Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 27/10/2011, a pag. 16, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Se il terremoto riavvicina Turchia e Israele ". Dalla STAMPA, a pag. 20, l'articolo di Marta Ottaviani dal titolo " Terremoto, la Turchia accetta gli aiuti offerti da Netanyahu ".
Ecco i pezzi:
Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Se il terremoto riavvicina Turchia e Israele "
Fiamma Nirenstein
La STAMPA - Marta Ottaviani : " Terremoto, la Turchia accetta gli aiuti offerti da Netanyahu "
Recep Erdogan Bibi Netanyahu
Alla fine la Turchia ha detto sì. Ankara ha accettato l’aiuto straniero per fronteggiare la situazione critica nell’Est del Paese, dopo il sisma che domenica ha colpito la provincia di Van, causando fino a questo momento 471 vittime e 1.650 feriti. Nei giorni scorsi ben 31 Paesi si erano offerti di soccorrere Ankara. Fra i primi, c’era Israele: già lunedì il premier Benyamin Netanyahu aveva telefonato al collega turco Recep Tayyp Erdogan per esprimere cordoglio per le vittime e offrire aiuti. Era il primo colloquio fra i due dopo il cruento blitz israeliano sulla nave turca «Mavi Marmara» nel maggio 2010. Il via libera definitivo è arrivato martedì sera. Alla Turchia servono soprattutto prefabbricati e container per ospitare chi ha perso la sua casa e dovrà affrontare temperature che d’inverno a Van scendono sotto lo zero. Israele ieri ha mandato un Boeing dell’aviazione civile con tende e sette prefabbricati. Il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Avigdor Lieberman, ha ridimensionato le speranze di chi auspicava una riconciliazione fra i due Stati, dicendo che diplomazia e solidarietà sono due cose «assolutamente separate». Ma l’accettazione turca degli aiuti israeliani è comunque un incoraggiamento ai «pontieri» impegnati a ricucire lo squarcio apertosi fra questi due ex partner strategici del Medio Oriente.
Il Giappone ha donato 400 mila dollari, anche per contraccambiare quanto aveva fatto la Turchia dopo il terremoto dello scorso marzo. La Macedonia ha inviato 100 mila euro e la Francia farà decollare oggi un aereo carico di generi di prima necessità. Gruppi di persone arrivate spontaneamente da Iran, Bulgaria e Azerbaijan sono al lavoro da giorni.
Pur con tutta questa solidarietà, le polemiche non accennano a diminuire e riguardano soprattutto la scarsa qualità dell’edilizia in una zona notoriamente sismica dove si sarebbe dovuto prestare ancora più attenzione alla normativa vigente. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ieri è stato costretto ad ammettere che l’alto numero di vittime è stato causato dal crollo di edifici costruiti male. Non solo. Ha anche aggiunto che ci sono stati degli errori nell’organizzazione dei soccorsi nelle prime 24 ore. «All’inizio - ha detto - ci sono state delle vere e proprie manchevolezze, lo riconosciamo. Ma lo Stato si è mobilitato con tutte le istituzioni per aiutare i cittadini».
Il primo problema da affrontare sono i 2.256 edifici pericolanti, per la maggior parte proprietà di privati. Le persone rimaste senza casa sono migliaia e hanno davanti uno degli inverni più rigidi della Turchia. A infondere un po’ di speranza è arrivato il salvataggio di Gozde Bahar, un’insegnante di inglese di 27 anni estratta viva dalle macerie dopo 66 ore. Un altro miracolo, dopo quello della piccola Azra, di appena due settimane, salvata martedì dopo essere rimasta sepolta viva per 47 ore.
Nelle ultime ore nel Paese è divampata anche una polemica per le dichiarazioni di due note giornaliste, che nel giro di poche ore sono uscite in diretta televisiva con commenti anticurdi, sul filo del razzismo, nei confronti dei cittadini di Van. Proprio la minoranza infatti rappresenta buona parte della popolazione nel Sud-Est del Paese, inclusa la zona colpita dal terremoto. «Il nostro dolore è profondo, anche se è successo a Van» ha detto in diretta Duygu Canbas. Le scuse sono arrivate quasi subito, la redazione è stata invasa da migliaia di lettere di protesta, e il premier Erdogan ha definito l’uscita della giornalista «disumana». Ma ormai il danno era fatto. Insieme con l’ultimo sfregio alla gente di Van.
Per inviare la propria opinione a Giornale e Stampa, cliccare sulle e-mail sottostanti
segreteria@ilgiornale.it; lettere@lastampa.it