Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 06/03/2012, a pag. 19, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Netanyahu a Obama: siamo padroni del nostro destino ". Dal FOGLIO, in prima pagina, l'articolo dal titolo " Le richieste d’Israele ".
Stupisce la scarsa attenzione dimostrata dai quotidiani di oggi, 06/03/2012, per l'incontro avvenuto ieri fra Bibi Netanyahu e Barack Obama. Fatta eccezione per Corriere della Sera, Foglio e Stampa (con un articolo di Paolo Mastrolilli che contiene le stesse informazione dei due citati)), la notizia è stata pressochè ignorata o sottostimata dal giornali. C'è da chiedersene il motivo, data l'importanza degli argomenti all'ordine del giorno. Il nucleare iraniano, i rischi che corrono Israele e tutto l'Occidente, l'ipotesi di un attacco ai siti nucleari, la scelta di Obama di continuare, per ora, con la via diplomatica, le minacce degli ayatollah non sono stati ritenuti abbastanza interessanti per i lettori italiani?
Per il video con l'incontro tra Obama e Netanyahu (riportato in home page oggi), cliccare sul link sottostante
http://www.youtube.com/watch?v=05TFdYnD17E
Per il video del discorso di Obama all'Aipac, cliccare sul link sottostante
http://www.youtube.com/watch?v=A0rFbP6KvxY
Ecco i pezzi:
CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " Netanyahu a Obama: siamo padroni del nostro destino "
Bibi Netanyahu con Barack Obama
WASHINGTON — Barack Obama e Benjamin Netanyahu hanno iniziato con le carezze. Con il presidente che ha definito l'impegno americano al fianco di Israele «solido come una roccia». E poi giù con altri complimenti davanti ad un premier israeliano attento e teso. Consapevole che le telecamere erano lì nello Studio Ovale pronte a intercettare un eventuale segnale di disappunto come era avvenuto in passato, evidenziando la scarsa simpatia reciproca. Poi, usciti i giornalisti, i due leader si sono messi al lavoro sul nucleare iraniano. Un colloquio protrattosi per oltre due ore a segnalare un vertice dalle implicazioni e differenze. Con Obama convinto che ci sia ancora «spazio» per la diplomazia mentre Netanyahu, poco disposto ad aspettare, è venuto a Washington per capire quali siano i margini d'azione.
L'incontro alla Casa Bianca è diventato così il momento di un chiarimento tra due partner uniti dalla preoccupazione della Bomba ma divisi su come fermarla. Obama, volutamente, non ha risparmiato gli impegni verbali in difesa di Israele. La sintesi: «Noi siamo voi», ma dovete dare tempo alla diplomazia. Una pazienza «armata». Washington afferma che l'Iran non è poi così avanti nel programma e spera che le sanzioni possano spingere Teheran a negoziare sul serio. Il bastone è pronto dietro la porta, ma la Casa Bianca crede che sia necessario esplorare altre strade. Ancora meglio se la ricerca si allunga fin dopo le presidenziali di novembre.
Il premier israeliano ha un'idea diversa sostenuta, probabilmente, da nuovi elementi forniti dall'intelligence. Gli iraniani lavorano sodo e gli ispettori dell'Aiea hanno segnalato ieri attività sospette nell'impianto di Parchin. Ricerche — è la convinzione di Netanyahu — che porteranno l'Iran a coronare i suoi obiettivi. Gerusalemme, alla pazienza statunitense, ha opposto un'urgenza che diventa, a tratti, fretta: fermiamoli prima che nascondano tutto nei bunker. Se per gli Usa «la finestra di opportunità» diplomatica resta aperta, per Israele rischia di chiudersi quella militare. Per questo vuole sapere se nel caso emergono elementi su progressi avanzati degli iraniani gli Usa siano pronti a partecipare ad un attacco.
In assenza di garanzie Netanyahu coltiva il piano B ed ecco che ribadisce che «Israele è padrone del proprio destino». Principio all'autodifesa riconosciuto da Obama. Per molti osservatori è questo il varco per il blitz. Uno scenario che qualcuno ritiene «imminente», in un arco di tempo tra la primavera e ottobre. Quadro nero contestato da chi pensa che Israele usi la minaccia dell'attacco per ottenere pressioni senza precedenti sui mullah. Obama non si fida. Si oppone all'assalto, però, se dovesse accadere vuole essere avvisato. Mossa non data per scontata. La stampa israeliana di sinistra sostiene che Netanyahu fa il tifo per i repubblicani e non vuole aiutare i democratici. E allora quando Obama dice di aspettarsi «mesi difficili» non mette solo le mani avanti ma teme qualche sorpresa.
Il FOGLIO - "Le richieste d’Israele "
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