Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 11/04/2012, a pag. 19, l'articolo di Bernard-Henri Lévy dal titolo " La menzogna e la disfatta di Günter Grass ". Dal GIORNALE, a pag. 28, l'articolo dal titolo " Gli scrittori ebrei: Günter Grass è immorale ", preceduto dal nostro commento. Pubblichiamo il lancio ANSA dal titolo " Grass contro Israele: Accademia Nobel non ritirerà premio. Riconoscimento ottenuto solo e unicamente per meriti letterari ". Dall'UNITA', a pag. 33, l'articolo di Roberto Brunelli dal titolo " Da Tel Aviv a Berlino il coro anti-Grass comincia a stonare ", preceduto dal nostro commento. Dal MANIFESTO, a pag. 1-7, l'articolo di Moni Ovadia dal titolo " Il nervo scoperto di Israele ", preceduto dal nostro commento.
Ecco i pezzi:
CORRIERE della SERA - Bernard-Henri Lévy : " La menzogna e la disfatta di Günter Grass "
Bernard-Henri Lévy
C'è la Corea del Nord con il suo tiranno autistico, dotato di un arsenale nucleare ampiamente operativo. C'è il Pakistan, di cui nessuno sa quante ogive nucleari possieda, né dove si trovino esattamente, né quali garanzie abbiamo di non vederle cadere, un giorno, nelle mani di gruppi legati a al Qaeda. C'è la Russia di Putin, che è riuscito nell'impresa di sterminare, in due guerre, un quarto della popolazione cecena. C'è il macellaio di Damasco, con i suoi 10.000 morti, e con una testardaggine criminale che minaccia la pace nella regione. C'è l'Iran, certo, i cui dirigenti hanno fatto sapere che le loro armi nucleari, quando ne disporranno, serviranno a colpire uno dei loro vicini.
Insomma, viviamo su un pianeta dove c'è l'imbarazzo della scelta su quale sia lo Stato più ufficialmente piromane, che prende apertamente di mira i suoi civili e i popoli circostanti, e che minaccia il mondo di conflagrazioni o di disastri senza precedenti da decenni.
Ebbene, ecco che uno scrittore europeo, uno dei più grandi e più eminenti poiché si tratta del premio Nobel di letteratura Günter Grass, non trova niente di meglio da fare che pubblicare un «poema» in cui spiega che a pesare sulle nostre teste c'è soltanto una minaccia seria; minaccia che viene da un piccolissimo Paese, uno dei più piccoli del mondo, anche uno dei più vulnerabili e, sia detto en passant, un Paese democratico: lo Stato di Israele.
Tale dichiarazione ha confortato i fanatici che regnano a Teheran e che, attraverso il loro ministro della Cultura, Javad Shamaghdari, si sono affrettati a celebrare l'«umanità» e lo «spirito di responsabilità» dell'autore di «Tamburo di latta». È stata oggetto di commenti estasiati, in Germania e nel resto del mondo, da parte di tutti i cretini pavlovizzati che confondono il rifiuto del politicamente corretto con il diritto al lasciarsi andare e a liberare così i miasmi di pensiero più pestilenziali. Ha dato luogo al solito e noioso dibattito sul «mistero del grande scrittore che può essere un codardo o un mascalzone» (Céline, Aragon) o, peggio, sulla «indegnità morale», o la menzogna, che non devono mai essere criteri letterari (altrimenti si permette a una moltitudine di Céline o di Aragon in scala minore, di abbandonarsi all'abiezione…).
Ma, per l'osservatore di buon senso, la vicenda sollecita soprattutto tre semplici riflessioni.
Il mistero, talvolta, della tarda età. Il momento terribile, che non risparmia le persone più illustri, in cui una sorta di anosognosia intellettuale fa cadere tutte le dighe che di solito trattengono lo scatenamento dell'ignominia. «Addio, vecchio, e pensami, se mi hai letto» (Lautréamont, «Maldoror», Canto 1°).
Il passato dello stesso Günter Grass. La confessione che fece, sei anni fa, quando raccontò di essersi arruolato, a poco più di 17 anni, in una unità della Waffen SS. Come non pensarci oggi? Come non collegare le due sequenze? Fra il burgravio socialdemocratico che confessa di aver ricevuto un addestramento militare sotto il nazismo e il farabutto che oggi dichiara, come qualsiasi nostalgico di un fascismo divenuto tabù, che non ne può più di tacere, che quello che dice «deve» esser detto, che i tedeschi sono «già sufficientemente oppressi» (ci si chiede da che cosa…) per non diventare, inoltre, «complici» dei «crimini» presenti e futuri di Israele: il legame non è, purtroppo, palese?
Poi, la Germania. L'Europa e la Germania. O la Germania e l'Europa. Il brutto vento che soffia sull'Europa e gonfia le vele di quello che bisogna ben chiamare neo-antisemitismo. Non più un antisemitismo razzista. Né cristiano. Nemmeno anticristiano. Né, veramente, anticapitalista, come all'inizio del XX secolo. No. Si tratta di un antisemitismo nuovo, che ha la possibilità di ridiventare udibile e, prima di essere udibile, dicibile, solo se riesce a identificare l'«essere ebreo» con l'identità cosiddetta criminale dello Stato di Israele, pronto a lanciare le sue saette sull'innocente Stato iraniano. È quel che fa Günter Grass. Ed è quel che rende questa vicenda terribilmente eloquente.
Rivedo Günter Grass a Berlino, nel 1983, al compleanno di Willy Brandt. Lo ascolto, prima sul palco, poi a tavola, al centro di una piccola corte di ammiratori; ha i capelli folti e la parola facile, occhiali dalla montatura ovale che lo fanno somigliare a Bertolt Brecht, il grosso volto a soffietto che trema di finta emozione mentre esorta i compagni a guardare in faccia il loro famoso «passato che non passa».
Ed ecco che, trent'anni più tardi, si ritrova nella stessa situazione di quegli uomini dalla memoria piena di vuoti, fascisti senza saperlo, ossessionati senza averlo voluto, che quella sera invitava a mettersi in regola con i loro inconfessabili pensieri reconditi: postura e impostura; statua di sabbia e commedia; il Commendatore era un Tartufo; il professore di morale era l'incarnazione dell'immoralità, che prendeva a sciabolate. Günter Grass, il gran luminare della letteratura, il «rombo» congelato da sessant'anni di pose e di menzogna, finisce di decomporsi ed è, letteralmente, quel che si dice una disfatta. Che tristezza.
Il GIORNALE - " Gli scrittori ebrei: Günter Grass è immorale "
A. B. Yehoshua
C'è anche A. B. Yehoshua tra i firmatari dell'appello contro Grass.
Dopo l'intervista pubblicata ieri sulla Stampa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&id=44104) nella quale lo scrittore israeliano minimizzava la gravità della poesia di Grass contro Israele, buona la sua decisione di firmare l'appello.
Ecco il pezzo:
Un appello rivolto ai letterati di tutti i Paesi del mondo affinché denuncino come «immorale » il controverso poema pubblicato di recente dal premio Nobel tedesco Günter Grass in cui Israele viene criticato per la sua politica nei confronti dell’Iran e il suo arsenale nucleare presentato come una minaccia alla pace nel mondo. È questa l’iniziativa - con pochi precedenti lanciata dal presidente dell’Associazione degli scrittori israeliani. L’appello è stato firmato anche da una celebrità come A. B. Yehoshua. Ma ha spaccato la tradizionale troika di romanzieri engagée d’Israele: poiché - a differenza di Yehoshua - Amos Oz e David Grossman, le altre due «coscienze critiche ufficiali»dello schieramento liberal del Paese, lo hanno ignorato.
Nel documento,il presidente dell’associazione, Herzl Hakak, bolla come «vergognosa e immorale » l’opera di Grass, affermando che essa «mira a delegittimare Israele e il popolo ebraico» e sollecitando gli scrittori a «denunciarne» i contenuti. «Intendiamo rivolgerci-insiste Hakak-al Pen Club e al Comitato per il Nobel, che si devono esprimere: qui non si tratta di politica, ma di morale, in quanto Grass si rende complice di un insabbiamento delle dichiarazioni genocide dei leader iraniani». Il riferimento è ai proclami incendiari rimbalzati negli ultimi anni da Teheran in cui si auspica «la cancellazione dalle mappe geografiche del cancro sionista».
Il poema di Grass - che in gioventù indossò l’uniforme delle Waffen SS,esperienza tenuta nascosta per 60 anni e confessata solo qualche tempo fa dallo scrittore, oggi 84enne-ha suscitato diffuse reazioni di sdegno nell’opinione pubblica e da parte del governo israeliano, da cui ranghi non sono mancate persino accuse di antisemitismo e nazismo. Fino alla decisione, annunciata due giorni fa dal ministro dell’Interno,Eli Yishai, di dichiarare «persona non grata» nello Stato ebraico l’autore del Tamburo di latta .
ANSA - "Grass contro Israele: Accademia Nobel non ritirerà premio. Riconoscimento ottenuto solo e unicamente per meriti letterari "
Grass riceve il Nobel nel 1999
Un consiglio al Re di Svezia. perchè non concede il Premio Nobel (postumo) a L.F.Céline ? se è per la letteratura, anche a un conclamato filo-nazista può starci, no ?
BERLINO, 10 APR - A dispetto delle polemiche infuocate nate intorno alla poesia 'Quel che deve essere detto', in cui lo scrittore tedesco Guenter Grass ha accusato la «potenza nucleare» Israele di minacciare la pace nel mondo, l'Accademia svedese del Nobel non vede alcuna ragione per ritirare il premio assegnato nel 1999 all'opera letteraria dell'autore. «Non c'è stata e non ci sarà alcuna discussione nell'Accademia svedese per ritirargli il premio», ha reso noto stamani il segretario permanente Peter Englund in un post sul suo blog (akademiblogg.wordpress.com/). «Per quel che concerne il dibattito provocato dalla poesia di Guenter Grass 'Quel che deve essere detto' - ha scritto ancora Englund - vorrei sottolineare che il signor Grass ha ricevuto il premio Nobel nel 1999 solo e unicamente per i suoi meriti letterari».
L'UNITA' - Roberto Brunelli : " Da Tel Aviv a Berlino il coro anti-Grass comincia a stonare "
Günter Grass
Ricordiamo a Brunelli che la capitale di Israele è Gerusalemme, non Tel Aviv.
Secondo il giornalista, la poesia di Grass non è così grave e, comunque, non cancella " tutta l’opera di Grass negli ultimi sessant’anni: ossia di scrivere «contro l’oblio». L’oblio del dopo-Auschwitz, di una Germania vogliosa di dimenticare o banalizzare gli orrori nazisti, e che aveva quasi solo in Grass il proprio controcanto ". Grass aderì alle Waffen SS (ci andò volontario, dopo dichiarò che era stato nella Whermacht, non nelle SS !) e, una volta caduto il nazismo, tenne nascosta questa parte della sua esistenza per diversi anni. E' facile condannare una dittatura alla quale si è aderito con entusiasmo quando questa è caduta. Facile lavarsi la coscienza a posteriori.
Non importa quanto ha scritto Grass sulla necessità di ricordare la Shoah. L'antisemitismo di oggi non è più quello dei lager, è quello di chi si scaglia contro Israele e i suoi cittadini. Grass, nell'arco della sua vita, ha sperimentato entrambi i generi, l'antisemitismo dei nazisti durante la gioventù e, oggi, quello degli antisionisti e odiatori di Israele.
Ecco il pezzo:
Il MANIFESTO - Moni Ovadia : " Il nervo scoperto di Israele "
Moni Ovadia
Moni Ovadia in difesa di un odiatore di Israele, ci saremmo stupiti del contrario.
Nel suo articolo Ovadia ammette che sì, la poesia di Grass non descrive la realtà, non è Israele a minacciare l'Iran, ma il contrario.
Secondo Ovadia, comunque, la poesia ha suscitato scalpore non tanto per l'antisemitismo di Grass (che, a parere di Ovadia, non c'è), quando perchè "il vero nervo scoperto di tutto l’affaire Grass per quanto riguarda i Nethanyahu e i Lieberman di turno (...) è l’assoluta indisponibilità a qualsiasi forma di controllo dell’arsenale nucleare israeliano da parte di chicchessia. Il sistema di potere dello stato di Israele pretende autoreferenzialmente di essere al di sopra di qualsiasi straccio di legalità internazionale al riguardo di certe questioni sensibili e segnatamente la sicurezza in tutte le sue declinazioni". La denuncia del presunto arsenale nucleare israeliano. Sarebbe per questo che la poesia di Grass ha suscitato le reazioni internazionali.
Israele non ha mai negato nè confermato di possedere un arsenale nucleare, perciò non è ben chiaro in base a quali dati Grass e Ovadia possano accusarlo di essere un pericolo per l'Iran e il Medio Oriente. Grass e Ovadia sanno dove si trovano le testate nucleari? Quante sono? Magari saprebbero anche specificare se e quando Israele intende utilizzarle? No? Allora non si capisce di che cosa stia questionando Ovadia.
L'avanzamento del nucleare iraniano è documentato dall'AIEA. Questo, combinato ai test missilistici e alle minacce di Mahmoud Ahmadinejad contro Israele, invece, sono dati reali sui quali riflettere. Non è Israele a minacciare, ma l'Iran. Negare questa realtà con una poesia a mero scopo autopubblicitario è grave e pericoloso, per questo ben venga la reazione del governo e degli intellettuali e giornalisti israeliani.
Ecco l'articolo:
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