Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 11/10/2011, a pag. 1-III, l'articolo di Daniele Raineri dal titolo " Com’è andato il golpe islamista in Egitto che ora imbarazza Obama". Dal GIORNALE, a pag. 15, l'articolo di Vittorio Dan Segre dal titolo " Macché libertà, in Egitto i generali non mollano ", a pag. 14, l'intervista di Gian Micalessin al procuratore Naguib Gobrail dal titolo " Dopo il terrore arriverà la pulizia etnica ". Da LIBERO, a pag. 23, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Strage di cristiani, l’Occidente deve svegliarsi ".
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - Daniele Raineri : " Com’è andato il golpe islamista in Egitto che ora imbarazza Obama"
Daniele Raineri
Il GIORNALE - Vittorio Dan Segre : " Macché libertà, in Egitto i generali non mollano "
Vittorio Dan Segre
Nel luglio 1952, a seguito della rivolta militare che detronizzò re Faruk d’Egitto, un segretario d’ambasciata italiana al Cairo (molto rispettato dagli inglesi per il ruolo militare avuto contro di loro in Eritrea) chiese all’ambasciatore britannico. «Chi pensa ci sia dietro il generale Naguib leader della rivolta?». «Lo ignoriamo. È gente che non si vede ai cocktails», fu la risposta.
Nel leggere le drammatiche e per il momento ancora confuse notizie che giungono dalla capitale egiziana dove oltre 30 persone sono morte e diecine sono state ferite domenica, in scontri triangolari fra cristiani-musulmani e truppa, vien voglia di porre la stessa questione: chi sta veramente dietro a queste violenze che rischiano non solo di soffocare la rivolta che ha detronizzato il faraone Mubarak, ma scuote la compagine socio economica e l’identità stessa dell’Egitto arabo.
Molti indizi fanno pensare che:
1) Interessati a creare il caos siano anzitutto elementi radicali all’interno di Fratelli musulmani. Il movimento in un primo tempo ha esitato a unirsi coi giovani rivoluzionari laici e liberali di piazza Tahrir; poi visto da che parte tirava il vento, si è associato ai rivoltosi, accettando la collaborazione di quei copti che sostenevano l’idea di un fronte unito copto-islamico, nonostante molti temessero che la caduta del regime di Mubarak sarebbe stata una calamità per i cristiani. Infine, gettata la maschera si stanno dichiarando apertamente anti democratici, anti occidentali e naturalmente anti Israele. È quello che sta succedendo in una partita tutt’altro che chiusa.
2) Secondariamente a essere interessato ai disordini appare un certo numero di «cani sciolti» più o meno legati al vecchio partito unico di cui i figli di Mubarak erano importanti fattori. I figli sono ora in prigione ma le strutture frantumate e delegittimate del partito tentano di riorganizzarsi in vista delle elezioni alla Camera bassa del Parlamento previste per la fine di novembre. Con loro collaborano elementi della polizia e i «bastonatori» del vecchio regime che si sentono frustrati minacciati tanto dai rivoluzionari «laici» che da quelli religiosi.
3) Infine la giunta militare. Si è autonominata a autorità suprema per realizzare la «ordinata e pacifica» transizione dei poteri. È una accolita di 20 generali compromessi col vecchio regime, coinvolti in interessi economici e spaventati dalla deriva di insicurezza di economia e di perdita di prestigio in cui sta scivolando il paese. Procede a piccoli passi, esitante, contraddicendosi, mantenendo molte delle misure antidemocratiche del passato regime (legge di emergenza, tribunali militari per civili, maldestra difesa di bersagli impopolari - come i cristiani, l’ambasciata di Israele e trattato di pace con esso) conscia del fatto che se gli egiziani sono favorevoli a qualsiasi governo capace di garantire la sicurezza interna e a frenare la deriva economica, i generali e in particolare il Maresciallo Tantawi non possiedono l’autorità morale e militare per assumere tale responsabilità nazionale. I generali sono l’opposto degli «Ufficiali Liberi» di Nasser che nel 1952 avevano tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Una cosa appare abbastanza probabile: rivolta laica o islamica, rivolta con i social network o contro di essi, in Egitto i militari resteranno al potere qualsiasi dei nove potenziali candidati alla presidenza venga eventualmente eletto. Ma quali militari? I venti generali dell’attuale giunta o i tenenti e capitani vicini alla truppa e in gran parte infiltrati dall’islamismo radicale?
Per il momento questi sono uomini senza volto ma con le armi a disposizione e decisi a usarle. Non sono ancora apparsi ai cocktail e alla tv. Non stupiamoci se presto lo faranno.
LIBERO - Carlo Panella : " Strage di cristiani, l’Occidente deve svegliarsi "
Carlo Panella
Una sola cosa è chiara nella strage di cristiani al Cairo di domenica sera: a uccidere sono state le forze speciali dell’esercito egiziano comandato dal feldmaresciallo Hussein Tantawi. Sicuramentegli incidentisonoscoppiati in seguito alle provocazioni di gruppi di islamisti - o forse di seguaci di Hosni Mubarak - che hanno attaccato il corteo dei copti che protestava contro la distruzione della chiesa di Assuan. Ma a sparare ad altezza d’uo - mo uccidendo 24 cristiani e ferendone200 sono stati gliuomini in divisa. Questo è l’elemento chiave per comprendere quanto sta avvenendo in Egitto, cosa resta - poco - delle speranze della primavera araba e per mettere a fuoco le responsabilità di un occidente ignavo che, a partire da Barack Obama, per finire alla Ue, continuaa finanziare irresponsabilmente il nuovo regime egiziano, composto solo da gerarchi militari del vecchio regime, senza porre alcuna condizione, limitandosi a parole di condanna a cui non segue nessuna ritorsione. Il vescovo di Giza, monsignor Antonios Aziz Mina, ai microfoni della Radio Vaticana è stato chiarissimo: «Se le forze di sicurezza egiziane avessero assunto una posizione contro coloro che hanno distrutto le chiese, non saremmo mai arrivati a tutto questo! Se si lascia fare, senzaordine esenza applicare la legge, si finisce per avere una situazione di persone incontrollabili; sono arrivati ad uccidere alcuni cristiani innocenti. Più che paura, ci sono preoccupazioni per il futuro:non sappiamo dove andremo, perché se continuiamo così non c’è né diritto, né giustizia». Il fatto è che le attuali strutture del potere in Egitto, continuano nella stessa pratica di discriminazione dei cristianiche hannosemprepraticato e che hanno fatto già centinaia di vittime. Lo stesso incendio della chiesa di Assuan, è stato di fatto innescato dalle parole pronunciate dal “nuovo” governatore della regione, Mostafa el Sayyed, che ha detto che la chiesa era costruita senza permessi: dichiarazione che ha legittimato gli islamisti che l’han - nosubito distrutta . Un gioco delle parti abituale tra “nuovi governanti” e islamisti. D’altron - de, il nuovo premier del governo Sharaf non ha mai revocato - nonostante abbia promesso più volte di farlo - le restrizioni in vigore per i cristiani, abolendo la legge che risale ai tempi dell'Impero Ottomano, che impone ai cristiani un'autorizzazione per costruire, riparare o restaurare una chiesa. Una legge che Hosni Mubarak si era ben guardato dall’abrogare per non avere guai anche con il cosiddetto “islam moderato”di cui la moschea di al Azhar dovrebbe essere a capo. Ma così non è, tanto che proprio il grande imam di al Azhar, Ahmad al Tayyeb ha interrotto con parole ignobili ogni rapporto col Vaticano, accusando papa Benedetto XVI di «indebita ingerenza negli affari interni dell’Egitto», solo perchéaveva chiesto che i cristiani vi fossero protetti dopo l’atten - tato kamikaze alla chiesa dei Santi di Alessandria che aveva fatto 21 vittime il 1 gennaio 2011. Ieri Barack Obama si è dichiarato «fortemente preoccupato delle violenze in Egitto e le tragiche perdite di queste ore tra i dimostranti» e anche l’Ue ha espresso unanime condanna.Ma solo a parole. Pure, il “nuovo Egitto” vive di consistenti aiuti erogati dagli Usa (2 miliardi di dollari a fondo perduto per due terzi destinati ai generali al potere) e dalla Banca europea di investimenti (Bei), che un mese fa ha deciso di raddoppiare i finanziamenti agevolati (di fatto, a fondo perduto) all’Egitto, portandoli a 3 miliardi di dollari per il 2011. Non solo, nell’ultimo G8 in Francia si è stabilito un ulteriore finanziamento di 20 miliardi per EgittoeTunisia per iprossimianni. Una mole di erogazioni senza condizioni, nella incosciente speranza che la democrazia e la fine delle persecuzioni dei cristiani, germinino da sole.Così non sarà. È saggio aiutare l’Egitto, ma è ancora più saggio farlo a condizione che cessi la persecuzione dei cristiani. Con chiarezza, spiegando che in caso contrario la messe di aiuti dall’occidente cesserà.
Il GIORNALE - Gian Micalessin : " Dopo il terrore arriverà la pulizia etnica "
Naguib Gobrail
Per inviare la propria opinione a Foglio, Giornale, Libero, cliccare sulle e-mail sottostanti
lettere@ilfoglio.it; segreteria@ilgiornale.it; lettere@libero-news.eu