Ma il suo potere interno è intatto. Il fiuto politico è straordinario. Il suo carisma nei confronti del popolo, che vede in lui non un esponente dell’elite, ma un uomo comune, della strada, da cui difatti proviene, lo premia a tutte le consultazioni, e anche alle delicate amministrative dello scorso marzo, portandolo ora in trionfo al palazzo presidenziale. E tuttavia, il suo successo allarma non solo l’opposizione laica, ma i leader occidentali che da tempo non lo amano più. A tutti, adesso, Erdogan dice di voler restare fino al 2023, centenario della Repubblica fondata da Mustafa Kemal, detto Ataturk, il padre dei turchi. Promette una “Nuova Turchia”, e di innalzarla entro 10 anni a decima potenza economica mondiale. Grandi incertezze, però, lo aspettano. A partire dall’ultima minaccia in tempo reale: quella dei jihadisti del Califfato islamico, che lui stesso ha lasciato liberi di scorrazzare al confine siriano per indebolire l’odiato Assad a Damasco, e dopo il Nord Iraq minacciano adesso di liberare Istanbul. Un boomerang, per il nuovo sultano, giusto dietro l’angolo.
LA REPUBBLICA - Marco Ansaldo: "'Un paese sempre più religioso e intollerante. Adesso è lui il numero uno senza rivali "

Sinan Ulgen
Sinan Ulgen, ex diplomatico, oggi direttore del think tank Edam, come cambierà la Turchia con Erdogan ora incontrastato numero uno?
«La risposta dipende dalle elezioni generali del 2015, perché si vedrà se Erdogan sarà in grado di trasformare il Paese in una Repubblica presidenziale. Il risultato di ieri tutto sommato era abbastanza scontato. Ma il voto del prossimo anno sarà cruciale».
L’Europa teme che adesso la Turchia possa diventare più religiosa e intollerante. Qual è la sua analisi?
«Che certamente fa parte dell’agenda di Erdogan un Paese più conservatore, più religioso, più attento a temi come quello delle scuole per gli imam».
Ma in tutto questo l’opposizione di
destra e di sinistra non ha delle responsabilità?
«I loro partiti non hanno avuto un’azione efficace. Nè hanno saputo cogliere le difficoltà in cui è incappata la compagine di Erdogan lo scorso anno, dopo la rivolta di Gezi Park e le accuse di corruzione al governo».
Il prossimo premier al posto del leader sarà autonomo o Erdogan dipendente?
«Sarà di sicuro un fedelissimo, un premier malleabile».
Nomi?
«Il vice premier Mehmet Ali Sahin, il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, l’ex ministro Binali Yildirim».
CORRIERE della SERA - Elisabetta Rosaspina: " 'Ma per noi donne sarà un passo indietro' "

Elisabetta Rosaspina
ISTANBUL — Un’Erdogan Republic ? Sarebbe meglio di no, grazie. Belgin Alkatan, che dalle colonne del quotidiano Hürriyet fustiga il maschilismo a tutti i livelli della società turca, è tutto sommato ottimista. Se l’è appena presa, nella sua rubrica, con un giudice che ha condannato una divorzianda tradita e malmenata a risarcire con 7 mila lire turche (circa 2.500 euro) il marito, insoddisfatto dalle sue doti di casalinga: «Meglio andarsene subito in Scandinavia» conclude amara la columnist.
Donne che ridono a crepapelle, a dispetto dei richiami del vice premier, giornaliste che non stanno «al loro posto» come vorrebbe il nuovo presidente: qualcosa sta cambiando?
«Oh, sì, qualcosa stava cambiando nella società turca, da 90 anni. Finché questo governo non è andato al potere e ha cominciato a riportare le cose indietro. La novità non è il cambiamento ma il tentativo di fermarlo. Come l’acqua, anche il mondo e la società turca, seguono il loro corso. Si cambierà, sì, speriamo in meglio».
Una Repubblica presidenziale frenerà le ambizioni femminili?
«Una Repubblica presidenziale no, ma una “Repubblica Erdogan” sicuramente sì. Anche se solo temporaneamente. Ci rimetteremo in piedi. Erdogan non sarà lì per sempre».
S’immagina un futuro presidente donna?
«Certamente! Ci sarà un giorno una donna al palazzo di Çankaya. Abbiamo donne in politica e abbiamo già avuto donne ministro, anche se non eccellenti. La strada per le posizioni ai vertici è aperta alle donne in Turchia. È soltanto questione di tempo».
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