Un crimine orrendo ( ma non per tutti)
Testata:
Data: 27/08/2002
Pagina: 14
Autore: De Giovannangeli
Titolo: Ikhlas, vittima di un odio che non ha limiti
L’Unità pubblica un’intervista all’intellettuale palestinese Hanna Siniora, direttore del quotidiano in lingua araba di Gerusalemme, Al Fajir. Questa intervista, sia per le affermazioni di Siniora sia per la scelta del giornalista di non ribattere, è l’esempio di come sia possibile stravolgere un grave episodio di crudeltà, di ferocia senza paragoni e trasformarlo nell’ennesima occasione per addossare ad Israele la responsabilità indiretta della morte di una giovane madre di 36 anni di cui si sono resi responsabili le Brigate dei Martiri di Al-aqsa che, lo ricordiamo, è il gruppo terroristico che fa capo al partito di Yasser Arafat.Ikhlas, vedova con sette figli è stata assassinata sabato pomeriggio dopo essere stata accusata di collaborazionismo, senza un processo come nei peggiori stati dittatoriali e dopo essere stata ripresa in un video in cui – dicono i palestinesi in un comunicato – confessa le sue colpe.
"Sinora: Da tempo mi batto perché il futuro stato di Palestina sia uno Stato di diritto, in cui a tutti sia garantito un processo degno di questo nome, salvaguardando in primo luogo i diritti dell’imputato."
Finora sono state poste le basi per uno stato repressivo, dittatoriale nel quale la parola "diritti umani" è completamente sconosciuta.
"Ma questo Stato è di là da venire ed oggi dobbiamo fare i conti, per capire e non per giustificare, con una realtà drammatica, con una sporca guerra che non conosce pietà né riconosce diritti."
Cosa c’entra la "sporca guerra" con l’assassinio a sangue freddo di una madre di sette figli?
"Una morte atroce – azzarda De GiovannangeliSiniora: Certamente, ma anche una morte annunciata, messa cinicamente in conto da chi, e mi riferisco allo Shin Bet, usa ogni mezzo, dalla minaccia di morte, al ricatto, dalle pressioni psicologiche alla corruzione per estorcere informazioni. E’ ciò che è avvenuto in questo caso."
E finalmente ecco il colpevole di tanta barbaria: Israele e i suoi metodi per ottenere informazioni.Un chiaro quanto deplorevole tentativo di spostare i termini della questione: se soffermarsi sull’episodio in questione è rischioso in quanto evidenzia senza possibilità di equivoco la ferocia di quegli assassini, la cosa migliore è focalizzare l’attenzione sulle responsabilità di Israele che mette, volutamente è ovvio, in pericolo la vita dei "collaborazionisti".
"Ed è avvenuto a Tulkarem, una delle città più bersagliate da Israele, in cui l’intera popolazione è sottoposta da mesi ad un coprifuoco costante; una città che ha conosciuto le punizioni collettive, che ha pagato un alto tributo di sangue."
Una città dalla quale sono partiti i più feroci terroristi che hanno seminato la morte per le strade di Israele facendo a brandelli decine e decine di civili innocenti.
"Ikhlas Khouli è uno dei simboli di un conflitto terribile"
E’ uno degli esempi della "democrazia" palestinese
"UDG: A sconvolgere è anche il processo mediatico subito dalla donna.Siniora: Ma quella che si sta combattendo è anche una guerra mediatica, combattuta con foto, video, che tendono a lanciare messaggi"
di odio verso Israele
"avvertimenti e a conquistare consensi anche a costo di usare immagini terribili di bambini uccisi, da una parte e dall’altra. E’ la tecnica messa al servizio dell’odio."
Una tecnica della quale sono espertissimi i palestinesi, una tecnica che utilizzano per fomentare l’odio contro Israele, per incitare alla violenza: eppure non ci risulta che la televisione israeliana mandi in onda simili video. E’ dunque molto scorretto che il giornalista non intervenga con un commento su questa affermazione così palesemente faziosa.Infine vorremmo sottolineare che De Giovanangeli non ritiene opportuno porre alcuna domanda al suo interlocutore circa le torture subite da Baker Khouli, uno dei figli della giovane donna uccisa, per mano di quei carnefici appartenenti alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa.Altri quotidiani hanno parlato dell’orrore subito da quel giovane la cui schiena è stata martoriata a lungo con un cavo elettrico nel tentativo di estorcere informazioni sulla mamma.Che sia un tentativo di non peggiorare l’immagine di un popolo che, ritenuto dalla comunità internazione come "la vittima" della repressione israeliana, sa trasformarsi all’occorrenza e senza troppa fatica nel peggiore dei carnefici?
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