Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 24/11/2011, a pag. 19, l'articolo di Paolo Mastrolilli dal titolo " Yemen, Saleh firma la resa ". Dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale dal titolo "La corte saudita esce allo scoperto " .
Ecco i pezzi:
La STAMPA - Paolo Mastrolilli : " Yemen, Saleh firma la resa "
Ali Abdullah Saleh
Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh si arrende, e questa volta dovrebbe fare sul serio. Ieri ha firmato in Arabia Saudita l’accordo negoziato dall’inviato dell’Onu Jamal Benomar, e sponsorizzato dai paesi del Golfo, con cui ha ceduto i poteri dopo trentatré anni di dominio assoluto.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, lo ha sentito al telefono, e Saleh gli ha annunciato che presto sarà a New York per un ciclo di cure mediche. Il Palazzo di Vetro non commenta ufficialmente il significato di questo viaggio, ma lo interpreta come il passo definitivo verso l’esilio. Il Presidente degli Usa, Barack Obama, definisce l’accordo «un importante passo avanti per la gente dello Yemen, che merita l’opportunità di decidere il proprio futuro».
Saleh era sotto pressione da almeno tre fronti: le proteste di piazza della primavera araba, gli scontri tribali che rischiano di spaccare lo Yemen, e la costante minaccia di al Qaeda. Nei mesi scorsi era rimasto ferito durante un attacco alla sua residenza e si era dovuto curare in Arabia. Poi però era tornato, e i disordini erano ripresi. Gli Stati Uniti lo avevano appoggiato negli anni passati, perché aveva collaborato nella lotta al terrorismo. A questo punto, però, la sua presenza stava diventando un ostacolo e un rischio per la stabilità dell’intera regione, con il timore di veder esplodere una guerra civile ai confini dell’Arabia Saudita.
L’accordo firmato da Saleh prevede la cessione immediata dei suoi poteri al vice, Abd-Rabbu Mansour Hadi, che ora formerà un governo di unità nazionale con le opposizioni e indirà le elezioni fra tre mesi. Saleh conserverà la carica di presidente fino al voto, che dovrebbe determinare il suo successore. Ban Ki-moon ha descritto così la sua telefonata con l’ormai ex leader yemenita: «Mi ha detto che cederà tutti i poteri, anche se l’accordo prevede che resterà ancora presidente. Ha annunciato che verrà a New York per delle cure mediche subito dopo la firma, e se arriverà sarò felice di incontrarlo». Ban non ha discusso i dettagli dell’immunità offerta a Saleh, ma ha aggiunto che «c’è stato un accordo tra i paesi membri del Gcc, che ha ricevuto il sostegno di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Io spero che questa sia la base per far progredire il processo in corso nello Yemen».
L’inviato del Palazzo di Vetro che ha negoziato l’intesa, Benomar, è ancora sul posto per favorire la transizione. Nei prossimi giorni però verrà a New York, perché il Consiglio di Sicurezza ha in programma una sessione dedicata allo Yemen il 28 novembre. Quella sarà l’occasione per valutare i progressi fatti e decidere come assistere il nuovo governo nella fase elettorale, mentre l’ex presidente potrebbe già essere negli Stati Uniti.
Dopo Ben Ali, Mubarak e Gheddafi, Saleh diventa il quarto leader arabo a perdere il potere. Prevenire il collasso dello Yemen è una priorità della comunità internazionale, per evitare ripercussioni sull’Arabia e continuare la lotta ad al Qaeda. Le incognite principali ora sono la risposta dei manifestanti alle dimissioni, la reazione dei famigliari di Saleh e dell’esercito, e quella dei capi tribali che vorrebbero dividere il paese. Con la preoccupazione che al Qaeda approfitti del disordine per rialzare la testa.
Il FOGLIO - " La corte saudita esce allo scoperto "
Re Abdullah, Arabia Saudita
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