Riportiamo dall'UNITA' di oggi, 24/10/2011, a pag. 17, l'articolo di Cristiana Cella e Rachele Gonnelli dal titolo "Tunisia, prime elezioni. Code ai seggi fino a sera. Ennadha viola le regole". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 11, l'intervista di Giuseppe Sarcina a Nebil Karoui, direttore e fondatore di Nessma Tv dal titolo " E' in gioco la sopravvivenza dello Stato laico".
Ecco i due pezzi:
L'UNITA' - Cristiana Cella, Rachele Gonnelli : " Tunisia, prime elezioni. Code ai seggi fino a sera. Ennadha viola le regole"
Rached Gannouchi, leader islamista di Ennadha
CORRIERE della SERA - Giuseppe Sarcina : " E' in gioco la sopravvivenza dello Stato laico"
Nebil Karoui, 48 anni, è il direttore e il fondatore di Nessma Tv
TUNISI — Nebil Karoui è forse l'uomo più preoccupato nella nuova Tunisia. Fuori dal suo ufficio di direttore lo attende la scorta. «Ce l'ho da una settimana, da quando i salafiti sono entrati a casa mia per distruggere tutto. Mia moglie e le mie due figlie stavano rientrando e per fortuna sono riuscite a scappare». Karoui, 48 anni, è il direttore e il fondatore di Nessma Tv, che in arabo significa «brezza», «aria fresca» e che, nell'ultimo anno è diventata la punta più affilata dello schieramento modernista.
Pochi giorni fa gruppi di islamici radicali hanno attaccato la sede di Nessma Tv. Protestavano per la messa in onda del film d'animazione «Persepolis» di Marjane Satrapi. Lei, poi, ha chiesto scusa. Perché?
«Mi sono reso conto che stava passando l'idea che noi avessimo voluto fare una provocazione, in modo deliberato. Non volevo nascesse un nuovo caso come per i Versetti satanici di Salman Rushdie o delle vignette su Maometto del cartoonist danese. In Persepolis ci sono due scene in cui viene raffigurato Allah. Bene, se questo ha urtato la sensibilità dei credenti tunisini, noi chiediamo scusa. Ma certo ciò non giustifica la violenza inaudita che abbiamo subito. Una cosa impensabile anche ai tempi di Ben Ali».
Si riferisce all'attacco dei salafiti più radicali?
«Quello è solo un episodio. Sono settimane che siti islamici invitano apertamente i fedeli a uccidere me e i giornalisti di Nessma. C'è chi ha aperto pagine su Facebook solo per questo scopo. Poi ci sono le minacce dirette. E i raid contro la mia casa, la mia famiglia. Adesso sono costretto a vivere sotto scorta».
Ma qual è la portata reale di questa minaccia estremista? Può spezzare la costruzione della democrazia?
«È un rischio da non sottovalutare. In queste elezioni è in gioco esattamente questo. Spero prevalgano le forze più moderne che siano in grado di sventare questo pericolo».
Si fida di Ennahda, il partito islamico che si presenta come moderato?
«Io non li voto, dico solo questo».
Lei è musulmano?
«Sì, sono un musulmano che crede nella laicità dello Stato».
Al di là dei salafiti, c'è chi vi accusa di voler importare in Tunisia il modello di tv commerciale dell'Occidente, spazzatura compresa.
«Io e mio fratello abbiamo fondato questa emittente nel 2006, come tv pirata. Abbiamo avuto subito problemi con il regime. Poi siamo cresciuti, nel capitale sono entrati Tarak Ben Ammar, con il 25%, e Mediaset, con un altro 25%. Abbiamo ottenuto la licenza nel 2009».
Mettiamola così: avete promesso al regime che non vi sareste occupati di attualità e in cambio vi hanno consentito di trasmettere.
«D'accordo, mettiamola così. Però il 30 dicembre del 2010 siamo stati gli unici ad attaccare frontalmente Ben Ali. Ed eravamo pronti ad andare in galera».
Invece è arrivata la rivoluzione.
«E ora siamo la tv più seguita della nuova Tunisia: 30-35% di share. Siamo al primo posto anche in Algeria e seguitissimi in Marocco, Libia».
Qual è il vostro modello? L'intrattenimento di Mediaset? Le «all news» di Al Jazeera?
«No. Ci ispiriamo ai francesi di Canal Plus».
Per inviare la propria opinione a Unità e Corriere della Sera, cliccare sulle e-mail sottostanti
lettere@unita.it; lettere@corriere.it