Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 16/09/2013, a pag. 10, l'articolo di Francesca Paci dal titolo " Disarmo, Assad ora canta vittoria ", a pag. 11, l'articolo di Paolo Mastrolilli dal titolo " Dall’Unifil 200 soldati a protezione degli ispettori ". Da REPUBBLICA, a pag. 17, l'articolo di Alberto Stabile dal titolo " Tra i cristiani sul fronte di Damasco: se l’America bombarda vince la jihad ".
Ecco i pezzi:
La STAMPA - Francesca Paci : " Disarmo, Assad ora canta vittoria "


Francesca Paci Bashar al Assad
Dopo mesi di stallo la diplomazia internazionale sembra voler bruciare i tempi sulla Siria. Nelle ultime ore i leader mondiali si sono messi in viaggio per sigillare con concrete strette di mano un accordo pieno di spifferi sulla cui precarietà gravano anche i toni trionfali di Damasco, convinto di averla spuntata. Oggi, mentre il Consiglio di Sicurezza Onu si accinge a ascoltare il rapporto sulle armi chimiche in Siria del segretario generale Ban Ki-moon, il segretario di Stato americano Kerry arriva a Parigi per incontrare i colleghi francese e britannico Fabius e Hague, un summit tattico a cui il luogotenente di Obama ha invitato anche il ministro degli Esteri turco Davutoglu per includere quei paesi (la Turchia con i suoi 500 mila profughi in testa) che pur avendo accolto positivamente il patto Usa-Russia avrebbero preferito l’intervento.
Kerry sbarca a Parigi dopo un lungo faccia a faccia con il premier israeliano Netanyahu, al quale ieri ha confermato «il ricorso alla forza» nel caso Assad bleffasse. L’israeliano, più favorevole ai raid che alla sia pur intimidatoria «moral suasion», riconosce l’importanza della diplomazia. Ma quando parla di Siria pensa all’Iran: «Il regime di Damasco deve rimuovere le armi chimiche, il mondo deve assicurarsi che i regimi radicali non dispongano di armi chimiche. Non contano le parole ma il risultato».
Teheran, che aveva già inviato segnali a Washington, pare aver ricevuto «il messaggio siriano» degli ultimi giorni e risponde con uno scambio di lettere «esplorative» tra il presidente iraniano Rohani e Obama.
La distruzione degli arsenali chimici di Assad, che anche la Germania si offre di finanziare, smorzerà la guerra? Ne dubitano gli oppositori armati e disarmati che, attraverso la Coalizione nazionale siriana chiedono d’imporre a Damasco lo stop ai missili balistici e all’aviazione oltre alla consegna dei gas letali.
«Sentire Assad che brinda per aver guadagnato tempo con la comunità internazionale è tragico per chi come me ha iniziato a mani nude questa rivoluzione» dice l’attivista Rifaie Tammas dalla Turchia dov’è fuggito dopo l’evacuazione di al Qusair. Ieri il ministro della riconciliazione Ali Hadair ha spiegato la soddisfazione del regime: «L’intesa è una vittoria ottenuta grazie ai nostri amici russi».
Sullo sfondo si agitano gli altri attori internazionali. La Lega araba, che ora auspica un cessate il fuoco globale. La Cina, che ieri ha sottolineato al ministro degli Esteri francese Fabius la propria approvazione per il nuovo corso della crisi siriana. Baghdad, che smentisce il rapporto del quotidiano libanese al Mustaqbal su 20 camion di sostanze letali appena passati dal confine siriano a quello iracheno. Infine l’Arabia Saudita, che se da un lato subisce la retromarcia di Obama e per far buon viso a cattivo gioco invita il presidente iraniano Rohani alla Mecca, dall’altro, nota Marc Lynch su «Foreign Policy», incassa un bonus: ora che la diplomazia si è spesa per Damasco si può risparmiare tempo con Teheran.
La STAMPA - Paolo Mastrolilli : " Dall’Unifil 200 soldati a protezione degli ispettori "


Paolo Mastrolilli
La crisi siriana riguarda anche il Libano, e questo è un tema che tocca direttamente gli interessi italiani, perché il contingente Unifil guidato dal generale Paolo Serra potrebbe essere chiamato a fornire uomini per garantire la sicurezza degli ispettori che dovrebbero andare a scovare e distruggere le armi chimiche di Assad.
Il Libano sarà al centro di un vertice che si terrà all’Onu il 25 settembre, a margine dell’Assemblea generale. Intorno al tavolo si siederanno i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna, l’Unione Europea, la Banca Mondiale, l’Alto commissariato per i rifugiati, il generale Serra e altri attori istituzionali. L’Italia avrebbe voluto partecipare in maniera diretta, oltre che attraverso il comandante di Unifil, ma il format era già definito da tempo e non è stato possibile modificarlo, a meno di novità dell’ultimo momento.
L’agenda è puntata sulla necessità di dare sostegno economico e politico al Libano, affinché la crisi in corso non lo travolga. Anche prima dell’esplosione della guerra civile in Siria, il paese era attraversato dalle tensioni etniche e religiose che lo avevano insanguinato per anni. La «faida tra sunniti e sciiti», come molti analisti descrivono la dinamica bellica in corso in larga parte del Medio Oriente, esiste naturalmente anche in Libano. Hezbollah, stretto alleato dell’Iran e di Assad, ha qui la sua sede, e combatte apertamente dalla parte del regime in Siria. Gli attentati e gli atti di violenza sono comuni e abbastanza ricorrenti in tutto il Paese, basti pensare alla bomba del 23 agosto che ha fatto vittime tra i sunniti a Tripoli, e quella che una settimana prima aveva preso di mira le milizie sciite nella zona meridionale di Beirut. I profughi arrivati in massa dalla Siria hanno contribuito a complicare la situazione, mentre i ribelli sono arrivati ad accusare Damasco di aver nascosto una parte del suo arsenale chimico proprio in Libano e in Iraq.
Nel sud del paese, poi, continua la missione Unifil guidata dagli italiani, che ha lo scopo di tenere separati Hezbollah e Israele, e possibilmente evitare una ripresa delle ostilità anche su questo fronte. Il contingente, però, potrebbe essere coinvolto anche in Siria. Nei giorni scorsi fonti diplomatiche hanno rivelato che il Dipartimento dell’Onu per le operazioni di peacekeeping ha ricevuto la sollecitazione a tenersi pronto, per collaborare alla realizzazione dell’accordo siglato a Ginevra dal segretario di Stato americano Kerry e dal ministro degli Esteri russo Lavrov. In particolare, è stato chiesto di individuare circa duecento caschi blu di Unifil, da trasferire in Siria nel giro di una settimana, quando bisognerà garantire la protezione degli ispettori della Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons incaricati di individuare e in seguito distruggere le armi chimiche di Assad. È importante sottolineare che stiamo parlando solo di ipotesi. La situazione è estremamente fluida, l’accordo è stato appena concluso, potrebbe non avere seguito, e le diplomazie stanno ancora definendo la risoluzione Onu per incardinarlo. Dunque i dettagli non sono definiti, e la logistica può cambiare in ogni momento. Se però il ruolo di Unifil venisse confermato, magari mettendo gli uomini trasferiti in Siria sotto un altro cappello, il generale Serra potrebbe trovarsi nella condizione di dover individuare caschi blu di diverse nazionalità ben accette, per garantire la protezione degli ispettori da cui dipenderà la missione finalizzata ad evitare l’escalation e possibilmente riavviare il processo politico.
La REPUBBLICA - Alberto Stabile : " Tra i cristiani sul fronte di Damasco: se l’America bombarda vince la jihad "


Alberto Stabile
Per inviare la propria opinione a Stampa e Repubblica, cliccare sulle e-mail sottostanti
lettere@lastampa.it; rubrica.lettere@repubblica.it