Israele si rafforza nello scacchiere del Centro-Asia
Analisi di Antonio Donno
Testata: Informazione Corretta
Data: 19/03/2023
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: Israele si rafforza nello scacchiere del Centro-Asia
Israele si rafforza nello scacchiere del Centro-Asia
Analisi di Antonio Donno

Israele aprirà una propria ambasciata ad Ashgabat, capitale del Turkmenistan, situata sul confine nord-orientale dell’Iran. Ha annunciato l’evento Eli Cohen, ministro degli Esteri israeliano. Il fatto è di notevole importanza, perché la presenza di Israele al confine turkmeno con l’Iran tende a controbattere – a iniziare a controbattere – l’espansione di Teheran negli Stati centro-asiatici, una volta parte dell’Unione Sovietica e oggi nelle mire di Cina e Russia. Nel contempo, gli ottimi rapporti tra Israele e Azerbaigian, e oggi con il Turkmenistan,  consentono a Gerusalemme di essere presente sulle rive occidentali e orientali del Mar Caspio. Si tratta di una posizione strategica molto importante. Azerbaigian e Turkmenistan hanno bisogno dell’alta tecnologia israeliana al fine di sfruttare al meglio le proprie risorse e, da parte sua, Israele necessita di posizioni militari fondamentali per tenere sotto controllo il nemico iraniano. È da tenere in conto che Israele fornisce armi tecnologicamente avanzate all’Azerbaigian nel suo conflitto pluridecennale con l’Armenia. Lo Stato ebraico è stato più volte criticato per questo tipo di sostegno ad un Paese islamico che si scontra con l’Armenia cristiana, ma i problemi di sicurezza sono ben più importanti per Gerusalemme, in considerazione della collocazione strategica di Baku e l’interesse dei due Paesi nel controllare i movimenti del loro nemico storico, l’Iran.

188 Turkmenistan Israel Flag Images, Stock Photos & Vectors | Shutterstock
Le bandiere di Turkmenistan e Israele

     Giorni fa il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha visitato alcuni Paesi centro-asiatici al fine di stabilire relazioni politico-strategiche fruttuose per gli interessi americani in un’immensa regione che è nelle mire di Russia e Cina. Al di là dei risultati concreti che potranno eventualmente derivare da questi incontri, è da sottolineare il fatto che Stati Uniti e Israele si sono mossi politicamente verso uno scacchiere che è sempre più strategicamente cruciale nel confronto tra le grandi potenze. Non si sa se i movimenti americani e israeliani verso il Centro-Asia siano stati concordati tra i due Paesi, ma è comunque da sottolineare il loro interesse verso quello scacchiere. Per Israele, dunque, si tratta di perfezionare un accordo con il Turkmenistan che finora si era limitato alla presenza di un funzionario israeliano. Azerbaigian e Turkmenistan, dunque, rappresentano per Israele punti di forza politico-militare in funzione anti-iraniana.

     L’interesse di Gerusalemme e di Washington verso l’Asia Centrale porta a considerare più attentamente la realtà delle relazioni tra i due Paesi, oggi piuttosto fredde prima ancora che si verificasse la contestazione contro la riforma giudiziaria di Netanyahu, disapprovata dal governo Biden. È un problema che si protrae dai tempi dei due mandati di Obama e, con l’eccezione degli anni di Trump, continua ancora oggi. Gli Accordi di Abramo, sostenuti da Trump, sono un fatto ormai acquisito per la diplomazia americana, ma questo non si rivela sufficiente per rinnovare una sostanziale intesa tra i due Paesi sulla questione israelo-palestinese, che resta un pericoloso vulnus nella regione mediorientale. L’Amministrazione Biden è sempre dell’avviso che si debba dare vita a uno Stato palestinese accanto a quello israeliano e per questo motivo le relazioni israelo-americane hanno subito una flessione che fa il gioco degli interessi iraniani nell’area, consolidati recentemente con la ripresa delle relazioni tra Teheran e Riad.

     Il quadro mediorientale va modificandosi in stretta connessione con la realtà centro-asiatica. Fino a qualche anno fa i due scacchieri sembravano politicamente distanti l’uno dall’altro: oggi non è più così. Le iniziative di Stati Uniti e Israele nell’Asia Centrale si definiscono politicamente come una risposta al sostegno militare fornito dall’Iran alla Russia a proposito della guerra in Ucraina e con la presenza sempre più incisiva della Cina nella regione. Saranno le elezioni presidenziali americane del 2024 a proporci un’eventuale ridefinizione della politica di Washington per il Medio Oriente.

Immagine correlata
Antonio Donno
takinut@gmail.com