Gerusalemme - Dopo un incontro di Gabinetto che è proseguito fino a tarda notte, Israele ha deciso che la proposta di Kerry di cessate il fuoco non può essere accettata così com'è e che vuole proseguire nella discussione col Segretario di Stato Americano. Anche Hamas ha preso, grosso modo, la medesima posizione. L'elemento che non convince Israele, sembra, è l'insieme delle condizioni dei sette giorni di interruzione delle ostilità richieste da Kerry in cui Israele esige di seguitare a distruggere le gallerie che consentono a Hamas di penetrare in Israele per portare attentati terroristi.
Il Gabinetto, si direbbe, ritiene che non ci siano abbastanza garanzie di poter seguitare in quella che ritiene la sua missione essenziale: 30 gallerie su 40, basilari per la sicurezza, sono state fatte saltare, e Israele intende condurre a termine l'operazione pur consentendo in linea di principio a una tregua umanitaria. Il Gabinetto non ha tuttavia comunicato la sua decisione ufficialmente, perchè spera di concordare in queste ore con Kerry delle modifiche che gli consentano di accettare la proposta. Anche Hamas da parte sua ha seguitato a sparare missili proprio nelle ore del dibattito, e chiede condizioni di garanzia per mantenere il controllo e anche l'apertura della Striscia. Un "no" definitivo sarebbe un'ennesima sconfitta diplomatica per gli Stati Uniti, ma anche Kerry intende continuare la discussione e ha parlato, per il momento, di una tregua di 12 ore, immediata, che sembrerebbe essere invece stata accettata. Una situazione molto drammatica, e oggi, sabato, la discussione è destinata a proseguire. Sisi dal Cairo ha chiesto alle parti di ripensare le loro posizioni e a accettare le condizioni di Kerry, che ha insistito sul fatto che i colloqui sono "in progress" e devono ancora portare a conclusione che egli ritiene saranno presto positive e ha denunciato la tragedia dei lutti e della violenza, insistendo sulla prosecuzione dei termini della tregua.
Fra i colloqui per il cessate il fuoco e le novità i cittadini israeliani hanno portato la loro solidarietà ai soldati feriti e ai combattenti. Per esempio per i soldati di ritorno dal campo di battaglia, sono giunti cittadini con camion di acqua, migliaia di asciugamani puliti di tutti i colori raccolti nel vicinato da mogli e offerto acqua, sapone, un paio di mutande e di ciabatte a ogni soldato che volesse fare la doccia. Una sorpresa meravigliosa per i soldati. Molti portano loro doni ai soldati, altri cucinano dolcetti, portano piccoli doni domestici agli ospedali per i soldati feriti. Ogni cittadino di Israele è in qualche modo arruolato in questa guerra, in cui l'esercito deve fermare i missili e chiudere le gallerie, pena la vita. Netanyahu certo ha sentito in queste ore la richiesta popolare di non vivere sotto i missili. La tregua per ora non riesce a decollare,Ieri Kerry l'ha discussa al Cairo con Ban Ki-moon, l'egiziano al Sisi, e, in continuo contatto, Erdogan e gli emiri del Qatar con la mediazione di Abu Mazen dalla Giordania. La proposta prevedeva sette giorni di tregua accompagnati da una trattativa, come vuole Sisi, durante i quali Israele, per cui è essenziale il disarmo di Hamas, doveva proseguire nella distruzione delle gallerie, ma sembra che Israele non si senta garantito su questo. Khaled Mashaal, agisce contro l'opinione della direzione politica interna a Hamas, molto indebolita e battuta definitivamente nei quartieri di Sajahie e Bauth Hanun, e chiede il ritiro di Israele, denaro per pagare gli stipendi, passaggi aperti verso l'Egitto e Israele.
Ieri sul gabinetto del Primo Ministro si è abbattuto un nuovo immenso problema: il'West Bank, dominio del Fatah di Abu Mazen, sta prendendo fuoco: nel corso di scontri che hanno coinvolto decine di migliaia di palestinesi da giovedì sera al check-point di Khalandia, molti col volto coperto, si sono contati una quantità di inusitati, inaspettati scontri a fuoco, che hanno fatto cinque morti fra i dimostranti, e decine di feriti fra i poliziotti. Anche la polizia di Abu Mazen si è scontrata coi dimostranti. Ieri, ultimo venerdì di Ramadan, a Gerusalemme stipata di forze di sicurezza, gli scontri sono stati contenuti, ma in numerose località del West Bank, da Beit Humar, vicino a Hevron, a Hawara, in un cheek-point a Nablus, molte marce, lanci di pietre, bottiglie molotov hanno incendiato la piazza fino a causare tre morti palestinesi. Le notizie incendiarie da Gaza, i morti della scuola dell'UNRWA, creano un sentimento di rabbia e di rivincita. Non è secondario il fatto che Abu Mazen negli ultimi giorni abbia cambiato tono, dal sostenere la proposta di Sisi per un cessate il fuoco senza condizioni è passato (forse alla ricerca di un consenso che gli dia autorità nel futuro della Striscia) a presentarsi come il rappresentante dei sentimenti e degli interessi di Hamas. Abu Mazen martedì ha tenuto un discorso militante, in cui ha detto di essere stufo della comunità internazionale e delle sue vuote promesse, e che il popolo palestinese deve contare solo su stesso. Le manifestazioni armate di giovedì sono state rivendicate dalle Brigate di Al Aqsa, che al tempo di Arafat hanno gestito per Fatah l'Intifada dei terroristi suicidi. I capi storici di Fatah, dopo una riunione della segreteria, da Sa'eb Erakat a Yasser Abed Rabbo hanno espresso il loro supporto per le richieste di Hamas.
Fatale e significativo uno degli scontri che hanno portato alla morte di un palestinese: due macchine cariche di bambini con i genitori sono state prese di mira da lanciatori di pietre e di bottiglie molotov secondo la versione israeliana, finché si è avuto uno scontro a fuoco che è costato la vita a uno degli attaccanti. I palestinesi dicono che il palestinese è stato ucciso a spari da una donna uscita da un'auto, ma non spiega perchè. Così la guerra può espandersi, Netanyahu sa che una tregua potrebbe influire anche sui palestinesi del West Bank, ma può costare cara agli abitanti del sud.
LA STAMPA- Maurizio Molinari: "Israele, sì alla tregua ma solo di dodici ore"
Maurizio Molinari
Il governo israeliano accetta una tregua umanitaria di 12 ore a Gaza ma rifiuta la proposta per un cessate il fuoco di 7 giorni formulata da John Kerry. La decisione israeliana è stata adottata all’unanimità dai ministri del premier Benjamin Netanyahu, con la motivazione di voler «approfondire gli aspetti che riguardano Israele». Il motivo del rifiuto del cessate il fuoco di 7 giorni, si apprende da fonti diplomatiche, è che la proposta Usa prevede che Israele cessi la caccia ai tunnel costruiti da Hamas a Gaza per infiltrarsi oltre-frontiera. Peter Lerner, portavoce militare israeliano, afferma che sono già stati scoperti «oltre 30 tunnel» ma ve ne sarebbero altri 20 che costituiscono una «minaccia per la sicurezza nazionale». A confermarlo sono state le rivelazioni ottenute da membri di Hamas catturati, che hanno consentito di ricostruire il piano di un mega-attacco previsto per il prossimo Capodanno ebraico: centinaia di uomini armati si sarebbero dovuti infiltrare attraverso i tunnel sotterranei dentro Israele per «uccidere il più alto numero di civili e militari». «Dobbiamo portare a termine la distruzione dei tunnel» spiega Sami Turgeman, comandante del Fronte Sud, secondo il quale «Hamas è in difficoltà, sulla difensiva, ogni giorno che passa si indebolisce di più» e dunque c’è la possibilità di assestare un duro colpo all’avversario strategico. A rafforzare l’impressione di Israele sul fatto che potrebbe essere Hamas ad avvantaggiarsi dal cessate il fuoco prolungato sono state le dichiarazioni di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, che dal Libano ha detto: «aver combattuto per 18 giorni è una vittoria per Hamas perché il nemico non ha raggiunto i suoi obiettivi». Kerry però non è pessimista: «L’accordo non c’è ancora ma Netanyahu ha accettato una tregua di 12 ore proposta dal Segretario dell’Onu da Ban Ki moon» ha detto dal Cairo, facendo capire di non escludere un’adesione israeliana al cessate il fuoco di 7 giorni dopo la fine dello smantellamento dei tunnel. In precedenza, ad aprire all’iniziativa Usa era stato Khaled Mashaal, leader di Hamas all’estero, pur lamentando la possibilità per Israele di mantenere le truppe a Gaza. Ad aver fatto decollare la proposta di Kerry era stato il Qatar - l’unico Stato arabo a sostenere Hamas - ipotizzando la tregua per consentire di iniziare colloqui sulle richieste di Hamas, a cominciare dalla fine del blocco. Sempre ieri Israele ha fatto sapere che il soldato mancante all’appello - Oron Shaul - è stato ucciso e non è dunque prigioniero di Hamas. Sono 35 i militari caduti mentre le vittime palestinesi superano quota 800. I portavoce militari aggiungono che «dalla scuola Unrwa dell’incidente di giovedì erano partiti colpi che hanno ucciso un soldato».
LA STAMPA - Maurizio Molinari: " S'incendia la Cisgiordania. 'Marciamo su Gerusalemme' "