Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/10/2014, a pag. 16, con il titolo "Da Westminster uno storico sì alla Palestina", la cronaca di Fabio Cavalera; dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale "Una nuova Balfour".
Fabio Cavalera plaude alla mozione approvata dalla Camera dei Comuni, considerandola un "passo logico e giusto" che sancisce "l'eguale diritto dei palestinesi", rispetto a quello degli ebrei riconosciuto nella Dichiarazione Balfour del 1917, ad avere uno Stato.
Al contrario di quanto scrive il giornalista del Corriere della Sera, si tratta di una mozione che non favorisce il processo di pace (che al momento è bloccato per il persistente rifiuto del dialogo da parte palestinese e l'alleanza tra Anp e Hamas), ma lo allontana. La premessa indispensabile per avviare un serio processo di pace è palese: la volontà, da parte palestinese, di giungere a un accordo e a una soluzione di pacifica convivenza - che è, invece, l'obiettivo di ogni governo israeliano dal 1948 ad oggi. Fino a quando la leadership palestinese non vorrà la pace, ogni riconoscimento, come quello approvato ieri a Londra, non sarà che un ostacolo posto contro Israele, l'unica democrazia piena e legittima dell'intero Medio Oriente.
Ricordiamo infine allo smemorato giornalista che il 27 novembre 1947 le Nazioni Unite decisero la nascita di uno Stato arabo a fianco di quello ebraico, ma questa divisione fu immediatamente rifiutata da tutti i Paesi arabi e dai leader arabi "palestinesi", che aggredirono il neonato Stato di Israele a poche ore dalla sua nascita - e persero la guerra.
Di seguito al pezzo di Cavalera, riportiamo l'editoriale del Foglio dal titolo "Una nuova Balfour".
Ieri davanti alla Camera dei Comuni, a Londra
CORRIERE della SERA - Fabio Cavalera: "Da Westminster uno storico sì alla Palestina"
Fabio Cavalera
IL FOGLIO - editoriale: "Una nuova Balfour"
Lord Balfour e la dichiarazione
A castigare la House of Commons ci ha pensato ieri un editoriale del Times: “Qual è l’argomento urgente che discute oggi il Parlamento inglese? Il sostegno a un Kurdistan indipendente, forse? I legami della Gran Bretagna con i sostenitori dello Stato islamico come il Qatar? No. Una mozione proposta da un gruppo di parlamentari vuole che il governo ‘riconosca lo stato di Palestina accanto allo stato di Israele’”. E’ un voto storico e trasversale quello che ieri si è tenuto al Parlamento di Londra. Le conseguenze di questo voto non sono di incidere nell’immediato sulla politica estera britannica. Ma sicuramente, nella stessa settimana in cui la Svezia ha riconosciuto la “Palestina”, avrà conseguenze politiche in Medio Oriente. Dopo la guerra di Gaza, l’Autorità palestinese di Mahmoud Abbas sta cercando di trasformare la diplomazia in un’arma di guerra con la costruzione di un asse internazionale per isolare Israele. E’ questo il significato della decisione palestinese di tornare all’Onu per farsi riconoscere quello che i palestinesi hanno rifiutato nel 1937, nel 1948, 2000 e 2008. Ovvero in tutte le partite negoziali con Israele. Non riescono a liquidare Israele con le armi. Allora si rivolgono alle cancellerie e alle Nazioni Unite. Per questo è importante che Londra non faccia il gioco del fronte del rifiuto. Cent’anni fa la diplomazia inglese varò il primo documento politico per la nascita dello stato ebraico. Era la Dichiarazione Balfour. Il voto della House of Commons è da alcuni inteso come una nuova Balfour. Ma stavolta, anziché per costruire un focolare ebraico, servirebbe a disfarlo e a darlo in pasto al mondo islamico.
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