Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 28/04/2011, a pag. I, l'articolo di Luigi De Biase dal titolo " Ecco perché la pace fra Hamas e Fatah fa bene soltanto agli estremisti ". Dalla STAMPA, a pag. 16, l'articolo di Aldo Baquis dal titolo " Palestina, pronto l’accordo tra Hamas e Abu Mazen ". Dal SOLE 24 ORE, a pag. 12, l'articolo di Ugo Tramballi dal titolo " Riconciliazione tra Hamas e Fatah ", preceduto dal nostro commento.
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - Luigi De Biase : " Ecco perché la pace fra Hamas e Fatah fa bene soltanto agli estremisti "
Luigi De Biase
La STAMPA - Aldo Baquis : " Palestina, pronto l’accordo tra Hamas e Abu Mazen "
Abu Mazen con Khaled Meshaal
Nel nuovo Medio Oriente in ebollizione, è il turno dei palestinesi di balzare alla ribalta con l’annuncio a sorpresa di un accordo politico tra Fatah e Hamas che chiude anni di lotte intestine, in vista della possibile proclamazione a settembre di uno Stato indipendente all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Regista di questa manovra, che ha colto Israele di sorpresa, è l’Egitto, che ha fatto leva sulle recenti manifestazioni popolari a Gaza e Ramallah a favore di una riunificazione della leadership politica palestinese. Si chiude così la crisi iniziata nel 2007, con il putsch di Hamas e l’espulsione del presidente Abu Mazen dalla Striscia.
In mattinata il nuovo capo dei servizi segreti egiziani Murad Murafi ha convocato al Cairo alcuni esponenti di primo piano di Hamas e di Fatah e, dopo alcune ore, le parti hanno annunciato un accordo di massima in cinque punti, che sarà suggellato fra una settimana al Cairo da Abu Mazen e dal leader di Hamas, Khaled Meshal. L’accordo prevede: la composizione immediata di un nuovo esecutivo dell’Autorità nazionale palestinese formato da figure «nazionali»; l’indizione di nuove elezioni presidenziali e politiche nei Territori entro un anno; l’inclusione di Hamas nell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp); la molto complessa riunificazione degli apparati di sicurezza a Gaza (legati a Hamas) e in Cisgiordania (addestrati dagli Stati Uniti, e filo Fatah); la liberazione dei prigionieri politici palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.
L’annuncio dell’intesa fra al-Fatah e Hamas è giunto a Gerusalemme nel tardo pomeriggio, poche ore dopo che nel Sinai settentrionale un commando di sabotatori aveva fatto saltare in aria - per la seconda volta in due mesi - un tratto del gasdotto che rifornisce di gas naturale egiziano Israele e Giordania. Queste forniture (che forse ora cesseranno del tutto) rappresentano il 40% del fabbisogno israeliano di energia e in passato erano assurte a simbolo delle relazioni bilaterali. Sempre ieri Israele era impegnato ad analizzare il moltiplicarsi delle voci in Egitto che invocano l’abrogazione (totale o parziale) degli accordi di pace. «L’Egitto deve comprendere che gli accordi internazionali vanno rispettati» ha detto il premier Netanyahu.
Comprensibile dunque l’asprezza della prima reazione del premier nell’apprendere l’evoluzione nella posizione di Abu Mazen. «L’Anp deve capire che non è possibile che ci sia la pace con Israele e con Hamas - ha detto Netanyahu -. Hamas anela alla distruzione dello Stato di Israele, e lo dichiara apertamente. Spara razzi sulle nostre città, sui nostri bambini. Spero che l’Anp faccia la scelta giusta e punti alla pace con Israele. Sta all’Anp decidere».
Immediata la replica di Hamas: «Israele non ha nulla a che vedere con la riconciliazione palestinese e in passato è stata di ostacolo», ha dichiarato al Cairo il portavoce dell’organizzazione, Taher al-Noono.
Ma anche la Casa Bianca ha subito ribadito che il riconoscimento di Israele da parte di Hamas - «un’organizzazione terrorista che colpisce i civili» - è una condizione imprescindibile.
Il SOLE 24 ORE - Ugo Tramballi : " Riconciliazione tra Hamas e Fatah "
Ugo Tramballi
Ugo Tramballi descrive con queste parole la reazione di Bibi Netanyahu alle dichiarazioni di Abu Mazen : " «Non potete avere la pace con Hamas e con Israele contemporaneamente», ha subito minacciato Bibi Netanyahu. Poiché Hamas non riconosce lo Stato ebraico, se Abu Mazen (che invece lo riconosce) si accordasse con gli islamici, per il premier israeliano non sarebbe un partner di pace.". Netanyahu non ha minacciato nessuno, ha semplicemente messo in rilievo un dato di fatto: con Hamas al potere sarebbe impossibile raggiungere la pace dal momento che i terroristi della Striscia hanno come obiettivo principale la distruzione di Israele. Il lancio quotidiano di razzi qassam ne è una prova sufficiente.
Tramballi continua : "Curiosamente, fino a ieri Netanyahu riteneva che i palestinesi non fossero comunque partner credibili di una trattativa perché erano divisi. Qualsiasi cosa facciano, dunque, i palestinesi non meritano la pace e soprattutto che Israele smantelli gli insediamenti ebraici nei territori occupati. Qualcosa che l'attuale Governo israeliano nazional-religioso non concederà mai, qualunque cosa facciano i palestinesi uniti o divisi.". Le divisioni fra le fazioni palestinesi sono uno degli elementi che minano la pace. La presenza di Hamas nella Striscia è un altro. Fare elezioni congiunte con Hamas e farlo salire al potere anche in Cisgiordania non comporterebbe nè la fine delle divisioni nè la cessazione delle violenze.
I palestinesi meritano la pace, ma finora che cos'hanno fatto per dimostrare di volerla? Il massacro di Itamar è un messaggio di pace? Lanciare razzi contro gli scuolabus e ammazzare un ragazzino (nel silenzio dei media internazionali) ? Gli insediamenti illegali vengono smantellati. L'attuale governo di Israele non è nazional religioso, semplicmente è forte e non cede ai ricatti della controparte araba.
In quanto alla definizione dei territori, che Tramballi chiama 'occupati', ricordiamo che la definizione corretta è 'contesi'.
Ecco l'articolo:
È giusto essere ottimisti ma non bisogna esagerare quando i palestinesi fanno pace tra loro: potrebbero litigare il giorno dopo. Intanto l'annuncio è da Primavera araba: Fatah e Hamas hanno ricominciato a parlarsi e hanno stabilito i prossimi passi: un Governo provvisorio di unità nazionale a Ramallah e Gaza, fino alle elezioni che dovrebbero avvenire entro quest'anno.
Il dialogo e l'apparentemente rapido compromesso sono stati raggiunti al Cairo, grazie agli uffici del Governo egiziano: anche questo provvisorio. È una buona notizia che il nuovo Egitto sia tornato ad avere un ruolo pacificatore regionale come faceva quello vecchio di Hosni Mubarak. L'accordo palestinese è stato confermato da Azzam al-Ahmed di Fatah, cioè dell'Autorità palestinese di Abu Mazen che governa in Cisgiordania, e da Mousa Abu Marzuk di Hamas che controlla la striscia di Gaza.
I rappresentanti dei due partiti opposti, che in questi ultimi cinque anni hanno litigato, si sono presi a fucilate gli uni arrestando gli altri, sembravano particolarmente soddisfatti: «Tutti i punti di convergenza sono stati appianati», hanno garantito. Ma non sono stati in grado di essere più precisi sui contenuti e la qualità del compromesso che dovrebbe essere firmato la settimana prossima, sempre al Cairo, dai leader dei due partiti; su chi dovrebbe guidare l'Esecutivo misto fino alle consultazioni; né sulle date delle prossime elezioni che in Cisgiordania Abu Mazen aveva già annunciato entro il mese di settembre sia per il parlamento che per la presidenza. «Otto mesi da oggi», dicono genericamente al Cairo.
Più che un accordo storico per ora sembra un passo avanti: ne erano stati fatti altri in questi anni, sempre con l'aiuto egiziano, ma pochi giorni dopo Hamas e Fatah avevano ricominciato a litigare. Tutte le volte, ricominciando gli uni ad arrestare gli altri.
«Non potete avere la pace con Hamas e con Israele contemporaneamente», ha subito minacciato Bibi Netanyahu. Poiché Hamas non riconosce lo Stato ebraico, se Abu Mazen (che invece lo riconosce) si accordasse con gli islamici, per il premier israeliano non sarebbe un partner di pace. Curiosamente, fino a ieri Netanyahu riteneva che i palestinesi non fossero comunque partner credibili di una trattativa perché erano divisi. Qualsiasi cosa facciano, dunque, i palestinesi non meritano la pace e soprattutto che Israele smantelli gli insediamenti ebraici nei territori occupati. Qualcosa che l'attuale Governo israeliano nazional-religioso non concederà mai, qualunque cosa facciano i palestinesi uniti o divisi.
Per quanto politicamente motivato, Bibi Netanyahu sottolinea tuttavia un problema reale riguardo alla pacificazione fra i palestinesi: Hamas continua ad essere convinto che la lotta armata sia l'unica strada per liberare la Palestina; l'Autorità di Ramallah ha ormai preso la strada della diplomazia e della lotta politica.
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