Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 09/08/2011, a pag. 3, l'articolo dal titolo " S’infiammano i curdi, Erdogan impone un ultimatum alla Siria ". Da REPUBBLICA, a pag. 19, l'articolo di Alberto Stabile dal titolo "Il mondo arabo abbandona la Siria".
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - " S’infiammano i curdi, Erdogan impone un ultimatum alla Siria "
Recep Erdogan
La REPUBBLICA - Alberto Stabile : " Il mondo arabo abbandona la Siria "
Re Abdullah, Arabia Saudita
Con una mossa che marca un ulteriore smottamento del regime siriano verso l'isolamento internazionale, non soltanto nei confronti del'Occidentema nell'ambito della stessa comunità dei paesi arabi, il sovrano saudita, reAbdullah bin Abd el Aziz, ha condannato, come «inaccettabile» la sistematica repressione della protesta civile per mano dei servizi di sicurezza siriani, ammonendo il rals di Damasco, Bashar Al Assad, a promuovere un programma di «vere riforme e non semplici promesse, prima che sia troppo tardi». Le parole insolitamente dure della dichiarazione; lasceltadi accompagnare l'avvertimento con la decisione di richiamare l'ambasciatore saudita a Damasco "per consultazioni", decisione prontamente condivisa anche dal Kuwait e dal Bahrein, due "satelliti" che, assieme all'Arabia Saudita, fanno parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo: tutto questo segna una rottura tra Riad e Damasco che potrebbe avere gravi conseguenze. Non che i rapporti tra Siria edArabia Saudita siano stati mai i d illiaci. Al contrario, nel processo di polarizzazione in atto in Medio Oriente negli ultimi 20 anni, le due capitali hanno trovato collocazione in campi contrapposti: Damasco ha scelto quello che un tempo veniva chiamato il fronte del rifiuto, e che Bush ha ribattezzato "Stati canaglia", in compagnia dell'Iran e delle milizie satelliti (Hamas, Hezbollah). Riad è sempre stata alleata di Washington. Naturalmente, non potendosi combattersi apertamente, Siria eArabiaSaudita hanno provato a lavorare insieme, per esempio nel recente tentativo, fallito, di risolvere la crisi libanese. Ora, decidendo di rompere un silenzio carico di apprensione, mantenuto sin dall'inizio della protesta siriana, ametàmarzo, re Abdullah ha gettato sulla bilancia il peso della sua leadership non soltanto politica ma religiosa, di "guardiano" dei luoghi santi (la Mecca e Medina) e, in un certo senso, di capo della comunità dei musulmani di credo sunnita. E qui bisogna ricordare che la Siria è un paese a stragrande ma y oranza sunnita dominato da 40 anni da un clan, gli Assad, appartenente alla minoranza alawita, una setta facente capo alla componente sciita dell'Islam. Dunque, un intervento, quello del sovrano saudita, che sembra sottolineare le ragioni dell'appartenenza alla stessa fede religiosa, nel contesto di uno scontro tra alawiti e sunniti, più che le rivendicazioni di libertà, democrazia e dignità umana. D'altronde, reAbdullah non mai ha mostrato alcun interesse verso la "primavera araba", anzi ne ha sempre diffidato, temendo cheilcontagio potesse toccare ilsuo paese. E' probabile che Assad, anche dopo la presa di posizione saudita, non cambierà la suastrategia. Ilchevuoldire: promessevuotedaunlato, pertranquillizzarelacomunità internazionale e feroce repressione della protesta, dall'altro. Come quella in atto a Deir az Zur, la quinta città del paese, dove secondo alcune [estimo manze i servizi di sicurezza, appoggiate dalle truppe corazzate avrebbe già provocato 65 morti, tra cui una madre e i suoi due bambini. In serata da Damasco è giunta la notizia che il rals ha ordinato la sostituzione del ministro della DifesaAl Habib. Ma si tratta di un modesto corn-primario, essendo il controllo dell'apparato militare nelle mani del fratello di Assad, Maher, e del cognato, Assef Shawkat.
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