Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/04/2014, a pag. 12, l'articolo di Alessandro Trocino dal titolo "L’escalation di Grillo, usa la Shoah e Primo Levi. Gli ebrei: una profanazione" e da REPUBBLICA, a pag. 10, l'articolo di Alessandra Longo "Insulti alla Montalcini, lite con Pacifici l’antisemitismo nel circo del leader".
Il primo è una cronaca della strumentalizzazione di Primo Levi e della memoria della Shoah da parte di Grillo, il secondo riprende le precedenti inaccettabili provocazioni e prese di posizione del leader del Movimento 5 Stelle sui temi della Shoah e di Israele.
Ecco gli articoli:
Beppe Grillo
CORRIERE della SERA - Alessandro Trocino - L’escalation di Grillo, usa la Shoah e Primo Levi. Gli ebrei: una profanazione
Primo Levi
ROMA — La domenica sera la trascorre pasteggiando a pesce crudo, nel ristorante preferito di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, Assunta Madre. Lunedì mattina scatena l’inferno. Posta sul blog un testo violentissimo, nel quale parafrasa Primo Levi e usa un fotomontaggio dei campi di sterminio, attaccando duramente il capo dello Stato e il premier. Parole che suscitano un putiferio, con proteste trasversali tra i partiti e della comunità ebraica. In serata, dopo una giornata di relax in un hotel dei Fori imperiali, Beppe Grillo si infila in un PalaLottomatica gremitissimo, per l’ultimo dei suoi comizi a pagamento prima delle Europee (anche se, visto il successo di pubblico e di incassi, starebbe valutando di aggiungere qualche data). All’uscita dal ristorante, a chi gli chiede il perché della curiosa scelta, Grillo risponde stupito: «Ah, è il ristorante di Dell’Utri? Mi avranno dato il branzino con le cimici?». Il capo dei 5 Stelle, attovagliato a sua insaputa nel cuore del potere gastronomico romano, ironizza. Ma è questione di ore e i toni si fanno pesanti. Nel post «Se questo è un Paese», forse scritto da Gianroberto Casaleggio, decide di usare l’Olocausto per la sua campagna elettorale. Illustra il tutto con il fotomontaggio di una foto tristemente celebre: sul cancello di Auschwitz la scritta «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi») diventa «P2 macht frei». Il testo del post è in linea con il sinistro calembour. Parla degli italiani che non reagiscono e educano i figli a essere «indifferenti e servi», in un «Paese che vive nel fango», schiavo della P2, di Berlusconi e Dell’Utri e «dei loro luridi alleati di sinistra». C’è n’è anche per Renzi, descritto come «un volgare mentitore assurto a leader da buffone di provincia». E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che diventa «un vecchio impaurito che ignora la Costituzione». Parole che rimbalzano come una bomba sulle agenzie. Seguono raffiche di dichiarazioni indignate. Comincia Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, che definisce il post «una profanazione criminale». Per il pd Emanuele Fiano, Grillo «si schiera idealmente dalla parte di chi provocò la Shoah». Secondo il democratico Roberto Speranza, il capo dei 5 Stelle «vellica i più biechi sentimenti antisemiti». Luigi Zanda: «È un post di stampo nazista». Stefania Prestigiacomo (Forza Italia): «Vergognoso strumentalizzare la Shoah». Lorenzo Cesa: «Parole indecenti». Gianfranco Librandi (Scelta civica): «A quando il Mein Kampf?». E anche nel Movimento, non sono in pochi a storcere il naso. Tommaso Currò è tra i primi a criticare un «paragone che non sta in cielo né in terra». In difesa di Grillo si schierano i fedelissimi. Arriva anche la replica dal governo, per bocca del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio: «Non c’è nessuna P2 che abita a Palazzo Chigi. La P2 è stata una disgrazia per questo Paese». Per Grillo la campagna elettorale è questa e l’eco di indignazione è perfettamente calcolata. Dopo aver dato manforte ai secessionisti veneti, essersi presentato incappucciato ai giornalisti «morti viventi», aver definito «veline» le capolista donne pd in Europa, aver litigato con il suo sindaco Federico Pizzarotti e definito «uguali» Renzi e Dell’Utri, l’escalation continua. Ma, in serata, allo spettacolo romano, spiega che le sue intenzioni erano altre: «Ho preso un testo di Primo Levi perché è uno dei più grandi scrittori di sempre. Ma l’ho preso per onorarlo, per onorare i suoi insegnamenti. Lui diceva, mai abbassare la cresta, perché c’è sempre una shoah dietro l’angolo. E infatti c’è un sistema finanziario che sta facendo migliaia di morti, ma di cosa stiamo parlando? Ma la stampa depista». Poco prima, aveva cominciato ringraziando Makkox «che lavora a Gazebo, quella piccola e bella trasmissione». Poi una battuta: «Provo invidia per Di Battista, che fa più gente di me nelle piazze». E l’ammissione: «Nel Movimento è entrato anche qualche stupidotto». Infine l’attacco a Renzi, «che è di un incivismo e di una cattiveria incredibile». En passant , un po’ di autoironia: «I miei figli mi prendono sempre per il culo. Io chiedo: prendi l’acqua. E loro: la vuoi dal basso?».
LA REPUBBLICA - Alessandra Longo - Insulti alla Montalcini, lite con Pacifici l’antisemitismo nel circo del leader
Chissà come sarà fiero Grillo di essersi guadagnato ancora una volta i titoli dell’odiata stampa di regime. No, nessun incidente, nessuna gaffe: sono autentiche e pensate quelle frasi vomitate ad effetto sulla carne e la memoria delle persone. Anche Auschwitz può trovare posto nelsuo circo.
E se qualcuno s’indigna chi se ne frega, come direbbe Benito. Grillo e gli ebrei: storia lunga. E anche molto sgradevole. A cominciare dalle parole che il comico pronunciò nel lontano 2001 nei confronti di Rita Levi Montalcini. La chiamò «vecchia puttana», accusandola di essersi fatta pagare da un’azienda farmaceutica il premio Nobel. Lei querelò, lui pagò la multa. E non era nemmeno la prima volta che si cimentava ad offendere. Nel 1996 ecco il paragone tra Adolf Eichmann e Cesare Romiti, allora presidente della Fiat: «Eichmann ha gasato tre milioni di persone per un ideale distorto. L’altro gasa milioni di persone per un conto corrente». Quasi a dire: meglio il primo. Le camere a gas e la marmitta Fiat, i sei milioni di morti che diventano tre. Parole messe assieme per colpire, dissacrare, insensibilità, ignoranza, il dileggio per la Levi Montalcini, «quella con lo zucchero filato in testa », il disprezzo per Gianfranco Fini, di ritorno da Gerusalemme («Si è messo la papalina, ha dato due testate al Muro del Pianto, si è circonciso da solo tre volte»).