Il post antisemita di Lannutti
Lo scorso 15 luglio, accogliendo la richiesta del pm, il Gip di Roma Monica Ciancio ha archiviato il procedimento e Lannutti si è sfogato al Senato parlando di una "campagna calunniosa e diffamatoria" nei suoi confronti che ha comportato una "gogna mediatica, che ho subito in silenzio per 30 mesi, per un tweet sui Savi di Sion prontamente rimosso il giorno dopo con relative scuse, ma andata avanti per mesi su talk e mass media dopo la querela del presidente della Comunità ebraica". Lannutti, sempre al Senato, ha denunciato un complotto nei suoi confronti: "La finalità postuma della gogna era impedirmi di presiedere la Commissione d'inchiesta sulle banche (ruolo per cui l'aveva designato il MSs, ndr) per il terrore che avrei potuto scoperchiare sepolcri imbiancati, da banca Etruria al buco nero di Mps". E, infine, ha annunciato la sua vendetta: "Diffamatori e calunniatori seriali non credano di passarla liscia, fosse anche l'ultima cosa della mia vita li citerò in giudizio tutti a rispondere di quelle calunnie: giornalisti, politici e commentatori". In realtà il senatore Lannutti non la racconta tutta e non la racconta bene. In primo luogo perché, sempre a causa di quelle esternazioni, è attualmente a giudizio a Terni (prossima udienza a ottobre 2021) dove, a seguito della denuncia dello storico Carlo Greppi, è imputato perché "propagandava idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale ovvero istigava a commettere atti di discriminazione per motivi razziali" condividendo quell'articolo sui Savi di Sion. In secondo luogo, Lannutti non ha spiegato per bene le motivazioni alla base dell'archiviazione: per il Gip di Roma, infatti, "nel caso di specie opera il disposto dell'ari. 68 Cost", ovvero la tanto vituperata (da parte dei grillini) immunità parlamentare ("I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni"). Ci sarebbe da discutere del fatto che un post sui social network di quel tipo rientri nell'esercizio delle funzioni del parlamentare e che pertanto sia insindacabile (non a caso a Terni c'è un processo in corso), ma a prescindere da questo aspetto il Gip di Roma è entrata anche nel merito dicendo che l'articolo pubblicato da Lannutti è una "ricostruzione assolutamente faziosa e palesemente di ispirazione antisemita", ma non si tratta di per sé di un illecito perché "può ritenersi una manifestazione del pensiero e delle prerogative proprie di parlamentare il mero richiamo senza alcun commento alle stesse". Insomma, Lannutti ha diffuso un testo antisemita ma, essendo un parlamentare, non è reato. Pertanto è proprio l'archiviazione, che ora Lannutti sbandiera come arma da usare contro i suoi critici, a giustificare quanti lo accusavano di propagare teorie antisemite (a prescindere dal fatto se sia o meno reato). Ma c'è un altro aspetto surreale in questa vicenda. Ed è il complotto denunciato dal senatore eletto col MSs: per Lannutti la Comunità ebraica lo avrebbe querelato usando come pretesto l'antisemitismo, ma in realtà "la finalità postuma della gogna era impedirmi di presiedere la Commissione d'inchiesta sulle banche" per evitare di fargli scoprire chissà quali crimini. In pratica, proprio commentando l'archiviazione, Lannutti conferma quanto sia profonda e radicata in lui la mentalità cospirazionista che lega gli ebrei ai "poteri forti" della finanza globale. Che, non a caso, è proprio la teoria alla base dei Protocolli dei Savi di Sion.