Israele, Giordania e Anp: il problema della scarsità d'acqua e le sue possibili soluzioni
Sergio Romano risponde a un lettore
Testata: Corriere della Sera
Data: 28/06/2014
Pagina: 47
Autore: Sergio Romano
Titolo: Giordani, israeliani, palestinesi, il difficile trangolo dell'acqua
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 28/06/2014, la risposta di Sergio Romano a una lettera di Franco Cohen, dal titolo "Giordani, israeliani, palestinesi, il difficile trangolo dell'acqua".Progetti che potrebbero sopperire alle necessità idriche di Israele, Giordania e Anp, riducendo i problemi causati dalle condizioni climatiche dell'area, nota Romano, sono bloccati dalla mancanza di un accordo politico complessivo, che regoli anche la gestione delle risorse idriche.
Aggiungiamo che il mancato raggiungimento di questo accordo dipende dall'intransigenza negoziale dell'Anp.
I problemi idirici dell'Anp, talora imputati dalla disinformazione a "furti d'acqua" israeliani hanno cause completamente diverse. Già oggi, come ricorda Coen, Israele "«versa»
ogni anno ai palestinesi circa 50 milioni di metri cubi
d’acqua dolce attingendo alle proprie risorse"
, ma se i progetti attualmente bloccati venissero realizzati "l’acqua che l’Autorità palestinese già riceve da Israele",
scrive Romano, "aumenterebbe di 30 milioni di metri cubi".
Impianto di desalinizzazione in IsraeleDi seguito, i testi:
Sergio RomanoQuando si parla o si scrive di palestinesi e di israeliani
echeggiano sempre purtroppo rumori di guerra.
Una
volta ogni tanto, però sembrano arrivare buone notizie che
potrebbero costituire i prodromi di ulteriori passi avanti
verso la pace.
Fonti
qualificate infatti informano che Israele si sarebbe reso
promotore di un accordo trilaterale (con Giordania e
Autorità palestinese) volto a realizzare un canale che, attingendo le acque dal Mar Rosso, le porterebbe fino al Mar
Morto, passando attraverso impianti di
desalinizzazione.
Il
sistema attingerebbe circa 200 milioni di metri cubi l’
anno dal Mar Rosso di cui la metà sfocerebbe nel Mar
Morto (che è attualmente fortemente deficitario) mentre
l’altra metà, una volta desalinizzata lungo il
percorso, andrebbe a beneficio in parti uguali, di
Israele, Giordania e palestinesi.
Entro
un anno sarebbe prevista la relativa gara d’appalto.
Dalle
stesse fonti si apprende che Israele già «versa»
ogni anno ai palestinesi circa 50 milioni di metri cubi
d’acqua dolce attingendo alle proprie risorse.
Franco
Cohen
franco.cohen@yahoo.it
Caro Cohen,
L’ inizio della collaborazione trilaterale fra i consumatori che maggiormente dipendono, in misura diversa, dal bacino del Giordano, cominciò nei primi anni Novanta, dopo la firma degli accordi di Oslo, e ha prodotto da allora una serie di iniziative congiunte. Il principale coordinatore di queste iniziative è l’Executive Action Team (Exact), un’agenzia composta da rappresentanti dei tre Paesi interessati e da tecnici o esperti internazionali con l’appoggio anche finanziario degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Canada e altri Stati. L’esperto italiano che ha maggiormente collaborato con Exact nel corso degli ultimi anni è Rossella Monti, direttore di un programma del Centro Volta di Como per la sicurezza dell’acqua e dell’energia, e di Hydroaid, un istituto per la gestione dell’acqua come fattore di sviluppo. Le difficoltà sono anzitutto ambientali: risorse naturali limitate, scarse precipitazioni, continua desertificazione di larghe zone della regione. Ma esistono anche, naturalmente, i problemi politici. Israele fornisce acqua alla Giordania e all’Autorità palestinese, ma i tentativi falliti per la creazione di uno Stato palestinese hanno inevitabili ripercussioni sulla natura e sull’efficacia del collaborazione.
Secondo un funzionario israeliano che preferisce conservare l’anonimato, l’accordo descritto nella sua lettera, caro Cohen, potrebbe essere il Memorandum d’intesa firmato a Washington verso la fine del 2013 con il sostegno della Banca mondiale. Il progetto prevede la costruzione di un impianto di desalinizzazione vicino ad Aqaba, sul lato giordano della frontiera. Israele sarebbe disposto a comperare metà dell’acqua prodotta dall’impianto e darebbe alla Giordania una quantità equivalente proveniente dal bacino del Giordano. Grazie a questo scambio l’acqua che l’Autorità palestinese già riceve da Israele aumenterebbe di 30 milioni di metri cubi. Ma il progetto non sarebbe ancora decollato. Secondo il funzionario israeliano, non vi saranno accordi tripartiti per la gestione dell’acqua se non vi sarà anzitutto un accordo di pace per la soluzione della questione palestinese. Su quel fronte, dopo il fallimento dell’iniziativa del Segretario di Stato americano, il messaggio è simile quello del titolo di un famoso romanzo di Remarque: a Levante niente di nuovo.
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