Il Mosè in Egitto rivisitato da Graham Vick continua a suscitare polemiche
Riccardo Di Segni : 'E’ una deformazione'
Testata: La Stampa
Data: 13/08/2011
Pagina: 36
Autore: Davide Jaccod
Titolo: Mosè come Bin Laden. 'Una regìa pericolosa' per gli artisti israeliani

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 13/08/2011, a pag. 36, l'articolo di Davide Jaccod dal titolo "Mosè come Bin Laden. 'Una regìa pericolosa' per gli artisti israeliani".


Riccardo Di Segni

Non ci sono le acque, ma il Mar Rosso si è diviso lo stesso. E stenta a richiudersi, facendo passare eserciti strepitanti. Da una parte ci sono quelli che non hanno digerito il Mosè in formato Bin Laden, dall’altra chi si è fatto stregare dalla musica e ha rispettato la libertà proverbiale del Rossini Opera Festival.

Quanto accaduto sul palco di Pesaro ha suscitato, come previsto, reazioni che anziché smorzarsi si moltiplicano e si infiammano. A lanciare la pietra è stato il Mosè in Egitto di Graham Vick, il regista inglese che ha scelto una lettura radicale e contemporanea e ha ambientato il testo in un Medio Oriente fin troppo raccontato dalla cronaca: il profeta liberatore del popolo ebraico imbraccia un mitra e inneggia alla rivolta, invocando Dio con le armi in mano e chiamando sugli oppressori la piaga non delle cavallette, ma dei kamikaze. Tutto si rovescia, e inevitabilmente gli schiavi biblici si avvicinano ai palestinesi di oggi: in scena ci sono passeggini insanguinati e proiettili, mentre in platea le maschere scoprono tra il pubblico cinture imbottite di esplosivo. La risposta non si è fatta attendere, né in sala né nelle ore e nei giorni che accompagnano le repliche, in calendario fino al 20 agosto. A raccogliere il dissenso nelle sue parole, ieri, è stato Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma. «E’ una deformazione, un totale sovvertimento dei dati, che ignora alcuni concetti fondamentali. Con la storia di Mosè, poi divenuta patrimonio dell’umanità, Dio interviene per liberare il popolo dall’oppressione e la religione non è più asservita al potere ma al servizio dell’uomo. E’ un grande passo avanti nella storia dell’umanità». Il discorso si amplia inevitabilmente: «I processi di liberazione - continua - presuppongono l'uso della violenza. Solo le belle anime possono pensare che il nazismo sarebbe stato sconfitto distribuendo caramelle alle SS». Ma è proprio sulla violenza intrecciata alla fede che aveva scelto di concentrarsi Vick, che ancora prima di andare in scena aveva spiegato come secondo lui Mosè potesse «riassumere in sé tutti i fondamentalismi». Adesso a sostenerlo è Gianfranco Mariotti, che difende la sua scelta e la libertà di lettura dell’opera: «Il lavoro non è antisemita - dice il direttore del Rof -: piuttosto è un grido di dolore contro il terrorismo e le guerre fatte nel nome di Dio».

Il primo a scandalizzarsi era stato il senatore del Pdl Elio Massimo Palmizio, che dopo l’esordio aveva accusato l’allestimento di «fomentare ogni tipo di odio»: dietro a lui si è schierata parte del pubblico (con tensione tradotta in schiamazzi) e una lunga serie di commentatori, dalle artiste israeliane presenti alla rassegna alle pagine di Famiglia cristiana . A fare da contraltare è stata l’acclamazione unanime di tutto quel che è, invece, musica: il Maestro Roberto Abbado conduce con soave agilità la musica di Rossini attraverso l’ingombrante messa in scena, lasciandola intatta a portare il suo messaggio senza tempo.

Vick sarà a Tel Aviv a marzo del prossimo anno, portando con sé il nuovo allestimento di Lucia di Lammermoor (con Jessica Pratt, eroina del festival pesarese): opera guerresca e politica, che promette di essere nuovo campo di battaglia e di ritornare a fare dell’opera luogo di sentimenti non solo rappresentati, ma vivi e strabordanti.

Per inviare la propria opinione alla Stampa, cliccare sull'e-mail sottostante

lettere@lastampa.it