Si può essere faziosi con un articolo, si può essere faziosi con una fotografia.
L’Unità non si lascia mai scappare l’occasione, ora con le parole ora con le immagini.
E quella che campeggia a pagina 13 dell’Unità del 26 giugno è, sotto forma di immagine, il punto di vista espresso quotidianamente dal giornale.
Viene ritratto un anziano palestinese che indossa la keffiah e un lungo gabbanone, fermo ad un posto di blocco a Beit Sahour un villaggio dei territori vicino a Betlemme (così recita la didascalia) con le mani alzate di fronte ad un giovane soldato israeliano che imbraccia il fucile.
Messaggio: Il popolo palestinese è oppresso e vessato dalle continue umiliazioni che deve subire (un povero anziano costretto ad alzare le mani dinanzi ad un giovane soldato) e lo stato d’Israele è uno stato oppressore che umilia i palestinesi togliendo loro dignità e libertà di movimento.
Poco importa se il palestinese sotto il gabbanone indossa una cintura di esplosivo ed è pronto a farsi saltare in aria (non sarebbe la prima volta) e compito del soldatino – a rischio della sua stessa vita - è di perquisirlo per evitare una nuova strage !!
Il messaggio che giunge al lettore è un altro: i palestinesi sono le vittime, gli israeliani i carnefici.
Sorge spontanea una domanda: è mai possibile che nella redazione de l’Unità dopo un attentato (già dal secondo giorno) scompaiano per incanto tutte le fotografie che ritraggono la sofferenza degli israeliani e vengano sostituite regolarmente da immagini simili a questa?
Invitiamo i lettori di informazionecorretta.com ad esprimere le loro opinioni su quest'uso scorretto delle immagini, scrivendo alla redazione dell'Unità.Cliccando sul link sottostante si aprirà una mail pronta per essere compilata e spedita. lettere@unità.it