Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 30/11/2011, a pag. 19, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Fra Teheran e Occidente scontro inevitabile ". Dal FOGLIO, a pag. 1-4, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " Gli studenti assaltano l’ambasciata inglese in Iran. Scoppi nelle centrali", a pag. 3, l'editoriale dal titolo " Teheran, Carter e Obama ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 17, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Gli ayatollah e la strategia della tensione".
Ecco i pezzi:
Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Fra Teheran e Occidente scontro inevitabile "
Fiamma Nirenstein
In che consiste veramente il caos iraniano, scoppi, aggressioni, rapimenti, rilasci? È l’uranio, stupido. La lista degli eventi ci aiuta, ma bisogna allargare lo sguardo: lunedì il grande scoppio a Isfahan, uno dei centri di arricchimento nucleare. Poi, ieri, l’attacco di katiushe dal Libano sulla Galilea, nel nord d’Israele, inusitato di questi tempi, perchè gli Hezbollah sono nei guai a causa della rivoluzione siriana che mette in crisi Assad, loro consueto fornitore di armi e aiuti per conto dell’Iran. Ma chiunque abbia sparato dal Libano, siano essi gruppi palestinesi, o la componente sunnita, oppure Al Qaida, si tratta quasi sicuramente di un avvertimento iraniano a chi si era divertito poche ore prima a far esplodere i reattori iraniani. E lo scoppio di ieri è il secondo dopo quello di Bigdaneh il 12 novembre che ha fatto a pezzi il generale Hassan Mogdaneh, cervello pensante del progetto nucleare, seguito tutta una serie di altri eventi, fra cui la sparizione degli scienziati e i devastanti attacchi degli hacker: insomma, qualcuno pensa intensamente, con dedizione, a bloccare la bomba iraniana. Ma l’attacco dal Libano è un piccolo avvertimento a piantarla, come piccola, specialmente dati i precedenti dell’ambasciata americana nel 1979, possiamo giudicare l’aggressione di ieri all’ambasciata britannica. Naturalmente la causa è stata la politica inglese di sanzioni. Esse peraltro si stanno avventando sull’Iran dopo che l’Aiea ha presentato il rapporto in cui certifica che l’Iran arricchisce l’uranio per scopi bellici. Il Congresso americano sta preparando un pacco di sanzioni letali da approvare prima di Natale. Intanto, gli scoppi punteggiano l’antipatia internazionale per la politica nucleare degli ayatollah. Dunque che cosa fa l’Iran in queste ore? Perché attacca gli inglesi e poi li rilascia? Perché è un estremo tentativo di mostrare i denti ma senza creare ulteriori reazioni internazionali per seguitare a proteggere la loro potenza atomica in ascesa. Il regime ringhia senza troppo mordere per conservare il punto di arrivo, l’atomica, in una situazione di difficoltà senza precedenti. La situazione economica rischia di precipitare addosso all’Iran con un’ondata enorme di sanzioni; gli scontri interni sono all’apice; la Siria e la Libia sono cupi segnali; l’opposizione interna, pur seviziata, probabilmente sta preparandosi a una rinnovata rivoluzione una volta che le sanzioni mettano l’economia al tappeto, e comunque lo scoppio nel compound segretissimo di Isfahan dimostra che qualcuno dall’interno aiuta un’eventuale azione internazionale. E l’azione internazionale potrebbe essere larghissima: si dice sempre Mossad e Cia, e nessuno pensa all’Arabia Saudita, di cui l’Iran stava per assassinare l’ambasciatore a Washington.
L’Iran si è spinto molto oltre un comportamento accettabile, mostrando i denti per difendere la bomba, e quando l’Aiea ha dimostrato che essa è reale, è dietro l’angolo, tutte le sue minacce, le sue aggressioni verbali, l’egemonismo nei confronti delle rivoluzioni arabe, le follie del millenarismo che vuole l’apocalisse per stabilire il califfato mondiale e far tornare il Mahdi hanno acquistato un diverso significato: se l’Iran avrà la bomba, la continua minaccia cambierà tutte le dinamiche di un mondo sotto ricatto. Dunque assistiamo alla preparazione di uno scontro che è in ogni caso definitivo, comunque lo si gestisca.
Gli ultimi eventi ci dicono che nessuno può permettersi un Iran con la bomba, e senza bomba l’Iran può ringhiare, ma non azzannare. Dopo, è un’altra storia.
www.fiammanirenstein.com
Il FOGLIO - Giulio Meotti : " Gli studenti assaltano l’ambasciata inglese in Iran. Scoppi nelle centrali"
Giulio Meotti
CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " Gli ayatollah e la strategia della tensione "

Guido Olimpio
WASHINGTON — È dal giorno 1 della Rivoluzione islamica che i seguaci di Khomeini ricorrono alla guerra delle ambasciate. Allora, agli albori della teocrazia, gli «studenti» occuparono quella americana con una spettacolare presa d'ostaggi. E ieri, sempre gli «studenti», in realtà attivisti legati alla milizia dei basiji, hanno preso di mira quella britannica. Uno sfregio che risponde alla strategia della tensione del regime. Una tattica in risposta alla pressione diplomatica — sintetizzata dalle dure sanzioni economiche varate da Londra — e da quella psicologica, marcata dal quotidiano rincorrersi di voci su misteriose esplosioni all'interno di siti strategici.
Teheran, in questo modo, vuole riprendere l'iniziativa dimostrando di essere capace di creare problemi. Mi colpite ai fianchi — sembra dire il potere — e noi restituiamo lo schiaffo in modo diretto. Anche se, secondo costume, la ritorsione è affidata ai cosiddetti «studenti», pronti a scattare come robot a un ordine della Guida. Il segnale d'attacco, infatti, è venuto 24 ore prima proprio dal leader Alì Khamenei che ha indicato nella Gran Bretagna «l'icona dell'imperialismo». Poi è stata la rabbia «naturale» dei cittadini a fare il resto. Un teatrino dove il governo può scaricare la colpa sulla folla, ordinare il fermo di qualche dimostrante e avere la faccia tosta di «deplorare» quanto è avvenuto. Un copione che gli iraniani usano dagli Anni 80 e che hanno riadattato alle esigenze attuali.
A Teheran, infatti, non sono giorni facili. Le autorità sono costrette ad acrobazie verbali per smentire una lunga striscia di episodi poco chiari. Prima l'esplosione in un impianto missilistico che ha provocato la morte di un alto ufficiale e danni consistenti. Quindi la fine dai risvolti oscuri di un figlio della nomenklatura, Ahmed Rezai, trovato senza vita in un hotel di Dubai. Morte naturale — come rassicura la versione ufficiale — o ammazzato durante un interrogatorio brutale dei pasdaran? Due giorni fa un altro «botto» in una città chiave come Isfahan, che ospita un centro nucleare e siti militari. Un portavoce ha sostenuto che si è trattato di un problema verificatosi nel corso di una esercitazione. Incidenti o sabotaggi che siano, si tratta di eventi che non è possibile nascondere. Invece il regime, di solito generoso nel denunciare i complotti, nega su tutta la linea arrivando persino a smentire che sia avvenuto qualcosa.
Diversi osservatori sostengono che i mullah non vogliono farsi trascinare in una trappola di azione e controazione. Neppure vogliono offrire pretesti a chi è pronto a stringere ancora di più il cappio. Al tempo stesso, però, non possono ignorare la loro vocazione alla sfida, gli impulsi degli estremisti e la voglia di vendetta dei parenti dei «martiri». Ecco allora le rivelazioni sulla cattura di una dozzina di agenti Cia, le minacce contro chiunque oserà (dunque domani e non oggi) attaccare l'Iran e infine l'assalto all'ambasciata, molto coreografico e che riattizza lo spirito rivoluzionario.
Gli ayatollah provano a regolare il fuoco della risposta, cavalcano questo o quell'episodio, e tengono testa alla comunità internazionale. Temono nuove sanzioni, però pensano che saranno i loro partner economici a rimetterci di più. Non sottovalutano l'ipotesi di essere attaccati militarmente ma sono convinti che il blitz non sia così vicino. Il nemico — ha spiegato un analista molto ascoltato — non avrà il coraggio di lanciarlo e si affiderà ancora alle operazioni segrete. Si gioca allora sui nervi, provando a dimostrare che l'altro è più debole, costringendolo a un passo indietro, mettendolo in imbarazzo. E quando è possibile si affonda un colpo. Sperando che non inneschi uno scontro totale.
Il FOGLIO - " Teheran, Carter e Obama "

Barack Obama, Jimmy Carter
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