Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 06/11/2012, a pag. 16, l'articolo di Giordano Stabile dal titolo " Autobombe e raid aerei guerra aperta a Damasco ". Dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale dal titolo " Fermo immagine a Damasco" . Da LIBERO, a pag. 17, la breve di Glauco Maggi dal titolo " Attacco a Israele a un giorno dal voto ".
Ecco i pezzi:
La STAMPA - Giordano Stabile : " Autobombe e raid aerei guerra aperta a Damasco "
La classificazione dei nemici secondo il governo di Assad
Un migliaio di esponenti dell’opposizione siriana sono riuniti da due giorni a Doha, in Qatar, per cercare di formare un fronte unito e presentabile agli alleati occidentali. Un numero che farebbe invidia alle più folte brigate impegnate al fronte, ma che cozza con l’idea finale di un «organismo snello, al massimo di cinquanta persone» sognato da Usa e Ue, che dovrebbe portare a un efficace governo in esilio, o forse da impiantare addirittura nella zona conquistata dai ribelli al confine con la Turchia. Ma l’ambizione della conferenza di Doha, fortissimamente voluta da Hillary Clinton, cozza con le resistenze del Cns, il Consiglio nazionale siriano, finora l’interfaccia fra ribelli e alleati occidentali, che si ritroverebbe in minoranza nel nuovo governo. Il Cns punta i piedi, rifiuta «ogni ipotesi» di trattative con Bashar al Assad, anche per un suo eventuale esilio. E spera in una spallata finale da dare in tempi brevi al regime, in modo da operare da vincitore il «rimpasto governativo».
Con il fronte cristallizzato ad Aleppo in un estenuante guerra di cecchini, i gruppi più attivi hanno alzato il tiro con le autobomba kamikaze, sul modello Iraq. Ieri Al Nusra al Shams, gruppo legato all’Al Qaeda irachena, ha rivendicato uno dei più micidiali attacchi contro le truppe governative: 50 militari e miliziani pro-regime morti,a un check point di Ziyara, nella provincia di Hama. L’obbiettivo, secondo il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdal Rahman, era il «Centro per lo sviluppo agricolo la più importante base delle milizie filo-Assad nella provincia».
Un altro attentato, rivendicato dalla brigata Aisha, ha colpito invece una piazza affollata, Arus al Jabal, nel quartiere residenziale di al Mezzeh, nella parte sud-occidentale di Damasco. Zona con una forte presenza di alawiti, la minoranza sciita a cui appartiene Assad, e molte residenze delle famiglie degli uomini dei servizi. Almeno 11 i morti. Ma nella capitale, dove il fronte si è riacceso dopo la breve tregua durante la festa dell’Aid al Adha, gli scontri più duri sono attorno al campo profughi palestinese di Yarmouk. Una bomba improvvisata (Ied), altra tecnica presa a prestito dall’Iraq, ha fatto saltare un pulmino carico di soldati vicino all’ingresso occidentale: sette sono rimasti uccisi. L’esercito ha risposto con l’artiglieria. I palestinesi, dopo che Hamas si è alleata con il Qatar, sono nel mirino. E ieri tutti gli uffici dell’organizzazione in Siria sono stati sigillati.
Altri colpi di cannone sono caduti ne distretti meridionali della capitale, in particolare ad Hajar al Aswad, mentre un raid aereo vicino al confine con la Turchia, al Nord, ha ucciso un ventina di insorti. Una nuova accelerazione nella guerra che, come nota l’analista americano John Landis, sta già seppellendo «il piano C di Clinton» per costruire un’opposizione credibile. I duri e puri stanno vincendo sul campo, e il progetto di «coinvolgere le élite siriani nei piani occidentali» rischia di fallire come fallì negli anni Cinquanta.
Il FOGLIO - " Fermo immagine a Damasco"
Bashar al Assad
LIBERO - Glauco Maggi : " Attacco a Israele a un giorno dal voto "
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