Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 29/11/2011, a pag. 14, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Povere egiziane in fila per votare contro se stesse ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 17, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " La paura dei copti: Una deriva saudita con divieti e veli ", a pag. 40, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " I dubbi sulla Fratellanza turbano le prime elezioni in Egitto ". Da LIBERO, a pag. 19, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " In Egitto le elezioni più pazze del mondo ", preceduto dal nostro commento. Dal FOGLIO, a pag. 1-4, l'articolo di Daniele Raineri dal titolo " Quant’è laica e moderna la Fratellanza il giorno delle elezioni in Egitto". Dall'UNITA', a pag. 20, l'intervista di Umberto De Giovannangeli ad Amr Moussa dal titolo " «In Egitto è il primo passo di una svolta democratica ", preceduto dal nostro commento.
Ecco i pezzi:
Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Povere egiziane in fila per votare contro se stesse "
Fiamma Nirenstein
Inquadrando ieri la massa di donne egiziane in fila per votare, con il capo coperto o scoperto, con i jeans o la gonna, allegre, speranzose in quello strumento meraviglioso di potere che sono le elezioni, tutte le televisioni del mondo occidentalehanno espresso il consueto entusiasmo: la primavera araba porterà la democrazia, menomale, si vede dalle donne. Invece sarebbe stato meglio sentire un brivido e avvertire quella particolare popolazione femminile sofferente, sfruttata e oggi speranzosa: attenzione, potrebbe prepararsi un destino peggiore. Ci sono evidenti segni che la Fratellanza Musulmana, capofila di tutti i movimenti islamisti, la più organizzata fra le organizzazioni egiziane, sarà il vincitore delle elezioni di ieri. Allora, donne egiziane, sapete questo cosa significa, certo vi viene da ridere quando i-Fratelli promettono che la loro fedeltà all'Islam sarà gestita con blandizia. La loro forza impositiva non tarderà a farsi sentire: tre persone su dieci sono illetterate e quattro vivono con meno di due dollari al giorno. È un ambito ideale per il fanatismo. Una pew poll di pochi mesi fa dimostra che il 60 per cento degli egiziani sceglie la sharia come legge da seguire strettamente, l’84 vuole la pena di morte per chi lascia l'Islam, il 77 dice che i ladri devono subire il taglio della mano, e, udite, l’82 che le adultere devono essere lapidate. Un terreno che i Fratelli sanno arare e seminare. Donne, preparate i fazzoletti. Intendo i fazzolettoni per coprire il capo.
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CORRIERE della SERA - Cecilia Zecchinelli : " La paura dei copti: Una deriva saudita con divieti e veli "
IL CAIRO — La croce tatuata sul polso, sul corpo le cicatrici del 9 ottobre quando con altri copti fu brutalmente attaccato dai militari («Ne hanno uccisi 30, tre erano miei amici»), Mina Sabit si è alzato all'alba per votare. Poi in giro per i seggi del quartiere copto di Shubra, a vigilare. È un giovane di piazza Tahrir, difende la rivoluzione. Ma come lui tantissimi cristiani sono in allerta, temono che le prime vere elezioni in Egitto diventino per loro una débâcle. «I Fratelli musulmani sono fortissimi e infidi. I salafiti violenti, bruciano chiese. Avranno molti voti e sono un pericolo per tutti ma per noi di più», dice. E Padre Flobater, gravemente ferito in ottobre e sotto processo per aver «istigato» quella protesta, aggiunge che «i cristiani non vogliono andarsene come in Iraq, hanno fiducia nel popolo egiziano. Ma i tanti errori della giunta hanno aperto spazi agli estremisti e noi pagheremo». La paura della comunità cristiana più grande del Medio Oriente ma minoranza in Egitto, stimata tra il 10 e il 18%, ha varie sfumature. Eissa Iskandar, ingegnere in pensione in coda a un seggio, è durissimo: «La rivoluzione è stata un disastro, le elezioni pure perché gli islamici vinceranno con i soldi sauditi, al popolo povero e ignorante basta dare due lire e ti votano. Certo, musulmani per bene ce ne sono ma senza un Stato forte come con Mubarak non c'è controllo sugli altri. E i militari non fanno niente. Finiremo come in Arabia, metteranno il velo sul viso anche alle nostre donne». Monica Hanna, archeologa copta a Berlino tornata a votare lo blocca: «Non ci fanno paura, li fermeremo», dichiara mentre l'amica Fatima dice che «prima devono mettere il velo a noi musulmane e voglio vederli».
Anche la Chiesa però teme l'avanzata islamica. In assenza di un vero partito cristiano (Liberi Egiziani, del magnate Nagib Sawiris, ha una forte componente copta ma non può dirsi tale), i vertici religiosi hanno fatto circolare una lista con nomi di candidati «favorevoli», cristiani e musulmani. Illegale e subito smentita dall'entourage di Papa Shenouda ma confermata da molti. «Certo che c'è, girava nelle chiese copte, cattoliche e anglicane — dice Ussama Shobri, guida turistica disoccupato da mesi — Ma perché no? Gli islamici spingono i loro candidati in ogni modo, per noi la sola speranza è che in Parlamento ci sia gente per bene. Sono furioso perché i moderati di ogni credo non si sono uniti compatti. Ma non temo l'avanzata degli islamici, credo che saranno più duri con i musulmani che con noi per non inimicarsi l'Occidente. Anche se non vorrei né chiesa né moschea, solo uno Stato di diritto».
Tra le tante complessità della politica egiziana c'è la scelta di Amin Iskandar. Copto, nasseriano, laico, è tra i cofondatori del partito Karama, che insieme al Ghad dell'ex candidato a raìs Ayman Nour, liberale amato dagli Usa, è nella coalizione della Fratellanza. «Perché l'ho fatto? — ci dice in un caffè popolare di Shubra, fumando il narghilè — Per costruire ponti. Fino alla rivoluzione puntavo all'unione tra forze laiche, ma poi ho capito che per cambiare e uscire dalla crisi dobbiamo stare con chi nell'Islam è moderato e rifiuta il passato. La paura dei copti è fondata su molti fatti concreti del passato e del presente, ma per vincere la spaccatura tra fedi dobbiamo unirci. Vinceremo e funzionerà».
CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " I dubbi sulla Fratellanza turbano le prime elezioni in Egitto "
E il dilemma che ha tormentato in questi anni le diplomazie occidentali, a cominciare da quella statunitense. Se in Medio Oriente si dovessero tenere libere elezioni — era l'analisi —vincerebbero i movimenti di ispirazione islamista. E quanto avvenuto in Tunisia, quindi in Marocco e ora, come molti prevedono, in Egitto. La Fratellanza musulmana costituisce, da sempre, una grande forza, ben organizzata e. con una presenza capillare sul terreno. E dunque inevitabile che lasci il segno sul parlamento. La probabile affermazione però suscita reazioni contrastanti. Intanto perché il partito non appare più così compatto. In questi giorni di violenze sono emersi contrasti sulla linea da seguire. Inoltre sono cresciuti i sospetti da parte delle altre forze d'opposizione che il movimento cerchi un'intesa sotterranea con i generali cercando di consolidare il terreno in vista di appuntamenti politici futuri. Una linea pragmatica che, secondo gli ottimisti, dovrebbe invece rassicurare: perché conferma che la Fratellanza non rincorre la rivoluzione — semmai la cavalca — e alla fine punta al compromesso. Insomma, i «barbuti» non dovrebbero portare a sconvolgimenti maggiori — è il corollario — in quanto sono consapevoli delle ripercussioni dei loro gesti. La profezia benevola è tuttavia contrastata da quanti ritengono che sia il classico esempio dei lupi travestiti da agnelli. Rimasti a lungo mansueti perché consapevoli che non c'erano le condizioni per fare altro. Ma se investiti da un robusto mandato elettorale i Fratelli possono finalmente rivelare le loro ambizioni giocando anche sulla rabbia di una popolazione a lungo repressa. Un Egitto sotto lo stendardo della Fratellanza inquieta le minoranze, a cominciare dai copti duramente perseguitati. I progressisti invece temono le derive integraliste e l'abilità degli islamisti di giocare con il potere. Per carità, non sono dei mullah ma neppure dei liberai. Timori interni che si sommano a quelli internazionali. È naturale che i Fratelli appoggino i palestinesi di Hamas e — aggiungono i critici — è lecito attendersi nuove tempeste nei rapporti, già difficili, tra il Cairo e Israele. Così come nelle relazioni con gli Stati Uniti. E se prima si poteva biasimare un raìs-dittatore, domani non sarà più possibile perché sono le decisioni di una democrazia.
LIBERO - Carlo Panella : " In Egitto le elezioni più pazze del mondo "
Carlo Panella Recep Erdogan
Non comprendiamo l'ottimismo di Carlo Panella per quanto riguarda il ruolo di Erdogan in Medio Oriente. Panella scrive : " l’unica vera incognita per il futuro dell’Egitto, riguarda la capacità di presa sui Fratelli Musulmani oggi messa in atto dal turco Tayyp Edrogan, impegnato allo spasimo per sottrarli alla tradizionale sintonia con l’Arabia Saudita (che li finanzia), nel tentativo di convertirli a una visione laica dello Stato. Con forza, durante la sua recente visita al Cairo, il premier turco li ha invitati a battersi per una visione laica e non shariatica dello Stato.". Sul fatto che Erdogan punti alla laicità dello Stato, è impossibile essere d'accordo. Il suo piano di islamizzazione ha reso la Turchia laica solo un pallido ricordo. Difficile credere che sia interessato alla laicità di qualche altro Stato. Molto più plausibile che, fedele al suo schema di conquista di un ruolo di primo piano per la Turchia in Medio Oriente, stia semplicemente tentando di limitare il potere di altri Stati limitandone l'influenza.
Ecco il pezzo:
La ressa nei seggi elettorali che ha obbligato a posticipare di due ore la chiusura delle urne ci consegnerà di qui a 4 mesi, quando il farraginoso meccanismo di voto sarà terminato, un Egitto che ben poco avrà a che fare con la piazza Tharir di questi ultimi giorni. È partito il primo di ben 12 turni che si terranno fino a marzo per determinare le due Camere; in lizza 42 partiti, molti raggruppati nelle 4 principali alleanze. Fatti salvi i brogli – che sono enfatizzati, non a caso, da questo lunghissimo calendario elettorale - è largamente prevedibile che andrà a finire come in Tunisia e in Marocco. Il partito Libertà e Giustizia – proiezione dei Fratelli Musulmani –sarà con ogni probabilità il primo partito del Paese,macon un risultato contenuto, che i sondaggi indicano tra il 25% e il 30%. Se si volesse vedere la cosa con ottimismo, si potrà dire che in verità –at - tribuito un 10% – 15% ai partiti salafiti –unbuon 60%-65%dei voti – e forse anche più –sarà a favore dei partiti laici. Ma nessuno di loro sarà in grado di contrastare la maggioranza relativa dei Fratelli Musulmani (come già è successo in Tunisia e in Marocco) per la drammatica ragione che sono divisi da piccole rivalità e diatribe e che non sanno elaborare una proposta convincente, che attiri consensi. Questo, nonostante che l’Egitto dal 1920 e sino al golpe di Neguib e Nasser del 1952, abbia visto l’ege - monia indiscussa del grande partito laico e nazionalista Wafd. Una tradizione stritolata da 50 anni di regime di Nasser e di Mubarak che oggi vede i laici–eancor più i liberali – privi di solidi legami con il complesso della società egiziana. In questo contesto, sarà importante verificare quale sarà il risultato di «Almasrien Alahrar», «Egiziani liberali», il partito laico fondato dal tycoon copto Naquib Sawiris (ex proprietario di Wind e oggi di www.libero.it, il primo portale in Italia), che dovrebbe raccogliere i voti della minoranza copta (10% degli elettori) e anche di ceti medi e agiati. Già da oggi però, si può prevedere che i veri vincitori delle elezioni. saranno i generali della Giuntaal potere. La totaleincapacità del movimento di febbraio di piazza Tharir di gestire politicamente la forza del movimento che si era esteso a tutto l’Egitto, ha infatti permesso ai generali di Mubarak di scaricare solo su di lui tutte le colpe, restando saldamente agganciati al potere, per di più col controllo del 30% dell’economia del Paese, in aziende che contano centinaia di migliaia di dipendenti anche nel settore turistico e agricolo. L’estremismo delle manifestazioni degli ultimi 10 giorni di piazza Tharir, è la controprova di quella incapacità di «fare politica», da parte di un movimento («Le Monde » l’ha definito «anarchico-islamista ») capace solo di occupare quella piazza-scenario, con parole d’ordine massimaliste contro la Giunta, senza più la capacità di avere dalla propria parte tutto il Paese, come avvenne a febbraio. Solo il decadere della professionalitàdi buonaparte degli inviatioccidentali, infatti, ha potuto legittimare il movimento recente di quella piazza come continuità di quello del febbraio scorso. Basti pensare alla panzana sul ruolo «centrale» che allora e oggi avrebbe Internet, accreditata da tanti inviati che non si sono resi ancora conto che in Egitto il 40% degli abitanti è di fatto analfabeta e che i computer sono in mano a non più del 5% degli abitanti. Solo i Fratelli Musulmani, purtroppo, hanno capitoche ilpotere della Giunta militare guidata dal feldmarsciallo Hussein Tantawi, la continuità inerziale del regime che essa rappresenta, non possono oggi essere incrinati, e sono scesi a patti con i generali. In realtà, l’unica vera incognita per il futuro dell’Egitto, riguarda la capacità di presa sui Fratelli Musulmani oggi messa in atto dal turco Tayyp Edrogan, impegnato allo spasimo per sottrarli alla tradizionale sintonia con l’Arabia Saudita (che li finanzia), nel tentativo di convertirli a una visione laica dello Stato. Con forza, durante la sua recente visita al Cairo, il premier turco li ha invitati a battersi per una visione laicae nonshariatica dello Stato. Uno scontro dentro l’Islam politico che è cruciale, non solo per l’Egitto.
Il FOGLIO - Daniele Raineri : " Quant’è laica e moderna la Fratellanza il giorno delle elezioni in Egitto"
Daniele Raineri Fratelli Musulmani
L'UNITA' - Umberto De Giovannangeli : " «In Egitto è il primo passo di una svolta democratica "
Amr Moussa
Amr Moussa, ex segretario della Lega Araba e candidato alla presidenza dell'Egitto, sostiene che queste elezioni siano il primo passo verso la democrazia e che un altro passo significativo sia l'inclusione dei partiti islamisti. L'inclusione e l'ipotetica vittoria dei Fratelli Musulmani e dei salafiti sarebbe portatore di democrazia? La Sharia è compatibile con la democrazia? Udg non batte ciglio, troppo occupato a stendere il tappeto rosso per Amr Moussa per contraddirlo?
Ecco l'intervista:
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