Gentile Redazione, invio copia di una mia email inviata alla Caritas.
Apprendo che la Caritas Diocesana di Roma, nel pubblicizzare i propri interventi nel mondo attribuisce Gerusalemme alla "Palestina". Considerando che Gerusalemme è la capitale dello Stato di Israele, si trova all'interno dei confini dello Stato di Israele e, pur volendo far riferimento alla linea armistiziale del 1949, la sua parte occidentale è parte internazionalmente riconosciuta dello Stato di Israele, la suddetta imprecisione può spiegarsi o con un'impropria attribuzione geografica (il nome Palestina fu attribuito, nel 135 d.C., dall'Imperatore romano Adriano alla provincia della Giudea come forma di umiliazione degli Ebrei dopo l'ennesima rivolta all'occupazione romana), o con una vera e propria delegittimazione applicata a Israele dalla Caritas che contrasta sia con lo stato dei rapporti tra il Vaticano e Israele, sia con il buonsenso, sia, infine, con le Sacre Scritture. Che in alcuni ambienti cattolici allignino ancora residui di antisemitismo pre-Concilio Vaticano II è cosa nota. Così come è nota l'ostilità di convenienza verso Israele solo per evitare rappresaglie da parte delle fazioni palestinesi di ispirazione islamica verso i Cristiani. Che la Caritas si faccia complice di siffatti atteggiamenti è inconcepibile, dal punto di vista storico, politico e religioso.
Saluti
Daniele Coppin
allego copia di una mia email inviata al direttore di Repubblica.it.
Saluti
Daniele Coppin