Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 09/06/2011, a pag. 1-IV, l'articolo di Luigi De Biase dal titolo " Erdogan gioca d’anticipo e modella la sua dottrina sul prossimo mandato ". Dalla STAMPA, a pag. 19, l'intervista di Marta Ottaviani a Kemal Kiliçdaroglu dal titolo "Solo con noi Ankara tornerà a guardare verso l’Europa".
Ecco i due articoli:
Il FOGLIO - Luigi De Biase : " Erdogan gioca d’anticipo e modella la sua dottrina sul prossimo mandato"
Recep Erdogan
La STAMPA - Marta Ottaviani : " Solo con noi Ankara tornerà a guardare verso l’Europa "
Kemal Kiliçdaroglu
Lo chiamano il «Gandhi della politica turca» per la sua somiglianza con lo statista indiano e il suo modo di fare sempre pacato. Classe 1948, originario di una zona a maggioranza curda, Kemal Kiliçdaroglu è il nuovo capo del Chp, il Partito Repubblicano del Popolo, principale voce dell'opposizione che incarna i valori laici da cui nacque la Costituzione di Kemal Atatürk.
Onorevole Kiliçdaroglu, siamo a pochi giorni alle elezioni, un voto chiave per il futuro del Paese. Il suo partito è dato in netta risalita. Come vi sentite?
«In grande forma. I sondaggi in nostro possesso dicono che siamo sul 30%, ben 10 punti in più rispetto alle scorse elezioni. Vogliamo avvicinare la Turchia al modello occidentale, rendere la Turchia un Paese più democratico e libero. Prima di cambiare il nostro Paese abbiamo rinnovato il nostro partito. Abbiamo candidato 109 donne, per la prima volta nella storia del Paese. Molte sono in testa di lista, potrebbero almeno esserci 38 deputate elette».
Sul vostro programma sono presenti punti come aperture alle minoranze in genere ma soprattutto un nuovo approccio al problema curdo. Come crede siano stati recepiti?
«I dati in nostro possesso ci dicono che la percezione del nostro partito sta cambiando anche nel Sud-Est. In questa parte del Paese i nostri consensi sono da sempre più bassi ma in queste elezioni siamo certi che miglioreremo».
Negli ultimi mesi abbiamo assistito alla cosiddetta «primavera araba». Molti hanno visto la Turchia come un modello per gli Stati coinvolti. Di contro però la Turchia è stata al centro di alcune polemiche per quanto riguarda la limitazione della libertà di stampa. Cosa ne pensa?
«Si sente molto spesso dire che nei Paesi arabi vorrebbero vivere come in Turchia. Io credo sia per le nostre soap-opera, che nel Medio Oriente impazzano. E su questo non c'è problema. Il problema grosso è che il nostro governo vorrebbe far diventare la Turchia come un Paese arabo».
Bruxelles però in molte occasioni negli ultimi 10 anni ha guardato al governo islamico moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan con favore, lodando la crescita economica del Paese e le riforme fatte per favorire l'ingresso in Europa e aumentare il grado di democratizzazione del Paese. Che bilancio dà lei?
«Penso che Bruxelles abbia fatto un grosso sbaglio nell’accogliere con favore le riforme costituzionali promosse dal governo e approvate nel referendum dello scorso settembre (passato con il 58% dei consensi, ndr). La magistratura rischia di perdere la sua indipendenza, e poi voglio ricordare che ci sono 57 giornalisti in carcere nel Paese in questo momento».
Crede che la Turchia sia diventata meno laica e a rischio islamizzazione?
«No, su questo sono tranquillo, la Turchia è ancora uno Stato laico. Il maggior pericolo è che la nostra democrazia vada indietro anziché avanti. Ormai il premier Erdogan vuole fare tutto da solo, dentro e fuori il suo partito. Decide lui tutti i candidati, vuole decidere lui chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. Ha scelto lui il presidente del Parlamento, I prefetti, arriverà anche ad appuntare i giudici. Non penso che questo sia democratico».
In Europa si parla molto dell’attuale politica estera della Turchia, che mostra un forte riavvicinamento ai Paesi arabi. Se vincete le elezioni la cambierete?
«Tenteremo un riposizionamento in favore dell’Europa. L'ingresso in Ue è un nostro obiettivo prioritario».
È ottimista sul futuro ingresso della Turchia in Ue?
«Sì, sono molto ottimista, alla fine ce la faremo. Non vogliamo però subire la pressione del dubbio se l'Europa ci voglia o meno. Se vinciamo, le riforme le faremo per prima cosa per il nostro Paese».
Se vincerete abbasserete la soglia del 10% attualmente necessaria per entrare in Parlamento e spesso criticata da Bruxelles?
«Noi il disegno di legge lo avevamo già presentato in questa legislatura. È stato il partito di governo che non lo ha appoggiato».
Siete pronti a eventuali collaborazioni con Erdogan sulle riforme?
«Se nell’interesse del Paese sì, lo abbiamo sempre fatto».
Alcuni Paesi come la Francia sono nettamente contrari al vostro ingresso. Cosa vorrebbe dire a Nicolas Sarkozy e agli scettici?
«Penso che Sarkozy usi l'arma Turchia solo e unicamente per aumentare il consenso interno. Gli scettici ci saranno sempre, ma noi andiamo avanti».
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