Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 24/08/2013, a pag. 5, l'articolo di Aldo Baquis dal titolo " Il conflitto si allarga al Libano, strage alla preghiera del venerdì". Da LIBERO, a pag. 17, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Israele disattiva lo «stand by». Islamisti e Assad sono avvisati ". Dal GIORNALE, a pag. 13, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo " Tornano le stragi in Libano. Ma a che servono i caschi blu? ".
Ecco i pezzi:
La STAMPA - Aldo Baquis : " Il conflitto si allarga al Libano, strage alla preghiera del venerdì "

Lo spettro della guerra civile si è ripresentato ieri di fronte al popolo libanese quando due autobombe sono esplose a Tripoli (a Nord di Beirut), a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, provocando la morte di decine di fedeli islamici sunniti (almeno 50) e il ferimento di cinquecento.
Il duplice attentato – il più cruento dagli anni della guerra civile (1975-90) – è avvenuto una settimana dopo un’altra esplosione a Beirut in cui avevano trovato la morte 22 libanesi, in un rione sciita presidiato dagli Hezbollah. Ieri, a completare la drammaticità della situazione è arrivato un raid aereo israeliano su un campo paramilitare palestinese a Naameh (a Sud di Beirut) in ritorsione al lancio di quattro missili Grad, avvenuto giovedì verso le città israeliane di Naharya e di Acco.
In serata dirigenti libanesi di varie colori politici hanno denunciato il rischio che dietro al moltiplicarsi delle esplosioni vi sia un piano eversivo volto a far precipitare il Paese dei Cedri verso una «guerra settaria». «Rischiamo di diventare un altro Iraq», ha avvertito un ex responsabile dei servizi di sicurezza.
Gli attentati sono stati portati a termine con efferata efficienza mentre due moschee di Tripoli, la al-Taqwa e la Salam, erano affollate per le consuete preghiere del venerdì. La rete televisiva Lbc ha mostrato le immagini di una telecamera di sicurezza: si vedono fedeli immersi in preghiera; poi un forte bagliore seguito dal crollo di una parete esterna; quindi una densa nuvola di fumo e calcinacci che ricopre la gente in fuga disperata verso i varchi di uscita e i corpi che giacciono a terra. All’esterno delle moschee un inferno di automobili in fiamme mentre si sente il crepitare nervoso di armi automatiche.
Gli attentati di Tripoli non sono stati ancora rivendicati. Nei mesi scorsi la moschea alTaqwa aveva destato attenzione perchè dal suo pulpito il predicatore salafita sheikh Salem al-Rifai aveva lanciato pesanti anatemi verso gli sciiti Hezbollah di Hassan Nasrallah per il loro sanguinoso intervento in Siria al fianco di Bashar Assad e contro i sunniti locali. Da parte loro i dirigenti Hezbollah hanno velocemente assicurato che il loro movimento è estraneo alle stragi di Tripoli «perpetrate – hanno stabilito – da chi vorrebbe vedere il Libano in fiamme, a tutto vantaggio di Israele».
Israele constata che le milizie islamiche sono sempre più attive lungo i suoi confini. Il raid su Naameh – che non ha provocato vittime – è stato concepito come una sorta di messaggio. Se gli attacchi dal Libano dovessero ripetersi, la ritorsione dell’aviazione israeliana potrebbe essere molto più massiccia.
LIBERO - Carlo Panella : " Israele disattiva lo «stand by». Islamisti e Assad sono avvisati "


Carlo Panella Bibi Netanyahu
Il GIORNALE - Gian Micalessin : " Tornano le stragi in Libano. Ma a che servono i caschi blu? "
Gli apprendisti stregoni hanno vinto. Lo spiritello della guerra è libero, pronto a ritrascinare il Libano nel baratro di un nuovo conflitto settario e confessionale. Il manifesto dell'apocalisse prossima ventura è vergato con il sangue delle 50 vittime e dei circa 500 feriti dilaniati dalle due autobombe esplose nel cuore di Tripoli, la principale città del nord del Paese. E presagi non migliori arrivano dal sud. Lì - dopo i quattro missili lanciati giovedì contro lo Stato ebraico e rivendicati da un gruppo qaidista - è piovuta la rappresaglia israeliana contro una base del Fronte di Liberazione della Palestina a sud di Beirut. Il riaccendersi della tensione nel sud mette a rischio anche i mille e cento soldati italiani impegnati nella missione Unifil guidata dal generale Paolo Serra.
L'episodio più grave resta, per ora, quello di Tripoli. A sentir Hezbollah la duplice strage è un «atto terroristico parte di un piano criminale finalizzato a diffondere il seme della discordia tra i libanesi ». Ma non vedere in quegli attentati la risposta alle autobombe esplose le scorse settimane nella banlieu sud di Beirut, roccaforte della milizia sciita, è un atto di fede assai difficile da sostenere. Tutto quel susseguirsi di massacri altro non è se non la continuazione del conflitto siriano. Non a caso il primo dei due ordigni di Tripoli esplode accanto alla moschea al Taqwa nel quartiere di Zahiriye, durante la preghiera del venerdì officiata dal predicatore Salem al Rafei, strenuo sostenitore della rivolta al regime di Damasco. La seconda fa strage a poca distanza dall'abitazione di Ashraf Rifi, un ex capo della polizia detestato da Hezbollah e dalle fazioni siriane vicine al presidente siriano Bashar Assad.
Il conflitto siriano e le sue divisioni sembrano insomma spingere alla guerra civile anche il Libano. Tripoli, città a maggioranza sunnita, è da due anni il santuario dove i ribelli anti Assad arruolano i propri volontari. Dai suoi quartieri sunniti partono i carichi armi e munizioni acquistati sul mercato libanese e destinati ai gruppi armati impegnati in Siria. La scelta di campo di Hezbollah è stata platealmente esplicitata con la partecipazione all'assedio di Al Qusayr, la roccaforte appena oltre confine dove si concentravano le forze ribelli penetrate dal Libano. Gli attentati delle scorse settimane contro i quartieri di Hezbollah a Beirut sono apparse immediatamente come la rappresaglia per la partecipazione all'assedio di Al Qusayr. E le bombe di Tripoli rischiano di generare un'altra escalation senza ritorno.
Ma la guerra settaria nord minaccia d'infiammare anche il meridione del Libano. Hezbollah, riarmatosi sotto il naso dell' Unifil e forte oggi di circa 40mila missili, avrebbe in verità assai scarso interesse a farsi coinvolgere in un nuovo devastante scontro con Israele. L'incognita, come visto giovedì, sono però le possibili provocazioni dei gruppi sunniti interessatissimi a suscitare una rappresaglia israeliana capace di chiudere in una morsa le milizie sciite.
Così la costosa missione Unifil, già dimostratasi assolutamente inutile e incapace di bloccare il riarmo di Hezbollah, rischia di rivelarsi anche estremamente pericolosa per i nostri soldati. I rischi - già amplificati dopo la decisione dell' Unione Europea d'inserire nella liste del terrorismo l'ala militare della formazione sciita- potrebbero moltiplicarsi nel caso di uno scontro diretto tra Israele e Hezbollah. Anche perché, se lo scontro divampasse nel contesto dell'emergente guerra civile combattuta da milizie sciite e sunnite, i nostri soldati si ritroverebbero non solo schiacciati tra l'incudine e il martello, ma anche privi di vie di fuga.
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