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La CGIL straparla di genocidio a Gaza nelle scuole
Fino a pochi anni fa a sentir parlare di genocidio veniva subito in mente la Shoah. Dopo il 7 ottobre purtroppo ci tocca ogni volta temere di dover sentire demonizzare Israele. Chi abusa con tanta leggerezza di una parola tanto pesante si qualifica a sufficienza solo per questo. Persino alcuni politici di rilievo nazionale ci hanno abituato a questo genere di manipolazioni, a cominciare dal solito trio Bonelli, Conte, Fratoianni. Schlein ancora questa estate veniva rimbrottata con durezza da estremisti come Cremaschi perché troppo esitante nell’adottare la parola alla moda. Si è adeguata presto, anche se col ricorso ad ambigue circonlocuzioni necessarie a barcamenarsi tra le diverse correnti del PD: ha infatti rivendicato in Parlamento il diritto delle piazze e delle università di gridare contro il fantomatico genocidio. Resta da capire perché mai le università vengano assimilate alle piazze, e resta da aggiungere che disgraziatamente le stesse grida si sentono persino nelle scuole di ogni ordine e grado. Altro fronte degno di interesse è quello del sindacato, da cui proviene pure il citato Cremaschi. Limitandoci alle sigle maggiori, il primo posto va naturalmente a Landini e alla CGIL di cui è segretario generale: lì il genocidio è ormai assurto a dogma indiscutibile, e se non sei d’accordo vieni visto come un nemico, un provocatore, un fascista. Persino Bombardieri, suo omologo UIL, nel sito del proprio sindacato è associato a un delirante comunicato di “vicinanza al popolo di Gaza, che sta subendo un genocidio da parte di un criminale di guerra come Netanyahu”. Per ora sembra salvarsi solo Daniela Fumarola, segretaria generale CISL, colpita a sua volta da critiche per non essersi ancora voluta unire al coro. A creare maggior allarme deve essere il sindacato della scuola. In questo caso non abbiamo a che fare con semplici demagoghi alla disperata ricerca di qualche voto di pancia, né con arruffapopolo intenti a spacciare qualche tessera agli sprovveduti di turno. Parliamo di gente che pretende di educare i giovani, o addirittura di persone che ritengono di formare gli insegnanti che poi entrano effettivamente nelle classi. È il caso del corso di formazione di FLC CGIL Scuola Lombardia tenutosi on line un mese fa, il 27 gennaio 2026, dall’equivoco titolo “Insegnare la Memoria dopo il 7 ottobre”. Da una iniziativa del genere, sulla Memoria nel Giorno a essa dedicato, ci si sarebbe aspettati almeno una riflessione competente su come meglio trasmettere il ricordo della Shoah agli alunni. Mentre il richiamo al 7 ottobre poteva ancora fare sperare in una specifica attenzione al dilagare dell’antisemitismo dopo il relativo pogrom, anche nei luoghi deputati all’istruzione. Tutto il contrario. In queste settimane abbiamo atteso inutilmente che la registrazione dell’evento venisse resa pubblica, in modo da permettere a tutti di rendersi conto di cosa parliamo. Invece, nonostante il titolo, anche circa i contenuti dell’iniziativa si è preferito l’oblio. Forse persino negli organizzatori è subentrata un po’ di vergogna per una operazione rivelatasi assai squallida. Tanto per cominciare, il conduttore Massimiliano De Conca, segretario generale di quel sindacato per la Lombardia, ha caratterizzato tutta l’iniziativa con un insistito ricorso alla parola genocidio, senza alcuna problematizzazione, come a dare a intendere, a un uditorio prevedibilmente già fanatizzato, che fosse il modo più ovvio per descrivere con oggettività l’operato di Israele. Anche l’ospite, l’esperto che doveva istruire i docenti collegati, ovvero Sarah Parenzo, una italiana di Israele nota come traduttrice dall’ebraico all’italiano, ha passato tutto il tempo ad alludere a presunti gravissimi misfatti israeliani che non si è curata né di illustrare sul piano fattuale né di valutare col ricorso a criteri trasparenti e condivisi. Parenzo almeno non ha usato la parola genocidio, ma ha dichiarato di non avere nulla in contrario se altri la adottano in riferimento a Gaza. A proposito della memoria della Shoah, ha sentenziato che verrebbe strumentalizzata per giustificare la non meglio chiarita politica criminale israeliana contro i palestinesi. Ha parlato in particolare di massacri che Israele compirebbe proprio a Gaza. Ha sostenuto che la Shoah andrebbe invece “accostata” alla Nakba, con la differenza che questa sarebbe stata causata dagli ebrei, mentre gli arabi non avrebbero nulla a che fare con la Shoah. Ha accusato la definizione IHRA dell’antisemitismo di essere “politicamente orientata”, come avrebbero dimostrato “gli studiosi seri”. Ha assicurato che non servirebbero affatto nuove norme per combattere l’antisemitismo. Ha ammonito che non ci devono essere “gerarchie di razzismi” e che non bisogna dimenticare l’islamofobia. Si è rifatta ad autori come Said, Traverso, Foa, Goldberg, e ha preannunciato una propria prossima pubblicazione sulla loro scia per l’editore Carocci. Ha proclamato che occorre stare con i più deboli, nella fattispecie i palestinesi. Anche i “palestinesi israeliani” (sic!) sarebbero discriminati in Israele. Da notare che secondo la Parenzo la “catena di crimini comincia nel ’48 se non prima”, si tratterebbe di discriminazioni, violenze e massacri “colonialistici”. Il suo auspicio sembrerebbe essere uno Stato binazionale dal fiume al mare. Netanyahu e la destra politica israeliana vengono nominati, ma evidentemente sono solo un pretesto. L’esistenza stessa dello stato ebraico è contestata fin dall’origine. In conclusione va ribadito con viva apprensione che questi personaggi, che farneticano irresponsabilmente di crimini e di genocidio con tanta nonchalance arrivando a chiedere la distruzione di Israele, pretendono di occuparsi dei diritti dei docenti e dei discenti, pretendono di formare gli uni e gli altri, pretendono di difendere principi e valori da trasmettere alle giovani generazioni. E sotto questa copertura condizionano rovinosamente il mondo della scuola. |
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