Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 12/07/2011, a pag. 6, l'articolo di Dimiti Buffa dal titolo " Egitto, l'intellighezia contro i Fratelli Musulmani ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 44, l'articolo di Roberto Tottoli dal titolo " Giovani ribelli contro tradizionalisti. I due volti dei Fratelli Musulmani ", preceduto dal nostro commento.
Ecco i pezzi:
L'OPINIONE - Dimitri Buffa : " Egitto, l'intellighezia contro i Fratelli Musulmani"
Dimitri Buffa
CORRIERE della SERA - Roberto Tottoli : " Giovani ribelli contro tradizionalisti. I due volti dei Fratelli Musulmani "
Tottoli, possibilista sul futuro dell'Egitto coi Fratelli Musulmani, legga l'articolo di Dimitri Buffa pubblicato in questa stessa pagina di IC, si farà un'idea più precisa della situazione. Il fatto che Hillary Clinton abbia deciso di aprire ai Fratelli Musulmani non significa che questi ultimi siano cambiati e non siano più estremisti, è solo l'ennesimo errore di valutazione dell'amministrazione Obama.
Ecco l'articolo:
Fratelli Musulmani
Il mondo musulmano si appresta a vivere una lunga estate di attesa. Tra le crisi della Libia e della Siria che attendono una soluzione e la Malesia degli ultimi disordini, però, un avvenimento su tutti è atteso con apprensione: le elezioni parlamentari egiziane di settembre. E l’apprensione è tutta intorno ai Fratelli Musulmani, indicati dai più, fino a qualche tempo fa, come sicuri trionfatori. Per i Fratelli Musulmani potrebbe essere una rivincita storica. Storica perché la Fratellanza islamica è nata in Egitto, sul finire degli anni Venti del secolo scorso, e perché dall’Egitto provengono le figure più importanti dell’Islam radicale, dal fondatore al-Banna all’ideologo Sayyid Qutb, morto impiccato nelle prigioni nasseriane nel 1966, per finire con il nuovo leader di Al Qaeda al-Zawahiri.
Egiziana è spesso stata la mente, mentre saudita è stato il denaro utilizzato nei teatri di tutto il mondo islamico negli ultimi decenni. Per la Fratellanza musulmana vincere elezioni libere sarebbe quindi il punto di arrivo di un percorso che già in altri momenti, come nella rivoluzione del 1952, li ha portati a un passo dal potere, ma li ha più spesso relegati in clandestinità e perseguitati. Tuttavia, l’avvicinamento a queste elezioni sta già facendo emergere una serie di contraddizioni, spaccature e divergenze che rischiano di infrangere la compattezza necessaria. Nell’ultimo mese i Fratelli Musulmani hanno conosciuto scissioni, come quella dei giovani che hanno fondato un nuovo partito, oppure espulsioni, come quella di Abu al-Futuh che si è candidato alle presidenziali contro il volere della vecchia dirigenza. Altri cinque del direttivo giovanile sono stati cacciati nella passata settimana, mentre l’adesione all’ultimo momento alla manifestazione di venerdì ha messo in luce titubanze e opportunismi.
Non passa giorno che notizie di questo tenore irrompano sulla scena politica egiziana. Tali difficoltà nascono da una evidente svolta politica. Non è sfuggito a nessuno come proprio i Fratelli Musulmani abbiano evitato in questi mesi i soliti slogan anti-israeliani e anti-americani e di come non abbiano finora partecipato alle critiche contro l’esercito in questa fase di transizione. E le parole di apertura pronunciate una decina di giorni fa a Budapest da Hillary Clinton sono state ricambiate senza preclusioni. La vecchia dirigenza appare quindi pragmatica come non mai, mentre attorno a loro non si arresta un’emorragia continua. Chi li accusa di essere troppo moderati, come i salafiti, e chi invece, come i giovani, ne contesta prudenze e incertezze: tutto concorre a mettere a nudo le difficoltà dei Fratelli Musulmani. A una separazione forse prevedibile tra diverse anime, più o meno conservatrici, si sovrappone infatti una ormai netta e inarrestabile contrapposizione generazionale, figlia della rivolta.
In Egitto ci si chiede se si tratti di tatticismo, di vere divisioni o di riposizionamenti per occupare più spazio politico, mentre i Fratelli Musulmani riescono a fatica a tenersi fuori da polemiche e ad evitare divisioni. E ci si interroga che ne sarà dei loro principi se il pragmatismo li spingesse ancor di più a fianco dell’esercito. Ad ogni risposta, ad ogni titubanza, appaiono crepe sempre più numerose. Nessuno è però in grado di valutare l’impatto elettorale di tale situazione. Un ridimensionamento della loro forza politica nelle prime elezioni libere sarebbe un colpo non indifferente per le aspirazioni dell’Islam politico. E sarebbe la dimostrazione di come le parole d’ordine islamiche non siano univoche, ma discusse e variegate non appena toccate dal confronto politico. Le forze laiche e tanti giovani se lo augurano. Mancano poco più di due mesi alle elezioni. Voci che parlano di un rinvio, tempo fa accompagnate dagli allarmismi dei fautori della rivolta, potrebbero essere accolte ora con minore apprensione. Se rinviarle da un lato insinua il dubbio che l’esercito stringa la sua presa sull’Egitto, dall’altro pare alla lunga essere il fattore in grado di indebolire ulteriormente i Fratelli Musulmani. Le prossime settimane saranno sicuramente segnate da altre tensioni, rese ancor più complesse dal quel Ramadan che inizierà il primo agosto. È il mese del digiuno e della devozione, ma anche dello spirito comunitario e della partecipazione collettiva, in quella che già appare l’estate più lunga degli ultimi decenni per l’Egitto.
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