Due versioni due verità
Testata:
Data: 03/09/2002
Pagina: 14
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: Le due verità sulla strage nel campo degli ebrei
Innanzitutto vorremmo sottolineare come la parola "strage" trovi così di frequente ospitalità nelle pagine dell’Unità anche se spesso, come in questo caso, in maniera del tutto inappropriata.

Inoltre riportare due versioni di un medesimo episodio non è sempre indice di equidistanza e correttezza giornalistica. Se raccontando la "versione palestinese" il giornalista dimostra empatia e narra i fatti con grande partecipazione, molto diverso è il modo di riferire la "versione israeliana".


"Un episodio di sangue, due versioni opposte."
E due modi completamente diversi di raccontarle.
"Ho visto con i miei occhi cinque soldati israeliani con le tute mimetiche portare via i miei compagni di lavoro, che avevano le mani alzate. Dopo cinque minuti ho lasciato il mio nascondiglio e sono entrato negli uffici della cava. Da lì ho sentito le urla di dolore dei miei compagni, poi colpi di arma da fuoco. Negli spari c’è stata una pausa. Qualcuno gridava: "Ala, Ala,,,," Una delle vittime è stata identificata in Ala Ayaida. Poi gli spari sono ripresi. Un’altra interruzione. E ancora spari. Così in una deposizione dettagliata resa all’organizzazione umanitaria palestinese Al-Haq, Ahmed Ibrahim Halika ha descritto la drammatica nottata di sabato al termine della quale quattro suoi compagni di Bani Naim sono rimasti uccisi da proiettili israeliani."
Una descrizione dettagliata la definisce De Giovannangeli. Ed in effetti è TROPPO dettagliata soprattutto se si considera che l’episodio è avvenuto alle due di notte. Come faceva il palestinese a vedere così chiaramente i soldati in "tuta mimetica"? E, a meno che i soldati israeliani non stessero torturando o picchiando i "poveri malcapitati" come era possibile udire "urla di dolore" da un nascondiglio – di cui non si conosce l’esatta ubicazione, quindi poteva essere vicino o lontano - senza correre il rischio di venire scoperti dai "perfidi israeliani"? Per inciso, non sono state trovate ferite o segni di tortura sui corpi dei palestinesi.
"Di segno opposto è la ricostruzione fornita da alcuni soldati del battaglione 101 impegnati nell’operazione"
Ma soprattutto è completamente opposto il modo di raccontarla del giornalista.

"La presenza alle due di notte di palestinesi in una zona lontana dal centro abitato insospettisce i parà che avevano teso l’imboscata. Con i loro strumenti ottici notano che i quattro hanno il volto coperto e portano accette."
Sottolineiamo come il palestinese "vede con i suoi occhi" alle due di notte, gli israeliani hanno bisogno di strumenti ottici.
"I soldati, aggiunge una fonte militare di Tel Aviv hanno atteso per sette minuti con le dita sui grilletti"
È proprio la fonte israeliana a riferire in questo modo oppure è una libera interpretazione di De Giovannangeli. Il sospetto che si tratti della seconda ipotesi è fortissimo.
"che i quattro forzassero un cancello di ingresso ed entrassero in profondità nel campo. Solo allora hanno aperto il fuoco, sempre secondo la fonte israeliana."
Sempre secondo la fonte israeliana. E fra le righe si legge: Ma non è detto che sia vero!
"Subito dopo la sparatoria, riferisce il sito Internet di Yediot Ahronot i paracadutisti hanno fotografato i palestinesi uccisi e gli strumenti che "avevano con sé. Oltre alle scuri, mazze e cesoie. Cosa intendevano fare i quattro, di notte, in un campo di ciliegi?"

"La nostra idea è che intendessero aspettare l’alba ed attendere l’arrivo dei primi coloni per aggredirli."

Ipotesi assolutamente plausibile. Ma forse per il giornalista quei "poveri palestinesi" intendevano soltanto raccogliere ciliegie con mazze, scuri e cesoie.
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