Gli “scudi umani” sono la strategia difesa di Hamas: che piazza adesso le sue batterie in mezzo ai centri abitati per evitare la rappresaglia (che però puntualmente arriva), e che anche se non è convinto che sia un deterrente per gli israeliani comunque alza il numero delle vittime civili facendo il gioco degli integralisti. E forse non tutti lo fanno davvero spontaneamente. Uno dei loro boss è andato addirittura in tv per elogiare e sollecitare altri “martiri”. «Chiediamo a tutto il popolo di Gaza di seguire questa pratica», ha detto dagli schermi di Al Aqsa, la rete controllata da Hamas. Ieri pomeriggio il “rinato” ministero dell’Interno di Hamas ha diramato un comunicato a tutti i cittadini della Striscia invitandoli «a ignorare questi avvertimenti del nemico, a non lasciare le proprie abitazioni collaborando così con gli israeliani ». Avvisi minacciosi che però sono stati ignorati dagli abitanti di Beit Hanoun e Beit Laya — le due cittadine a ridosso del confine — che a cen- tinaia stanno lasciando le loro case, mentre l’Unrwa (l’agenzia Onu che si occupa dei profughi) ha dato disposizione di aprire le “sue” 259 scuole per ospitarli. Gli israeliani stanno lanciando in questi giorni decine di migliaia di volantini su Gaza che invitano a non cooperare con il terrorismo e di stare lontano dalle zone di confine dove è più frequente uno scambio di colpi, avvertimenti che per Human Rights Watch non esonerano le forze armate israeliane, che devono invece «assicurarsi che le avvertenze siano efficaci e non consentono attacchi vietati dal diritto internazionale ». Gli israeliani non sempre però lanciano avvertimenti, naturalmente. Come nel caso delle “eliminazioni mirate”: ieri sono state centrate tre auto con a bordo miliziani e una motocicletta guidata da un capo della jihad islamica. Non erano né di Hamas né della jihad, invece, gli appassionati di calcio che mercoledì nonostante i bombardamenti seguivano (dalla tv israeliana piratata) la semifinale Olanda-Argentina, in un chiosco sulla spiaggia davanti al campo profughi di Khan Yunis. Forse speravano nella “tregua olimpica” come avvenne per i Mondiali 2006. Sette di loro non sapranno mai com’è finita. Un missile di un caccia israeliano ha centrato il chiosco durante i rigori. Anche ai venti feriti gravi, adesso, non importa più
Il GIORNO - Aldo Baquis: 'Scappare dalla morte'

Aldo Baquis
Quindici secondi, magari venti. Questo nel Sud di Israele, a ridosso di Gaza, il tempo massimo a disposizione per cercare il primo rifugio possibile quando le sirene cominciano a ululare nell'imminenza di un nuovo attacco di razzi palestinesi. Nelle cittadine di Sderot. Ashqelon e più a nord di Ashdod, non ci sono facilitazioni per alcuno, bebè e anziani inclusi. Tutti devono mantenere i riflessi ben pronti: che siano sotto la doccia: o a fare la spesa. alla spiaggia o magari in auto. Le persone, in queste località flagellate da anni dai razzi di Hamas e della Jihad, hanno maturato esperienza e occhio clinico: individuano al volo il muretto buono di protezione, o si lanciano a ridosso di un'auto in sosta senza il timore di rovinare il vestito buono. Anche se hanno una certa età magari anche qualche chilo di troppo, devono immedesimarsi con gli eroi dell'atletica leggera e tentare di coprire 200 metri in 20 secondi. Perché ne potrebbe andare della loro vita. Adesso che Hamas dispone di razzi più potenti, anche gli abitanti di Gerusalemme e Tel Aviv cominciano a provare in prima persona questo genere di brivido. Data la maggiore distanza da Gaza, hanno a disposizione almeno un minuto. Le prime volte c'è imbarazzo nello schizzare via dal tavolino del caffè al suono delle sirene o quando il cellulare ti avverte che nel posto dove ti trovi dovrebbe esplodere un missile. Se l'attacco avviene di notte, nelle case sprovviste delle 'stanze protette' da muri di cemento rafforzato, agli inquilini è consigliato di raccogliersi nelle rampe delle scale: è il luogo più protetto del loro palazzo. Finora Hamas ha sparato centinaia di razzi: ma i consigli del Comando delle retrovie sembrano funzionare, anche perché Israele dispone di Iron Dome, un sistema di difesa avanguardistico. Ma quando torna la calma, quando si riprendono in mano il giornale e il caffè lasciato a metà è il momento della riflessione. Ed è peggio ancora Perché negli arsenali di lHamas, dicono i militari, ci sono 6.000 razzi, e in quelli della Jihad islamica 5500. In Libano gli Hezbollah ne possiedono molte decine di migliaia. Oltre l'orizzonte Israele scorge un Medio Oriente caotico che pare determinato a trascinare nel vortice anche lo Stato ebraico. E' quella è l'ora in cui si rischia di cedere allo sconforto.
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