Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 26/08/2013, a pag. 14, la cronaca di Federico Rampini dal titolo " Siria, sì agli ispettori Onu ma gli Usa gelano Assad. 'Adesso è troppo tardi' ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 13, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Così il regime risponderà alla mossa obbligata di Obama ".
Ecco i pezzi:
La REPUBBLICA - Federico Rampini : "Siria, sì agli ispettori Onu ma gli Usa gelano Assad. 'Adesso è troppo tardi' "

Barack Obama David Cameron
NEW YORK — La Siria accetta le ispezioni Onu sulle armi chimiche, ma per la Casa Bianca è troppo tardi: ha avuto il tempo di eliminare prove. Barack Obama consulta il premier inglese David Cameron sull’opzione militare, nonostante un sondaggio Reuters/Ipsos gli mandi un segnale chiaro: il 60% degli americani è contrario. Tra i possibili interventi contro Assad, oltre al lancio di missili dalle navi della Sesta flotta nel Mediterraneo emergono altri due scenari discussi nel weekend alla Casa Bianca: l’imposizione di una no-fly zone per proteggere i territori siriani in mano ai ribelli; e un’intensificazione delle forniture di armi all’opposizione. Il regime di Bashar al-Assad, accogliendo anche il consiglio della Russia, ieri ha autorizzato gli ispettori dell’Onu a indagare sull’attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso andando sul luogo della strage. La task force di esperti delle Nazioni Unite potrà entrare nei sobborghi di Damasco, dove il gas nervino avrebbe ucciso 1.300 persone. Durante l’ispezione nella capitale siriana non si combatterà. Il governo siriano si è impegnato a rispettare il cessate il fuoco. «Durante la visita dell’alto rappresentante dell’Onu per il disarmo, Angela Kane, è stato raggiunto un accordo per permettere al team delle Nazioni Unite guidato dal professor Ake Sellstrom di indagare sulle accuse di uso di armi chimiche nella provincia di Damasco. L’accordo entra in vigore immediatamente », si legge in una nota del ministero degli Esteri siriano. Il Palazzo di Vetro ha fatto sapere che l’indagine parte oggi stesso. Da Washington e Londra la reazione è concorde: troppo tardi. Secondo un funzionario Usa citato dal Wall Street Journal, «se il governo siriano non aveva nulla da nascondere e voleva dimostrare al mondo di non avere fatto uso di armi chimiche, avrebbe dovuto far cessare gli attacchi nella zona e consentire un accesso dell’Onu cinque giorni fa». A questo punto, aggiunge questa fonte, l’offerta arriva «troppo tardi per essere credibile » anche perché «le prove disponibili sono state inquinate in maniera significativa a seguito dei continui bombardamenti del regime». Dello stesso parere il ministro degli Esteri inglese, William Hague: «Le prove dell’utilizzo di armichimiche in Siria potrebbero essere state già distrutte».Dopo che il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel ha confermato il dispiegamento di quattro incrociatori della U.S. Navy al largo delle coste siriane, con a bordo decine missili di crociera Tomahawk, l’Amministrazione Obama esplora il precedente del Kosovo per una legittimazione alternativa a quella dell’Onu (dove la Russia porrebbe il veto a un intervento militare). Kosovo uguale Nato, spiega l’esperto di strategia Fred Kaplan su Slate. «Deve essere una operazione internazionale — dichiara il senatore democratico Jack Reed — e non solo politicamente ma anche sul piano militare». L’Iran, con la Russia il principale alleato della Siria, reagisce all’ipotesi di un intervento militare minacciando «dure conseguenze». «L’America conosce le delimitazioni della linea rossa sul fronte siriano, se Washington le supera ci saranno serie conseguenze per la Casa Bianca», avverte il comandante delle forze armate iraniane Massoud Jazayeri. La Francia — che con l’Inghilterra fu in prima linea per l’intervento militare in Libia dove Obama preferì un ruolo di supporto — è su posizioni vicine a quelle anglo-americane, a differenza della Germania che resta contraria all’opzione militare. L’accesso immediato degli ispettori era stato richiesto anche da Francois Hollande. Prima che fosse annunciato l’accordo di Damasco, il presidente francese aveva affermato che c’è «un corpo del reato che indica che mercoledì a Damasco c’è stato un attacco di natura chimica e tutto porta a ritenere che il regime di Assad sia responsabile di questo atto abominevole». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si dice «pronto» a difendere il suo Paese: «Ciò che succede in Siria è una tragedia e un crimine orribile. Non può continuare. Ai regimi più pericolosi vanno proibite le armi più pericolose. Ci aspettiamo questo stop. Noi siamo pronti. Sapremo sempre come difendere noi stessi».
CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " Così il regime risponderà alla mossa obbligata di Obama "

Bashar al Assad
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