Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 07/03/2012, in prima pagina, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " La provvista d’Israele ". Dalla STAMPA, a pag. 18, l'articolo di Paolo Mastrolilli dal titolo " Iran, ripartono le trattative ".
Ecco i due articoli:
Il FOGLIO - Giulio Meotti : "La provvista d’Israele "
Giulio Meotti
La STAMPA - Paolo Mastrolilli : " Iran, ripartono le trattative "
Ripartono i negoziati internazionali sul programma nucleare iraniano, proprio mentre le voci di un’imminente azione militare contro la Repubblica islamica si stavano moltiplicando. Il presidente Obama ne approfitta per criticare i suoi avversari repubblicani, accusati di parlare di guerra con troppa leggerezza.
Nei giorni scorsi Saeed Jalili, capo negoziatore di Teheran, aveva segnalato la disponibilità del suo Paese a riprendere i colloqui. L’apertura era seguita alla decisione dell’Europa e degli Stati Uniti di imporre nuove sanzioni, che tra l’altro puntano a bloccare le esportazioni di petrolio iraniano. In un primo momento Teheran aveva reagito minacciando di bloccare il traffico nello stretto di Hormuz. Poi è arrivata l’apertura, cui ha risposto in maniera positiva la rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton. I colloqui dovrebbero seguire il formato già utilizzato in passato del 5 + 1, includendo Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania, ma i dettagli dovranno essere studiati nelle prossime due settimane. Di sicuro la trattativa non dovrebbe riprendere prima del capodanno iraniano, che cade alla fine del mese.
In un altro potenziale segnale di distensione, Teheran ha dato la sua disponibilità a far entrare gli ispettori dell’Aiea nella base militare di Pachin, un sito segreto a Sud-Est della capitale, dove finora l’accesso era sempre stato negato. Anche in questo caso, però, l’apertura sembra accompagnata da alcune condizioni. L’ingresso infatti sarebbe limitato a due delle cinque aree del complesso, e legato poi all’andamento dei colloqui.
Lunedì Obama ha ospitato alla Casa Bianca il premier israeliano Netanyahu, ribadendo che ogni opzione resta sul tavolo per risolvere la crisi, ma la finestra per l’intesa diplomatica è ancora aperta, anche perché stanno entrando in vigore sanzioni più dure. Netanyahu ha rivendicato il diritto dello Stato ebraico a difendersi con i suoi mezzi come ritiene necessario, e parlando poi all’organizzazione ebraica Aipac ha avvertito che il tempo a disposizione per una via d’uscita pacifica sta scadendo.
Commentando le critiche ricevute dai repubblicani, Obama ha accusato i suoi rivali di parlare con «spacconeria». Poi ha aggiunto che i candidati presidenziali non hanno responsabilità esecutive, mentre lui è il comandante in capo: «Coloro che suggeriscono, propongono o battono i tamburi di guerra, dovrebbero spiegare chiaramente al popolo americano quali sarebbero i costi della guerra».
Sull’Afghanistan Obama ha detto che le violenze seguite all’errore del Corano bruciato confermano la necessità di continuare lungo la via d’uscita prevista, mentre sulla Siria, pur denunciando ancora la repressione, ha notato che manca il consenso internazionale e un’azione unilaterale americana sarebbe un errore.
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