
Roberto Giardina
«Se piove o tira vento, è colpa degli ebrei/se nevica o lampeggia/è sempre colpa degli ebrei», sono i versi della canzone di Friedrich Hollaender, sulla trascinante musica dell'Habanera di Bizet. Al cabaret, a Berlino, prima dell'avvento di Hitler, faceva ridere i nazisti, e gli ebrei, che sanno ridere di se stessi sull'orlo dell'abisso. Nel '33, Hollaender, l'autore delle canzoni dell'Angelo Azzurro, non si illuse e fu tra i primi a fuggire dalla Germania. È colpa degli ebrei anche oggi, servono come vittime o come colpevoli. All'inizio della pandemia, qualcuno li accusò: sarebbero i complici, o gli ideatori, della congiura mondiale che con il virus vuol dominare l'umanità. Quali prove? Non servono, gli ebrei - si sa - sono sempre i colpevoli. Possiedono, protetti dall'anonimato, i pacchetti azionari delle società farmaceutiche che guadagnano miliardi vendendo i vaccini contro il Covid. II vaccino sarebbe inutile o, peggio, muterebbe il nostro Dna. Oggi o domani, o tra decenni, ci trasformerà non si sa in che, oppure ci farà morire. Calunnie a cui per alcuni è scontato credere. Basta suggerire che nell'ombra sia all'opera uno scienziato ebreo. A parte il contesto storico, sono le stesse accuse rivolte dai nazisti ai plutocrati giudei: avrebbero complottato per far perdere la Germania nel 1918. II virus ha scatenato antichi fantasmi. In passato, per la peste o iI colera, si dava la colpa agli untori, che erano sempre estranei, stranieri. E spesso erano ebrei, un comodo capro espiatorio, perché sono «diversi», «vengono da fuori». Una favola crudele in quelli che erano definiti i secoli bui, ma che viene ripetuta con qualche variante ancor oggi, quando siamo convinti di credere solo alla scienza. Non si può invocare la logica. I No Vax, quelli che dubitano di tutto, paradossalmente si paragonano agli ebrei, vittime dell'Olocausto. Nelle manifestazioni in piazza si mettono la stella gialla sul petto con la scritta «Green pass». Non varrebbe la pena sprecare parole per questa oscena idiozia. Chi è libero di far chiasso in piazza, a Milano, Roma, o Napoli, osa credere di essere uguale ai sei milioni di ebrei spariti nella camere a gas di Hitler. La stella gialla era un marchio, un lasciapassare per Auschwitz, una condanna a morte. Il Green pass, il lasciapassare verde, è un simbolo di libertà. Puoi andare dove vuoi. I perseguitati dalla dittatura mondiale (sempre organizzata dagli ebrei) ti spiegano che la nuova stella verde condanna chi non ce l'ha. Li esclude dalla vita civile. Strana idea della democrazia: in Italia, come in Francia, Gran Bretagna o Germania non si può imporre a nessuno una cura medica, neppure un'iniezione. Basta pensare ai testimoni di Jehova che preferiscono morire rifiutando una trasfusione. Ma la società avrà il diritto di proteggersi da chi crede alle fandonie. Le fake news sono un virus mortale che si trasmette non per contatto, o respirando in un locale. Basta un clic e il virus che paralizza le intelligenze, attraverso il web, la rete, si diffonde in un istante in tutto il mondo. Ma rimane la domanda su come sia possibile che quanti credono nell'eterno complotto degli ebrei, poi si paragonino a loro, alle vittime della Shoah, mentre sfoggiano la stella gialla o verde sulla maglietta alla moda, liberi di sfogarsi nelle piazze della movida. Forse potrebbe tentare di rispondere il professor Freud. Ma neanche lui riuscirebbe a convincere gli scettici. Come si fa a credere a un ebreo?
Ecco un esempio di che cosa succede in assenza di vaccinazioni:
LA STAMPA - Elena Loewenthal: "L'Indonesia piange la strage dei bimbi"
Elena Loewenthal
Muoiono come mosche, se non fosse che il paragone è tremendamente inopportuno. Centinaia di bambini muoiono in Indonesia per il Covid-19 secondo un ritmo tanto crudele quanto regolare, in sintonia con l'impennata dei contagi in quello che è uno dei paesi più popolosi al mondo. Sovraffollamento, disarmante lentezza nelle vaccinazioni e per di più basso tracciamento— probabilmente quei bambini sono tanti di più di quelli dichiarati dalle cifre della mortalità "ufficiale". Nella settimana di metà luglio dei centocinquanta bambini che non ce l'hanno fatta almeno la metà aveva meno di cinque anni. Perché? Perché questo dato che, nel mezzo di una pandemia senza precedenti, ci lascia di stucco malgrado in questi mesi si sia ormai visto di tutto? Ancora una volta, questa stramaledetta pandemia sembra capace di sorprenderci con il suo ghigno beffardo, colpendo ora proprio quella fascia d’età che pareva quasi immune. Sarà colpa della variante Delta, sarà colpa della impreparazione globale di fronte a questo gigantesco imprevisto che ci tormenta tutti ormai da quasi un anno e mezzo. Ma forse è colpa soprattutto di un’altra cosa, questa strage di innocenti. Questa cosa si chiama diseguaglianza. Un vecchio adagio ebraico dice che "il mondo si regge sul respiro dei bambini...": dover immaginare quei bambini che muoiono perché il virus strozza loro il respiro è uno scandalo che ci riguarda tutti. Perché quei bambini muoiono di Covid non per fatalità ma perché vivono in un pezzo di mondo molto diverso dal nostro, visto die la cifra di questo nostro mondo è la diseguaglianza. Perché in Indonesia quando i bambini si ammalano non sanno "dove portarli", parola di pediatra, perché gli ospedali sono saturi, i pazienti stanno a casa e contagiano adulti e bambini, in una catena senza fine. E allora, tanto è sacrosanta la campagna vaccinale nel Primo Mondo, tanto è essenziale che i nostri giovani e i nostri bambini siano al riparo dal contagio attraverso la vaccinazione e le misure sanitarie quanto lo è infrangere le diseguaglianze e fare in modo che questo succeda dappertutto, non solo qui, nel nostro ovattato Occidente. Perché se c'è qualcosa che questa stramaledetta pandemia ci ha insegnato è che il virus si fa un baffo dei confini e delle distanze: per il letale microrganismo il Primo Mondo vale tanto quanto il Terzo. Pero i bambini no: i bambini valgono di più. Ovunque nel mondo dovrebbe essere così, ovunque nel mondo il dolore e la morte dei bambini dovrebbe essere uno scandalo inaccettabile, innominabile. E dunque, se in Indonesia muoiono centinaia di bambini a causa del Covid perché non ci sono né posti letto né vaccinazioni né adeguate misure sanitarie, allora dobbiamo sgomentante e riempirci di paura come se quei bambini fossero nostri. E ficcarci una buona volta in testa che questa stramaledetta pandemia finirà soltanto grazie a due cose: i vaccini a tappeto e la consapevolezza che il virus non fa discriminazioni di sorta. Per lui siamo tutti uguali, ai quattro angoli del mondo. Non possiamo dargli torto, a ben pensarci.
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