Riprendiamo dal RIFORMISTA, a pagina 7 l'analisi di Michael Sfaradi dal titolo "Fondi Usa per finanziare le proteste anti-Bibi? I sospetti sull’amministrazione Biden-Harris".
Di recente il Jerusalem Post, quotidiano israeliano in lingua inglese, ha pubblicato una notizia che dovrebbe essere sulle prime pagine e sui titoli di apertura di tutti i telegiornali del mondo, ma che invece sta passando nel silenzio più totale.
Secondo un’indagine pubblicata dalla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, alcuni fondi - finanziati con i ricavi delle tasse dei contribuenti - potrebbero essere stati utilizzati durante l’amministrazione Biden-Harris per finanziare le proteste contro il piano di riforma giudiziaria del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Avete capito bene: l’amministrazione Biden avrebbe usato fondi per finanziare le proteste contro un governo straniero e alleato.
Nel marzo scorso, in una serie di articoli, il Jerusalem Post aveva riferito che sei Ong statunitensi e israeliane erano sotto inchiesta per l’uso dei finanziamenti che avevano ricevuto, in particolare se utilizzati per finanziare le proteste contro la riforma giudiziaria del 2023.
In questo caso, i finanziamenti diventerebbero un chiaro esempio di intromissione negli affari di una nazione sovrana con l’unico scopo di indebolire un governo in carica democraticamente eletto per cambiarlo con uno di sinistra woke, con un primo ministro “yes man” messo nel posto giusto a fare da passacarte e governare lo Stato ebraico secondo gli ordini di Washington.
Nella fattispecie, da Kamala Harris, da Antony Blinken e soci.
Tra i gruppi che hanno ricevuto i maggiori finanziamenti ci sono Blue and White Future e il Movimento per la qualità del governo in Israele.
Ma non è tutto, perché stanno uscendo allo scoperto anche possibili finanziamenti a gruppi legati a organizzazioni terroristiche.
L’indagine in corso si è focalizzata su alcuni aspetti di questi finanziamenti erogati dall’amministrazione Biden-Harris, che potrebbero aver finanziato gruppi che hanno legami con organizzazioni considerate terroristiche dagli Stati Uniti.
Compresa Hamas.
Un esempio è la Ong Bayader Association for Environment and Development, con sede a Gaza, che dal 2016 ha ricevuto quasi un milione di dollari nonostante avesse collaborato apertamente con funzionari di Hamas organizzando eventi congiunti con i leader dell’organizzazione terroristica.
L’ultima sovvenzione concessa dall’Usaid a Bayader risale all’1 ottobre 2023, una settimana prima del massacro del 7 ottobre.
Nell’inchiesta è stato messo nero su bianco che questi legami non sono nuovi: il rapporto annuale di Bayader del 2021 segnalava coordinamento e incontri con il Ministero degli Interni, con il Ministero dei Lavori pubblici, con il Ministero degli Affari sociali e con il Ministero dell’Agricoltura di Hamas.
L’indagine è ancora in corso e verrà ampliata per includere altre Ong americane e israeliane che potrebbero essere state coinvolte nel canalizzare fondi del governo statunitense, allo scopo di indebolire il governo israeliano o per dare sostegno o sponsorizzazione finanziaria a gruppi terroristici.
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