Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 31/10/2012, a pag. 3, l'articolo di Pio Pompa dal titolo " Il modello salafita-talebano ispirerà l’islamismo del futuro ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 50, l'articolo di Marco Ventura dal titolo " Solidarietà al preside tunisino, simbolo della resistenza agli islamisti ". Da REPUBBLICA, a pag. 34, l'articolo di Suzanne Daley dal titolo " Marocco, no al sesso, il villaggio a luci rosse spento dagli islamisti ".
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - Pio Pompa : " Il modello salafita-talebano ispirerà l’islamismo del futuro "
Pio Pompa
CORRIERE della SERA - Marco Ventura : " Solidarietà al preside tunisino, simbolo della resistenza agli islamisti "
Marco Ventura, Habib Kazdaghli, preside della facoltà di Lettera della Manouba
Si batte da più di un anno Habib Kazdaghli, preside della facoltà di Lettere della Manouba, a trenta chilometri da Tunisi. Dopo la cacciata di Ben Ali, il popoloso campus della Manouba, luogo simbolo della cultura critica araba, è stato scelto dagli islamisti come terreno di scontro. Invano il preside Kazdaghli ha invitato anche i gruppi islamisti più accesi a integrarsi nel pluralismo universitario; inutilmente ha accettato che le ragazze portassero il velo integrale, il niqab, ovunque nel campus salvo durante le lezioni e gli esami.
Il divieto, per quanto limitato, ha fornito ai salafisti il pretesto che cercavano per occupare la facoltà, intimidire le professoresse «prostitute» perché a capo scoperto, cacciare il preside. Lui, Habib Kazdaghli, servitore dello Stato, custode della gloriosa storia intellettuale della Manouba, ha trasformato la sua utilitaria in presidenza. Si è messo a firmare carte sul cofano. Poi l'occupazione è sembrata allentarsi, Kazdaghli è tornato al suo ufficio. Fino allo scorso marzo, quando alcune ragazze in niqab hanno fatto irruzione in presidenza e hanno saccheggiato l'ufficio di Kazdaghli.
Mentre il preside si recava dalla guardia nazionale per denunciare l'accaduto, una delle ragazze, Imen Berrouha, ha a sua volta denunciato il preside per averla schiaffeggiata. Da marzo in qua, l'ombra di una condanna a 15 giorni di carcere del preside illuminato, studioso dell'ebraismo e profeta di una Tunisia libera e plurale, ha eccitato gli estremisti e assillato gli intellettuali. Infine, la scorsa settimana, il tribunale della Manouba ha rinviato a giudizio Habib Kazdaghli riformulando il capo d'imputazione. Non più semplice aggressione, ma violenza nell'esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale. Quando tra qualche settimana il preside andrà davanti al giudice rischierà non più 15 giorni, ma cinque anni di carcere. Molti professori in Europa si sono mobilitati. La solidarietà con il preside Kazdaghli continuerà a crescere. Travalica ogni confine la semplice tenacia di questo testimone della libertà; è vitale per tutti la sua resistenza.
La REPUBBLICA - Suzanne Daley : " Marocco, no al sesso il villaggio a luci rosse spento dagli islamisti "
Suzanne Daley Aine Leuh, Marocco
AIN LEUH (MAROCCO) Questo paesino di montagna, dalle pareti imbiancate a calce, era un posto dove poter fare sesso. Le donne passeggiavano nelle viuzze, offrendo una versione marocchina del quartiere a luci rosse di Amsterdam. Ma questa è storia passata. Un gruppo di “islamisti” ha preso in mano la situazione: negano di essere fanatici religiosi. A sentir loro, erano stanchi di vivere fianco a fianco con i clienti ubriaconi e rissosi delle prostitute; stanchi che le loro figlie di ritorno da scuola ricevessero proposte oscene. «Dopo il Ramadan c’erano file di uomini», dice Mohammed Aberbach, 41 anni, che ha aiutato ad allontanare le prostitute. Ora le stradine sono tranquille. Le porte, dipinte di verde e giallo, sono per lo più chiuse; alcune prostitute adesso vendono dolciumi. Altre donne chine sui telai fabbricano tappeti berberi. I cambiamenti ad Ain Leuh sono citati da alcuni a prova di un ulteriore trionfo della Primavera araba: di ciò che può accadere quando i cittadini si adoperano per migliorare da soli le proprie condizioni di vita. Per altri, tuttavia, ciò dimostra in che modo gli islamisti più integralisti riescano a imporsi. «L’economia è in caduta libera», dice Ali Adnane, dell’agenzia per lo sviluppo rurale. «Le ragazze prendevano case in affitto, pagavano in contanti e facevano acquisti. Alcuni sono soddisfatti del cambiamento, altri decisamente no». Il Marocco ha scongiurato buona parte della violenza toccata ai Paesi arabi. Re Mohammed VI ha promesso riforme. Il Paese ha una nuova Costituzione e un governo islamista moderato. Molti, però, sono insoddisfatti del ritmo del cambiamento nel Paese piagato dalla disoccupazione e dalla corruzione. Cosa sia successo davvero in questo paesino di 5 mila anime è oggetto di dibattito. Secondo Aberbach, proprietario di vari negozi, gli islamisti non hanno commesso niente di illegale: né minacce né violenze. Altri, però, come Haddou Zaydi del consiglio municipale, riferiscono violenze, abusi e controlli illegali. Mourad Boufala, 32 anni, ritiene offensivi i modi degli islamisti: «Hanno picchiato le giovani; peggio: non hanno offerto loro alternative». Boufala teme che il Marocco diventi preda dei miliziani, per esempio gli islamisti. «Le milizie si comportano come se fossero loro a comandare». Pochi qui considerano la campagna anti-prostituzione in termini religiosi: per Aberbach «la Primavera araba ha portato una nuova cultura, quella del farsi sentire. Potremmo avere turisti. Ci sono bei luoghi da visitare, ma chi verrebbe in un posto noto per le prostitute? Nessuna donna poteva più dire di essere originaria di questo villaggio».
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