Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 26/09/2012, a pag. 1-4, l'articolodi Giulio Meotti dal titolo " Perché militari e 007 israeliani sono sempre più ostili a Netanyahu". Dalla STAMPA, a pag. 14, l'intervista di Francesca Paci all'ambasciatore israeliano Naor Gilon dal titolo " L’ambasciatore Gilon: 'Fermiamo Teheran, non può avere l’atomica' ".
A destra, Mahmoud Ahmadinejad : " Ho preso in prestito lo slogan di Obama "
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - Giulio Meotti : "Perché militari e 007 israeliani sono sempre più ostili a Netanyahu"
Giulio Meotti Bibi Netanyahu
La STAMPA - Francesca Paci : " L’ambasciatore Gilon: 'Fermiamo Teheran, non può avere l’atomica' "
Naor Gilon, Francesca Paci
L’ultimo discorso all’Onu del presidente iraniano coincide con la ricorrenza ebraica dell’espiazione, lo Yom Kippur. Nonostante i tamburi di guerra in sottofondo l’attacco non ci sarà, scommettono gli insider. Non prima delle elezioni americane, almeno. E poi? L’ambasciatore israeliano a Roma, Naor Gilon, punta sulla comunità internazionale, convinto che Teheran sia «una minaccia per tutti».
Cosa si aspetta dall’intervento di Ahmadinejad?
«Il punto non è cosa dirà ma cosa rappresenta oggi l’Iran, un paese responsabile di atti di terrorismo in tutto il mondo. Sappiamo, prove alla mano, che dietro alcuni degli attentati a Baku, Tiblisi, Burgas, Bangkok, New Delhi, c’è Teheran. I Guardiani della rivoluzione hanno ammesso di essere in Siria a sostegno di Assad e in Libano con Hezbollah. Da Ahmadinejad ci aspettiamo di tutto ma vorremmo che la comunità internazionale gli sottraesse legittimità e che, diversamente dal summit dei paesi non allineati, gli invitati al suo discorso all’Onu considerasse- oro la loro presenza al discorso».
Bomba o non bomba: Israele attaccherà l’Iran?
«L’attacco, come le sanzioni, è uno strumento. Il target è il medesimo: impedire che un regime così estremo si doti dell’arma nucleare. Se riuscisse nel suo intento, Teheran minaccerebbe l’intera regione. Il disincentivo migliore è quello diplomatico ma, a giudicare dalle stime dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica sui passi avanti fatti da Teheran nell’arricchimento dell’uranio, sembra che finora non abbia funzionato. Se le sanzioni non saranno sufficienti servirà altro, ma la priorità è bloccare l’Iran».
Negli Stati Uniti ci si chiede sempre più spesso se un Iran nucleare contrapposto a Israele potrebbe stabilizzare l’area come avvenne con la deterrenza Usa-Urss. È d’accordo?
«Primo: non è ciò che abbiamo udito dall’amministrazione Obama, che ha sempre ripetuto di voler bloccare un Iran nucleare. Secondo: è molto pericoloso paragonare situazioni diverse. Storicamente non ci siamo mai confrontati con regimi ideologici e religiosi come quello iraniano. Se ottenesse la bomba Teheran inaugurerebbe una corsa all’atomica in un Medio Oriente non esattamente stabile e invece di due paesi armati contrapposti ce ne troveremmo quattro o cinque».
Il dibattito sull’attacco è acceso anche in Israele. Ci spieghi le ragioni di falchi e colombe.
«La maggioranza degli israeliani è d’accordo sulla necessità d’impedire che l’Iran si doti del nucleare. Le differenze riguardano l’efficacia del raid, l’opportunità di procedere o meno senza Washington, le possibili conseguenze sulla popolazione».
I pasdaran sostengono che un raid israeliano scatenerebbe la terza guerra mondiale. È così?
«Teheran sta mostrando nervosismo, cerca di far leva sulla paura per spingere America e Europa a dissociarsi da un eventuale raid. Giorni fa ha detto addirittura che se attaccata avrebbe colpito obiettivi Usa».
Israele e Usa divergono sulla tempistica del raid ma anche sulla «linea rossa». Che fine ha fatto l’amico americano?
«Israele condivide con Washington l’obiettivo di fermare l’Iran. Poi possono esserci divergenze nella percezione del rischio, anche perché Israele è un paese più piccolo e più vicino all’Iran. Ma la sostanza non cambia, neppure in vista del voto: sia il presidente Obama che Romney concordano sullo stop all’Iran».
Nel saggio «Spies Against Armageddon» Dan Raviv e Yossi Melman sostengono che il Mossad avrebbe ucciso almeno 4 scienziati nucleari iraniani. È quanto denuncia Teheran...
«L’Iran incolpa Israele anche se ha problemi con l’elettricità».
Vi preoccupa il riavvicinamento tra l’Egitto e l’Iran?
«Non è positivo che oggi un paese si accosti all’Iran, qualsiasi paese sia. Spero che l’Egitto agisca in base ai propri interessi che non vanno certo nella direzione di un asse con Teheran».
Come sono i rapporti con l’Egitto post Mubarak?
«C’è un crescente mutuo interesse per il Sinai, una zona minacciata da estremisti islamici che non sono necessariamente amici dell’Egitto di Morsi».
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