Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 31/03/2014, a pag. 13, l'articolo di Monica Ricci Sargentini dal titolo " Plebiscito per Erdogan. Anche Istanbul e Ankara restano fedeli al governo ". Da REPUBBLICA, a pag. 16, l'intervista di Marco Ansaldo allo scrittore Burhan Sonmez dal titolo " Lo scrittore Sonmez: il vero sconfitto è il predicatore Gulen ". Dalla STAMPA, a pag. 8, l'intervista di Marta Ottaviani alla giornalista turca Meryem Ilayda Atlas dal titolo " Per la gente contano di più le cose fatte", preceduta dal nostro commento.
Ecco i pezzi:
CORRIERE della SERA - Monica Ricci Sargentini : " Plebiscito per Erdogan. Anche Istanbul e Ankara restano fedeli al governo "
Monica Ricci Sargentini, Recep Tayyip Erdogan
La REPUBBLICA - Marco Ansaldo : " Lo scrittore Sonmez: il vero sconfitto è il predicatore Gulen "
Marco Ansaldo Burhan Sonmez
«La vittoria di Erdogan non è soltanto nei confronti dell’opposizione laica, di destra e di sinistra: è l’affermazione contro Fetullah Gulen, il predicatore islamico e il suo principale accusatore nei casi di corruzione. Il primo ministro ha vinto con il voto, mentre Fetullah non ha un partito di riferimento». È singolare che a dichiarare in modo così netto la sconfitta di Gulen, e il successo di Erdogan, sia un protagonista della rivolta di Gezi Park. Eppure lo scrittore Burhan Sonmez,autorede Gli innocenti (Del Vecchio ed.), che richiama in parte l’esperienza in Piazza Taksim a Istanbul, preferisce un’analisi tagliata sull’angolatura degli sconfitti.
Chi è uscito battuto da questo voto?
«L’elezione, seppure locale, ha rivelato una somiglianza con la consultazione generale del 2011. Le cose non sono cambiate di molto, pure nelle percentuali».
Facciamo degli esempi?
«Beh, il partito curdo è rimasto forte nel Sud Est dell’Anatolia. I socialdemocratici sono aumentati nelle grandi città come Smirne, ma anche a Istanbul e Ankara. E i nazionalisti hanno più o meno ottenuto gli stessi consensi di tre anni fa».
La sorpresa insomma è stata la tenuta di Erdogan?
«Il premier ha fatto una campagna elettorale di successo, nonostante le accuse di corruzione del governo e quelle sul controllo dei media con la chiusura di Twitter e Youtube».
Un vincitore a sorpresa e assoluto, quindi?
«Sì perché il risultato va a incidere sulle aspettative di Fetullah Gulen. Il suo movimento è forte nella polizia, nella magistratura, nell’istruzione, ma non è sufficientemente radicato nella società, dove invece il partito islamico conservatore ha una base formidabile. Fetullah non ha partito. Probabilmente non vuole nemmeno averlo, ma il suo consenso si è disperso su più fronti».
Sconfitto è anche il movimento di Gezi Park?
«Con Gezi non volevamo certo andare al governo, ma dimostrare che le minoranze vanno rispettate e i diritti democratici pure. Ma questo è un anno elettorale molto caldo in Turchia. In estate ci saranno le presidenziali e nel 2015 le legislative. Questo voto è solo il primo passo>.
La STAMPA - Marta Ottaviani : " Per la gente contano di più le cose fatte "
Marta Ottaviani Meryem Ilayda Atlas
Come ricorda Marta Ottaviani all'inizio dell'intervista, Meryem Ilayda Atlas è "politologa e editorialista del quotidiano «Sabah»" da molti considerato un giornale vicino alle idee di Erdogan, perciò non stupiscono le sue dichiarazioni pro regime. Quando Ottaviani le fa notare che in Turchia c'è la censura di siti internet e social network, Atlas risponde "Non fa piacere a nessuno questa limitazione. Ma va presa in considerazione la situazione particolare. Da mesi vengono diffusi audio pericolosi per la stabilità interna del Paese". L'elettorato, quindi, sarebbe composto esclusivamente da persone facilmente influenzabili, meglio impedire loro di ragionare con la propria testa e tenerle al sicuro da possibili influenze anti regime.
Ottaviani pone solo in maniera velata la questione della costante islamizzazione della società per mano di Erdogan. Ma, visto l'abbigliamento scelto da Atlas, immaginiamo che la difesa della laicità della Turchia non sia la sua priorità.
Ecco l'intervista:
Recep Tayyip Erdogan ha vinto l’ennesima sfida elettorale grazie al suo programma e nonostante ripetuti attacchi. Questa è l’interpretazione del risultato elettorale che offre Meryem Ilayda Atlas, politologa e editorialista del quotidiano «Sabah», da molti considerato un giornale vicino alle idee del premier islamico moderato.
Signora Ilayda Atlas, sembrava in difficoltà, eppure Erdogan ce l’ha fatta ancora. Perché?
«Non avevo alcun dubbio, è come se avesse vinto le elezioni politiche. I toni della campagna elettorale erano quelli da elezione legislativa non certo da amministrative. Si è trasformato il tutto su un giudizio sull’operato e l’azione del governo in questi ultimi mesi anziché sulla scelta di sindaci e amministratori».
A proposito di ultime vicende e azioni....si riferisce alle intercettazioni che hanno visto protagonisti il premier, la sua famiglia e i ministri dell’esecutivo?
«Direi - se permette - le presunte intercettazioni. Non è stato provato che siano autentiche e il premier Erdogan ha sempre detto che sono false».
Però Gezi Park e come quella vicenda della scorsa estate è stata gestita è sotto gli occhi di tutti...
«Gran parte della piazza era costituita da ragazzi con poco più di 20 anni. Quando Erdogan ha preso il potere erano bambini. Sono cresciuti con Erdogan come primo ministro e non penso possano dire di essere cresciuti in una dittatura».
In compenso adesso vivono in un Paese dove Twitter e YouTube sono vietati...
«Non fa piacere a nessuno questa limitazione. Ma va presa in considerazione la situazione particolare. Da mesi vengono diffusi audio pericolosi per la stabilità interna del Paese».
E le limitazioni all’alcol e al fumo?
«Non capisco perché se un provvedimento viene attuato negli Usa nessuno dice niente, se lo fanno in Turchia allora tutti gridano all’islamizzazione del Paese».
Perché il premier Erdogan continua a vincere?
«Perché parla alla gente di cose che interessano. Questo Paese in 10 anni ha cambiato faccia. Sono stati fatti investimenti. L’opposizione non ha né un leader, né un programma che possano tenere testa al premier».
Che succede adesso?
«Se Erdogan, come credo, deciderà di correre per la Presidenza della Repubblica, la conquisterà a mani basse. E non lo dico io ma ben 5 sondaggi di cui siamo in possesso. Però non sono tranquilla».
Cosa la preoccupa?
«Il clima di forte polarizzazione che si è venuto a creare e che potrebbe non fermarsi nemmeno davanti a questo risultato».
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