Quelli di Lehava non hanno abboccato. Organizzazione che ha avuto un momento di cefanno lebrità internazionale nel 2010 (quando scrissero una durissima lettera alla famosa modella israeliana Bar Refaeli, “colpevole” di essere fidanzata con Leonardo DiCaprio, intimandogli di lasciarlo) e i cui militanti da allora passano il proprio tempo a cercare possibili matrimoni tra ebrei e musulmani, pronti a scatenare una campagna intimidatoria per farli saltare. Come hanno fatto in questo caso, con minacce (pubbliche e private) non solo ai protagonisti e ai loro familiari più stretti ma anche alle centinaia di invitati. Prima sulla rete, poi con minacce telefoniche vere e proprie e infine con l’annuncio di una mobilitazione in grande stile davanti alla sala di Rishon LeZion dove è prevista la cerimonia: «Venite tutti con energia positiva e portate megafoni e clacson. Chiediamo alla nostra sorella di tornare a casa con noi, nella nazione ebraica che la sta aspettando». Nell’appello vengono riportati i numeri di telefono della sala matrimoni e si chiede di tempestare di telefonate i proprietari spiegandogli «che la loro reputazione sarà distrutta per sempre perché si sono resi complici di un matrimonio misto».
Morel Malka e Mahmud Mansour non si intimidire. Mentre il padre di lei grida ai quattro venti che non andrà al matrimonio (ricevendo il plauso di Lehava) loro si rivolgono al giudice. E Iriya Mordechai (un giudice donna del tribunale di Tel Aviv) pur costringendoli ad assoldare 33 guardie del corpo (al prezzo di 15mila shekel, più di 4mila dollari) stabilisce che le proteste sono legittime ma potranno svolgersi solo a duecento metri dalla sala della cerimonia. E lo sposo, alla vigilia, schernisce i contestatori: «In fondo è solo un party», visto che Morel si è convertita per amore all’Islam e i due sono già sposati davanti a un funzionario musulmano. Per Lehava ( e per il padre) quella conversione non ha invece alcun valore.
Ieri finalmente l’agognato “sì”. Con la benedizione di un personaggio di eccezione, il presidente di Israele Reuven Rivlin. Che nella sua pagina Facebook ha scritto: «Mahmud e Morel hanno deciso di sposarsi e di esercitare la propria libertà in un paese democratico. Nessuno è obbligato a dividere con loro la felicità ma tutti devono rispettarla. Violenza e razzismo non hanno posto nella società israeliana ».
LA STAMPA - Francesca Paci: "Israele, nozze arabo-ebrea. Schierate le forze speciali "

Francesca Paci