Riportiamo da LIBERO di oggi, 06/06/2013, a pag. 17, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Il 'tiranno Erdogan' è figlio dell'Europa ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 41, la risposta di Sergio Romano ad un lettore dal titolo " Crisi del governo Erdogan, l'Europa può solo guardare ".
Il rifiuto di permettere l'ingresso della Turchia in Europa, questa sarebbe la causa della deriva islamista e autoritaria di Erdogan.
In base a questa teoria, basterebbe allargare i confini dell'Europa ovunque, all'Iran, per esempio. In questo modo il regime migliorerebbe perché influenzato dalla cultura del diritto dei Paesi democratici.
Paesi fanatici, dittatoriali, teocratici dove religione e Stato formano un blocco unico di governo devono restare fra gli avversari delle democrazie. In questo modo si aiuta l'opposizione interna che sta dimostrando grande coraggio, come raccontano su Repubblica Vanna Vannuccini (Iran) e Manco Ansaldo (Turchia)
Ecco i pezzi:
LIBERO - Carlo Panella : " Il 'tiranno Erdogan' è figlio dell'Europa "

Carlo Panella
CORRIERE della SERA - Sergio Romano : " Crisi del governo Erdogan, l'Europa può solo guardare "
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Sergio Romano
È qualche anno che seguo con apprensione la politica turca e i fatti di questi giorni non fanno che aumentare la mia preoccupazione. La Turchia dice di voler far parte dell'Unione Europea... E va bene, ma quali garanzie offre? Ora non si tratta più solo di divenire soci, ma la conferma che il candidato ha mire egemoniche e che passo dopo passo ammette usi e costumi religiosi per noi intollerabili, mi preoccupa oltremodo. La Turchia ha un'enclave in Europa, la Tracia turca, e il mare non ci protegge come avviene per Tunisia, Egitto eccetera. Lei è sempre fiducioso?
fornasier.nerio@yahoo.fr
Caro Fornasier,
Credo che le sue preoccupazioni non siano giustificate. La Turchia non ha ritirato la domanda di adesione, ma non può ignorare che il negoziato è ormai bloccato, di fatto, da parecchi anni e che vi sono Paesi dell'Unione Europea esplicitamente ostili a una tale prospettiva. Aggiungo che gli sviluppi della crisi siriana hanno reso il nodo ancora più imbrogliato. La Turchia è divenuta una retrovia della guerra. Ospita non soltanto un numero crescente di profughi siriani, ma anche i guerriglieri che attraversano la frontiera per raggrupparsi o cercare assistenza sanitaria. Ed è probabilmente un corridoio per le armi provenienti da altri Paesi sunniti. Pensare che in queste condizioni possa contare su una più favorevole accoglienza dei Paesi dell'Ue mi sembra oggi difficilmente immaginabile. È un Paese sull'orlo d'una guerra che porterebbe con sé, se entrasse nell'Ue, tutti i problemi da cui è afflitto.
Esiste invece, caro Fornasier, un argomento opposto rispetto a quello della sua lettera. Molti osservatori turchi e protagonisti delle manifestazioni, soprattutto fra i più giovani, osservano in questi giorni che i caratteri autoritari del governo Erdogan e certi provvedimenti «islamisti», come quello sul consumo degli alcolici, avrebbero trovato maggiori ostacoli sulla loro strada se i negoziati con l'Europa non avessero subito il brusco rallentamento degli scorsi anni. L'Ue ha assecondato la politica di Erdogan contro i militari e ha chiuso gli occhi anche quando è apparsa a molti persecutoria, perché riteneva che il ruolo delle forze armate voluto da Kemal Atatürk fosse incompatibile con i principi di una moderna democrazia. Ma avrebbe certamente sollevato riserve e obiezioni, se i negoziati avessero qualche prospettiva di successo, quando Erdogan si è dimostrato sempre meno tollerante verso la stampa e ha preso provvedimenti caratterizzati da una forte connotazione religiosa. Lei ha certamente ragione quando sottolinea l'importanza della Turchia per l'Europea. Ma non è colpa della Turchia se noi ci siamo privati della possibilità di esercitare una decisiva influenza sulla evoluzione del suo sistema politico.
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