Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 23/07/2025, a pagina 6, il commento di Francesco Lucrezi dal titolo "«La guerra finisca ora». Ma i 25 ministri dimenticano gli ostaggi".
Sono 25 i ministri degli Esteri (di Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera) che lunedì hanno sottoscritto un “simple, urgent message”: “The war in Gaza must end now”. Solo 22 lettere, un record del linguaggio diplomatico. Tutti quelli (e sono certamente molti) che si lamentano, da sempre, delle fumosità e dei bizantinismi dei politici, non possono non compiacersi dell’estrema chiarezza e sinteticità del messaggio “semplice e urgente”, che capirebbe anche un bambino di tre anni. La guerra a Gaza deve finire subito. Ora, immediatamente. Senza se e senza ma. Questo è il linguaggio che dovrebbero sempre adottare i politici: chiaro, essenziale, lapidario. E i politicanti vecchio genere non stiano a scocciare con le loro solite condizioni, precisazioni, puntualizzazioni, clausole, interpretazioni. Tutte cose atte solo a rimandare, a confondere, ad annacquare il senso del messaggio. Che deve essere, appunto, “simple” e “urgent”. The war must end now. Io, lo confesso, appartenevo, fino ad aver letto questo straordinario capolavoro di sintesi (che fa impallidire altre famose super-concise sentenze, tipo “Vae victis”, “Alea iacta est”, “Veni, vidi, vici”) all’uggiosa schiera dei barbosi chiacchieroni, che parlano e parlano senza mai dire niente (non a caso appartengo alla noiosissima categoria dei professori universitari). Ma i 25 ministri mi hanno fatto vergognare della mia patetica e inutile prolissità, umiliata dalle loro folgoranti 22 lettere. E quindi mi arrendo, e do loro ragione. The war in Gaza must end now. Sottoscrivo anche io il “simple, urgent message”. Posso, in cambio, chiedere ai 25 una piccola cortesia? Non è una condizione, sia chiaro: l’appello l’ho già sottoscritto, senza se e senza ma. Solo una cortesia. I ministri, come abbiamo detto, sono 25. Si dà il caso che nelle confortevoli celle di Hamas ci siano ancora 50 ostaggi, vivi o morti. 50 diviso 25 fa 2. Ebbene, posso chiedere la piccola cortesia, ai 25 super-sintetici, di dedicare un paio di minuti del loro prezioso tempo a una piccola incombenza? Chiedo a ognuno di scegliere due dei parenti dei 50 ostaggi (un parente per ostaggio) e di fare loro una brevissima videochiamata, ognuna di un minuto (due minuti per uno, quindi), nella quale dovranno comunicare il seguente messaggio, anch’esso molto “simple”: “Caro/a padre/madre/ fi glio/marito/moglie/nonno/nonna di X, devo darti due notizie, una bella e una brutta. La bella è che la guerra è finita. La brutta è che non rivedrai mai tuo fi glio/fi glia/padre/ madre/moglie/marito/nipote. Mai. E non saprai mai neanche se è vivo o morto”. Tutto qui. Ripeto: non è una condizione, solo una cortesia. Ma dovete chiamare voi, e non far chiamare una vostra segretaria. E deve essere una videochiamata. Voi dovrete guardare quelle persone negli occhi, e loro dovranno fare lo stesso con voi. Niente occhiali scuri, però.
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