"Nessuno di noi dirsi può dirsi al sicuro all'estero: è stato chiaro già a maggio, quando un volo Ryanair per Vilnius è stato fatto atterrare a Minsk per arrestare il dissidente Roman Protasevich, che era a bordo. Ma attenzione: non siete al sicuro nemmeno voi europei». Nelle ore della scoperta del cadavere di Vitaly Shishov, il dissidente bielorusso impiccato a Kiev, la leader dell'opposizione Svetlana Tikhanovskaya è a Londra a incontrare Boris Johnson e chiedergli più pressioni su Minsk. Il suo collaboratore Dzianis Kuchinski, 27 anni, si occupa nel loro gruppo di lavoro — quasi un «governo-ombra» in cui ciascuno ha la sua delega — di politica estera. «Sul volo dirottato a maggio c'erano passeggeri da tutta Europa, ostaggio per ore di Lukashenko, proprio come noi. Non è sicuro nessuno».
Ora con la morte di Vitaly Shishov avete più paura? «Noi, il piccolo staff di Tikhanovskaja, lavoriamo tanto che non ce n'è nemmeno il tempo. E aspettiamo le indagini, anche se per tutti sembra escluso il suicidio e sembra chiaro che c'entri il Kgb bielorusso».
Cosa faceva Shishov di tanto minaccioso per Minsk da «liquidarlo»? «Non lo conoscevo personalmente, ma era dovuto fuggire a Kiev per il suo attivismo. Qualunque opposizione per Lukashenko è un pericolo e giustifica la repressione».
Qual è il sentimento tra i bielorussi all'estero? «Nella diaspora c'è stato choc. Migliaia di messaggi inviati alla famiglia di Shishov, alla sua fidanzata. E un senso crescente di insicurezza. Ma nessuna sorpresa. Questi mesi di repressione, con 36 mila arresti politici, ci hanno feriti ma anche stretti l'uno all'altro. Ci teniamo in contatto con internet, e soprattutto cerchiamo di stare vicini a chi è in patria. È per loro che il rischio è massimo».
Sta per iniziare (oggi, ndr) il processo a Mariya Kalesnikava, una dei volti più noti dell'opposizione. «Quando la polizia la portò al confine, ingiungendole di espatriare, strappo il passaporto. Ora è in carcere, condannata a 12 anni. Le hanno detto di firmare una lettera in cui chiede la grazia e di girare un video in cui dice che non le è stato torto un capello. Ha rifiutato e continua a sorridere».
L'atleta Krystina Timanouskhaya ha subito pressioni simili per abbandonare le Olimpiadi. «In quelle ore eravamo in volo, di ritorno dagli Usa. Ora siamo in contatto con lei. E incredibile quel che il regime fa sotto gli occhi di tutti».
Da quanto lei ha lasciato la Bielorussia? «Non torno dalle proteste di agosto scorso. Vivo a Vilnius da anni, ma nella mia città natale, Lida, sono sempre rientrato. I miei cari vivono ancora lì. E sono tutti stanchi del regime, ma anche convinti che stia per finire. Lo sono anch'io».
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