Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 11/11/2011, a pag. 17, l'articolo di Rolla Scolari dal titolo " Fuga di notizie sull’Iran: israeliani e britannici attaccheranno a Natale ", l'intervista di Simonetta Caminiti a Shirin Ebadi dal titolo " Il dialogo con Teheran non serve a nulla ". Dal FOGLIO, a pag. 2, l'articolo di Mattia Ferraresi dal titolo " Romney vuole la pace e prepara la guerra (a sfondo elettorale) con l’Iran ".
Efraim Inbar
Sull'Iran e il suo programma nucleare, invitiamo a leggere l'analisi di Efraim Inbar, pubblicata nella sezione INTERNATIONAL di IC
(http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=260&id=42244).
Ecco i pezzi:
Il GIORNALE - Rolla Scolari : " Fuga di notizie sull’Iran: israeliani e britannici attaccheranno a Natale "
Mahmoud Ahmadinejad
Continuano le 'anticipazioni' non verificabili dei quotidiani. prima quella del Guardian, ora quella del Daily Mail, che darebbe per certo un attacco di Israele ai siti nucleari iraniani entro un paio di mesi. La riportiamo per dovere di cronaca.
Gerusalemme Dopo la pubblicazione del rapporto dell'Agenzia internazionale per l'Energia atomica, che rivela come l'Iran avrebbe le tecnologie per la costruzione di un ordigno nucleare, il preoccupante contenuto del documento continua ad alimentare tensioni. La comunità internazionale dibatte sulla necessità di imporre sanzioni più dure, cercando di arginare l'opposizione di Russia e Cina. Ma a preoccupare sono ancora una volta i titoli di giornale su un possibile attacco israeliano contro le installazioni nucleari iraniane.
La stampa israeliana parla da giorni, con indiscrezioni in arrivo dalle stanze dei bottoni, di azioni preventive. Per molti analisti locali, le fughe di notizie mirano a rafforzare la deterrenza israeliana e a spingere la comunità a imporre sanzioni più pesanti così da evitare un'operazione militare.
«È come una celebre battuta del film di Sergio Leone "Il Buono, il Brutto, il Cattivo" - dice Gideon Doron, presidente dell'Associazione israeliana per le Scienze Politiche -: "Quando devi sparare, spara. Non parlare”. Le indiscrezioni servono a fare effetto sulla comunità internazionale», spiega al Giornale. Eppure, fughe di notizie arrivano anche dalla Gran Bretagna. Il quotidiano Guardian aveva già rivelato come anche l'esercito di Sua Maestà si starebbe preparando a un'azione contro l'Iran e ieri il tabloid Daily Mail ha scritto che secondo fonti del Foreign Office Israele colpirà l'Iran entro due mesi.
Di un possibile attacco israeliano all'Iran si parla da anni, da quando il programma nucleare iraniano - che per Teheran ha scopi civili - ha iniziato a preoccupare il mondo. Diversi analisti e think tank internazionali hanno studiato i dettagli di un'eventuale operazione militare, considerata incredibilmente complessa e difficile. Secondo uno studio del Council on Foreign Relations americano del 2009, un possibile attacco israeliano si concentrerebbe soltanto su alcuni siti atomici come quello di Natanz, dove l'uranio sarebbe arricchito; Arak, dove un reattore ad acqua pesante dovrebbe entrare in funzione nel 2012; Isfahan, che secondo fonti di intelligence sarebbe il cuore del programma di sviluppo di armi; Qom, dove si fabbricano centrifughe.
Israele colpirebbe con i suoi aerei da guerra F-15 e F-16, capaci di fare rifornimento in volo, visto che tra Israele e l'Iran ci sono più di 1.500 chilometri. In alcuni casi, come a Natanz, dove le installazioni sono 23 metri sotto il livello del suolo, gli aerei dovrebbero colpire più volte con bombe capaci di penetrare strati di cemento. Per coprire quei 1.500 chilometri, l'aeronautica israeliana ha la scelta tra tre rotte: sorvolare al Nord il confine tra Siria e Turchia; al centro Giordania e Irak; al Sud Giordania e Arabia Saudita. Nel tragitto, userebbe tecnologie che mirano a bloccare la percezione delle contraeree di questi Paesi, non tutti alleati o pronti ad aprire il loro spazio aereo.
La Turchia, antico alleato, ha da mesi congelato i propri rapporti con Israele; i governi del Golfo, pur spaventati dall'espansionismo iraniano, non riconoscono neppure l'esistenza di Israele; lo spazio aereo iracheno, fino a ottobre controllato dagli Stati Uniti, ora è gestito da Bagdad. Se l'aviazione israeliana riuscisse ad arrivare in Iran e a colpire gli obiettivi, gli analisti militari prevedono una veloce risposta dell'Iran, pronto ad attaccare la città di Tel Aviv con i suoi missili Shahab 3, che hanno una gittata di quasi 2.000 chilometri. Un'operazione contro l'Iran scatenerebbe la reazione di gruppi armati alleati a Teheran: Israele dovrebbe far fronte anche al lancio di razzi sul suo territorio dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas e alla reazione delle milizie sciite libanesi di Hezbollah.
Il FOGLIO - Mattia Ferraresi : " Romney vuole la pace e prepara la guerra (a sfondo elettorale) con l’Iran "
Mitt Romney Mattia Ferraresi
Il GIORNALE - Simonetta Caminiti : " Il dialogo con Teheran non serve a nulla"
Shirin Ebadi
Ha il viso disteso, sorride spesso: lineamenti che paiono subito persiani purosangue. Shirin Ebadi (Premio Nobel per la Pace 2003, 64 anni) è ospite dell'Asiatica Film Festival di Roma. Iraniana e musulmana, nel 2009 ha subito il sequestro del Premio Nobel, oltre alla confisca del suo appartamento e della sua pensione: quella che riceveva per il lavoro svolto presso il Ministero della Giustizia, costellato di battaglie per i diritti civili del suo Paese.
È cronaca di questi giorni: sei anni di reclusione per il regista iraniano più conosciuto al mondo. Censure che suscitano clamore perch´ riguardano la categoria degli artisti, cioè la minoranza più esposta.
«Nel nostro Paese, gli spazi stanno diventando sempre più chiusi. Ho incontrato proprio in questo festival un cineasta iraniano, Mohammad Rasoulof. È stato condannato a un anno di carcere anche lui, e in appello: il tempo di tornare in Iran e sarà arrestato.
Gli ho chiesto: "Tornerai a casa, in Iran?" e mi ha risposto, nonostante tutto, "Assolutamente sì!". Per non parlare dei tre documentaristi per la BBC che si erano occupati di Panahi...»
L'Iran di Ahmadinejiad. Quali sono i sentimenti dei suoi cittadini, oggi?
«Ahmadinejad non ha mai - e dico mai! - goduto di un ampio consenso nel nostro Paese. Ha vinto due volte le elezioni con la frode, falsificando i risultati. Avete dimenticato le manifestazioni di milioni di persone nel giugno 2009?»
Due anni fa, a proposito dell'Amministrazione Obama, Lei parlò di un possibile "nuovo corso" rispetto alle scelte che aveva fatto Bush nei rapporti col suo Paese. Cosa pensa oggi?
«Io speravo tanto che i problemi tra l'Iran e l'America potessero risolversi col dialogo. Condizione che non è stata assolutamente realizzata, per adesso. Continuare su una linea simile non è a favore dell'Iran: poco ma sicuro».
I premi Nobel per la Pace, quest'anno, sono stati assegnati a tre donne. Le donne hanno una marcia in più nella lotta per i diritti civili?
«Certo. E sono così felice della loro elezione, faccio loro i miei auguri più grandi. È un messaggio fondamentale per tutto il mondo. Nessuna società può realizzarsi sotto il profilo democratico senza l'affermazione dei diritti delle donne».
Un regime tende ad accanirsi e ad arginare quello che teme di più. Perch´ il fondamentalismo islamico si ostina a limitare così tanto la libertà delle donne?
«Lo ha osservato lei stessa. Gli islamici hanno paura del mondo femminile. Le donne che svolgono attività per i diritti umani sono trattate come sovversive, e sono sbattute in carcere perch´ vogliono una cosa: la democrazia. Penso di essermi spiegata abbastanza».
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