Riportiamo da LIBERO di oggi, 15/06/2011, a pag. 21, l'articolo di Angelo Pezzana dal titolo " Netanyahu da Berlusconi fra amicizia e aperture all’Anp ". Segnaliamo da AVVENIRE del 14/06/2011, a pag. 16, l'articolo di Francesca Bertoldi dal titolo " Abu Mazen riconosca Israele".
Per vedere l'intervista di Claudio Pagliara a Bibi Netanyahu, cliccare sul link sottostante
http://www.youtube.com/watch?v=6FH4wIPGTs4&feature=share
Claudio Pagliara, Bibi Netanyahu
Ecco i due pezzi:
LIBERO - Angelo Pezzana : " Netanyahu da Berlusconi fra amicizia e aperture all’Anp "
Angelo Pezzana
AVVENIRE - Francesca Bertoldi : " Abu Mazen riconosca Israele "
Bibi Netanyahu con Silvio Berlusconi
A fianco di Israele sempre. E a maggior ragione nel dire no a un eventuale richiesta di riconoscimento della Palestina in sede Onu. Questa la sostanza dell'incontro che si è tenuto ieri a Roma tra il premier Silvio Berlusconi e il suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu. Berlusconi ha confermato l'asse con «l'amico» Netanyahu che, per parte sua, ha ribadito più volte i legami tra i due Paesi, sperando di «continuare a lavorare con l'amico Silvio in futuro» e ringraziandolo a più riprese. «A nome del popolo israeliano: non esiste amico migliore dite», ha rimarcato il leader israeliano, sottolineando «tutte le posizioni chiare adottate e tutto l'appoggio dato». E mentre sul tavolo restano agli atti otto nuovi accordi - dalla cultura al lavoro, dalla ricerca scientifica al turismo - e una dichiarazione congiunta in cui, tra l'altro, l'Italia «riafferma» la «sua ferma posizione contro ogni manifestazione di delegittimazione e boicottaggio contro Israele», Netanyahu ha colto l'occasione della platea di giornalisti nella capitale per una nuova "arringa" sul processo di pace. La radice del conflitto israelopalestinese - ha detto il pruno ministro - «non sono gli insediamenti» di Israele nei Territori, quanto piuttosto «il rifiuto dei palestinesi a riconoscere l'esistenza di uno Stato ebraico». «Ho chiesto ad Abu Mazen di rivolgersi al suo popolo dicendo che accetterà lo Stato ebraico di Israele - ha detto Netanyahu -. Se dirà queste sei parole, cambieremo il mondo». E «se fosse possibile fare tutto questo in Sicilia - ha aggiunto, rispondendo alla proposta di Berlusconi che ha ribadito la disponibilità della città di Erice per una Conferenza di pace sul Medio Oriente - saremmo sicuramente d'accordo». Tutto questo mentre da Ramallah anche il presidente palestinese Abu Mazen offriva disponibilità al dialogo, spiegando di preferire tornare al tavolo dei negoziati piuttosto che rivolgersi all'Onu in settembre. Ma Netanyahu ha spinto l'acceleratore anche su un altro dossier che scotta quello iraniano. Se Teheran andrà avanti con il suo programma nucleare ci sarà un «inverno iraniano» piuttosto che una «primavera araba», ha ammonito il premier, sollecitando la Comunità internazionale a «fare in modo che non succeda mai». Netanyahu ha parlato anche apertamente di «opzioni militari»: le sanzioni da sole non funzionano, ha spiegato, e solo se accompagnate dallo spettro di un intervento militare possono «preoccupare» gli iraniani, come successo nel 2003 quando - ha ricordato - fu l'unica volta in cui Teheran interruppe il programma perché temeva l'intervento Usa. «Ci prenotiamo per il summit dell'anno prossimo a Gerusalemme» tra Italia e Israele, ha quindi annunciato Berlusconi.
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