensa influenza sui Paesi di quella immensa regione, nella quale la Bielorussia di Lukashenko svolge il ruolo importante di alleato di Putin nel Mar Baltico, dove Estonia, Lettonia e Lituania hanno dovuto provvedere ad un sostanziale riarmo di fronte al pericolo russo tramite la Bielorussia. Il ruolo di Trump è stato fondamentale nell’accettazione internazionale della conquista di Putin delle regioni orientali dell’Ucraina. Quando Zelensky si recò da Trump, sperando di ottenere il sostegno americano contro l’invasione russa, fu trattato così malamente dal Presidente americano da ritenere che gli Stati Uniti non avrebbero mosso un dito nei confronti di Putin e a favore di un Paese invaso brutalmente dalla Russia. Era la dimostrazione che Trump non aveva alcuna intenzione di muoversi criticamente contro Putin e, anzi, la sua accettazione del dato di fatto – la conquista violenta operata dal Presidente russo a danno di un Paese indipendente e sovrano – non significava altro che le relazioni Trump-Putin non fossero minimamente scalfite da contrasti tra i due Paesi. L’esito della conquista operata da Putin a danno dell’Ucraina, dunque, può essere riassunto a due livelli: da una parte, il silenzio di Trump e la passiva accettazione del fatto compiuto non solo da parte del Presidente americano, ma soprattutto delle organizzazioni internazionali, il cui atteggiamento è stato sostanzialmente privo di concreti esiti politici; dall’altra, l’evidenza politica che la Russia di Putin ha acquisito e sta rafforzando il proprio ruolo politico-strategico a livello internazionale. Tutto questo si colloca soprattutto in seno alla realtà politica dell’Europa, la cui forza nel quadro internazionale subisce di giorno in giorno un’eclissi gravida di conseguenze politiche. Ciò è dovuto a due fattori decisivi connessi: il progressivo indebolimento politico del ruolo internazionale dell’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale e la crisi delle sue istituzioni politiche che in passato avevano svolto un ruolo importante nel confronto tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Tale crisi si è andata evidenziando da quando i leader delle due potenze mondiali, Stati Uniti e Russia, hanno fatto una scelta opposta nei confronti della realtà europea. Infatti, la posizione di Trump verso la realtà politica europea ha assunto progressivamente un significato negativo. La critica aspra nei confronti dell’Unione Europea e della stessa Nato da parte del Presidente americano sta a dimostrare la caduta di fiducia di Trump verso una realtà in via di oscuramento, una realtà politica che per molti anni del secondo dopoguerra, insieme a Washington, aveva svolto un ruolo molto importante nella difesa della democrazia dalla minaccia comunista. Tutto questo va a vantaggio della politica espansiva di Putin che vede nel ritiro americano dalla realtà europea l’occasione di estendere progressivamente la sua influenza, secondo una logica di potere, verso le democrazie europee, nelle quali agiscono gruppi politici di fede putiniana. Al ritiro di Trump dalla realtà europea fa riscontro, al contrario, un interesse sempre più marcato di Putin verso un continente, la cui parte orientale era sfuggita al dominio di Mosca in conseguenza del crollo dell’Unione Sovietica. |
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