PRIMA LA RAPPRESAGLIA, POI L’ATTENTATO
PRIMA LA RAPPRESAGLIA, POI L’ATTENTATO
Testata:
Data: 19/06/2002
Pagina: 2
Autore: un giornalista
Titolo: Sharon prepara la risposta militare
Analizziamo i punti salienti di questo articolo che brilla per la sua faziosità.


1) Innanzitutto la notizia della reazione militare israeliana viene collocata PRIMA di quella della atroce carneficina perpetrata da un terrorista suicida su un autobus di Gerusalemme pieno di giovani liceali.

Una scelta redazionale molto criticabile, ma l’intento è sempre lo stesso: diminuire il più possibile l’impatto emotivo che la strage potrebbe provocare sui lettori e far risaltare l’immediata reazione dei "cattivi israeliani" che ancora non hanno imparato a farsi sterminare in silenzio.

E dire che ci hanno provato in tanti!!

2) Il titolo è fazioso perché Sharon sembra essere l’unico a poter decidere, l’unico sulle cui spalle ricada la responsabilità di un intervento militare: invece Sharon è il primo ministro di un governo di unità nazionale e le sue decisioni sono sempre prese di concerto con gli altri ministri.

Israele non è l’Autorità palestinese dove regna un regime dittatoriale e ogni suddito deve sottostare alle imposizioni di Arafat, pena il carcere se "osa" pensarla diversamente. Questo De Giovannangeli dovrebbe saperlo.

3) Scrive: "La reazione sarà dura. Spietata. Come spietato è stato l’atto di terrorismo che ha provocato la morte di 19 civili israeliani a Gerusalemme"

Prima di tutto la reazione non c’è ancora stata; ma, evidentemente, il giornalista dispone di una sfera di cristallo per prevedere con tanta certezza che "sarà spietata"!

Ancora una volta l’intervento militare - che per quanto duro non è mai diretto contro civili innocenti - è messo sullo stesso piano di un atto terroristico, paragonato alla crudeltà, alla ferocia di un assassino che ha strappato 19 giovani innocenti alle loro famiglie.

4) "Ma sulla necessità di una risposta militare alla strage di Gerusalemme, non c’è divisione all’interno dell’esecutivo"

Dovrebbe essercene ?

5) "Mentre Gerusalemme appronta la risposta militare, un clima di rassegnazione regna a Ramallah, la città cisgiordana dove ha sede il quartier generale di Arafat. Gli abitanti e i dirigenti politici palestinesi attendono impotenti la rappresaglia israeliana".

I dirigenti palestinesi anziché attendere "impotenti" avrebbero potuto agire molto prima: snidare i terroristi, metterli in carcere e non limitarsi a condannare gli attentati.

Gli abitanti palestinesi, d’altra parte, se invece di ballare ad ogni nuova strage e sostenere in ogni modo i terroristi suicidi li avessero isolati ora, forse, non dovrebbero attendere "impotenti" la reazione israeliana.

Del resto sono in buona compagnia: anche gli israeliani ogni volta che salgono su un autobus, o vanno in pizzeria "sperano impotenti" di poter tornare a casa tutti interi e non a brandelli!

6) L’ANP appare schiacciata tra la pressione militare israeliana e la strategia di attacco di Hamas, responsabile dell’attentato a Gerusalemme".

Gli unici veramente "schiacciati" sono i poveri corpi sparsi sulla strada, almeno per quelli che un corpo ce l’hanno ancora! Non usiamo verbi inopportuni.

7) Ultima perla che chiude l’articolo.

I blindati con la stella di Davide si dispiegano attorno alle maggiori città palestinesi della Cisgiordania. Per i palestinesi dei Territori si annuncia un’altra notte di paura e di sangue. Ciò che volevano i massacratori del bus 34.

Siamo commossi dinanzi all’empatia che il giornalista dimostra nei confronti dei "poveri palestinesi". Per i genitori dei ragazzi sterminati invece le notti di sofferenza e di paura non avranno mai fine.

Ogni liceale che prende un autobus, ogni donna che va al mercato, ogni coppia che si reca in pizzeria, ogni mamma che porta il suo piccino al parco sa che potrebbe non tornare più a casa.

Ecco cosa vogliono veramente i massacratori del bus 34!



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