(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)
Recep Tayyp Erdogan Vladimir Putin
A Istanbul, domenica 23 marzo era una magnifica giornata calda, illuminata dal sole. Migliaia di persone si godevano il bel tempo passeggiando sul lungomare del Bosforo, sul lato occidentale della città.
Anch’io ero lì, seduto in un ristorante che serviva piatti a base di pesce, come molte altre persone. L’atmosfera era bucolica, i gabbiani volteggiavano su di noi e il numero delle auto che normalmente invadono la zona pareva più limitato del solito. C’era nell’aria del primo pomeriggio la sensazione di essere in vacanza, il lungomare e le rive del Bosforo erano brulicanti di famiglie.
Tutto a un tratto, l’atmosfera paradisiaca venne disturbata da un fragoroso rumore di potentissimi motori. Le finestre affacciate sul Bosforo del ristorante furono scosse al passaggio di una gigantesca nave grigia arrugginita, munita di artiglieria e con un nome russo, che improvvisamente si impose alla nostra visuale, nascondendo la riva opposta. La nave stava navigando rapida verso sud, lasciando una lunga scia schiumosa. Era un mezzo da sbarco classe Ropucha-1, chiamato MINSK e numerato 127. Tre minuti dopo arrivò la OLENEGORSKY GONIAK 012 e altri tre minuti più tardi passò la KALINGRAD 102. Alcune delle persone lungo la riva osservavano le navi con stupore, intuendo che qualcosa di speciale stava accadendo davanti ai loro occhi, mentre altre non vi facevano attenzione.
E' noto, riguardo a questi mezzi da sbarco, che possono trasportare carichi da 450 tonnellate nei quali, oltre ai soldati con le loro armi personali, possono essere inclusi carri armati, mezzi di trasporto o qualsiasi altro equipaggiamento per il personale, armamenti e pezzi di ricambio. Il particolare più importante da tener presente, a mio giudizio, è che il carico può essere collocato nella stiva della nave, non visibile agli osservatori di stanza sulle montagne che si affacciano sul Bosforo o alle telecamere in volo che cercano di rilevare il suo contenuto. Ogni nave ha due cannoni del diametro di 2,244 pollici, uno a prua e uno a poppa, dove si trovano anche due porte di carico e scarico. La marina sovietica aveva acquistato 28 di queste navi tra il 1975 e il 1991.
Si consideri che nell’agosto del 2012 tre mezzi da sbarco di questo tipo erano giunti al porto siriano di Tartus, apparentemente per portare armamenti all’esercito di Assad che un anno e mezzo prima, nel marzo del 2011, aveva cominciato a sparare contro i ribelli, e che da allora aveva continuato a perdere terreno.
Le tre navi che hanno attraversato lo Stretto del Bosforo, dirette verso il Mar Mediterraneo, sono collegate alla guerra in Siria? Servivano, in quella stessa domenica in cui un aereo siriano, mentre mitragliava i ribelli a nord di Latakia, veniva abbattuto dalla Turchia, a rafforzare la difesa dell’aviazione siriana ? Questo dispiegamento della marina russa dal Mar Nero al Mar Mediterraneo non potrebbe essere collegato agli eventi in Ucraina e alla corazzata che gli USA hanno ancorato nel Mar Nero? O forse è una semplice manovra ordinaria senza alcun collegamento con eventi specifici?
Lascio ai miei lettori il giudizio finale, sulla base delle foto che ho scattato alle tre navi. A mio parere, esse hanno una disperata necessità di manutenzione urgente. Ma chi sono io per dire ai russi cosa fare?
Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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