Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 18/03/2011, a pag. 1-8, l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo " Come nel '99 in difesa del Kosovo ". Dal FOGLIO, a pag. 1-4, l'articolo di Paola Peduzzi dal titolo " Ora che Obama reagisce si capisce com’è inattivo il mondo senza America ".
Ecco i due articoli:
La STAMPA - Maurizio Molinari : " Come nel '99 in difesa del Kosovo "
Maurizio Molinari
L’ Onu autorizza l’intervento armato per difendere Bengasi accerchiata dalle forze del colonnello Gheddafi, che replica minacciando fuoco e fiamme in tutto lo scacchiere del Mediterraneo. Con dieci voti a favore e cinque astensioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973, che prevede non solo l’immediata «no fly zone» sui cieli della Libia ma anche il ricorso ad «ogni mezzo necessario» per «proteggere i civili» con particolare riferimento alla «zona di Bengasi». L’unica limitazione è l’impegno a «non inviare forze di occupazione», dunque truppe di terra, ma per il resto il richiamo al capitolo VII della Carta dell' Onu legittima ogni tipo di azione militare «per il mantenimento della pace e della sicurezza».
E’ l’ambasciatore britannico al Palazzo di Vetro, Mark Lyall Grant, a spiegare quanto avvenuto: «Le forze di Gheddafi già colpevoli di gravi crimini contro i civili sono a ridosso di una città di un milione di persone e con 2500 anni di Storia». L’ accelerazione al Palazzo di Vetro nasce dal timore che l’assalto a Bengasi da parte delle forze di sicurezza guidate da Khamis Gheddafi, figlio del colonnello (ma ieri l’altro fratello, Saif al-Islam, annunciava un cambiamento di tattica con la rinuncia all’offensiva), possa innescare una strage di immani dimensioni.D’altra parte il colonnello lo avvalora tuonando alla radio: «Vi stiamo venendo a prendere, vi troveremo anche dentro gli armadi, arrendetevi deponendo le armi altrimenti non avremo pietà». Anche la scelta di affidare l’assalto alle forze di sicurezza - polizia e intelligence - e non all’esercito lascia intendere cosa si stapreparando. Parigi, Washington e Londra hanno raggiunto l’intesa sul testo di una seconda risoluzione che segue la 1970 sulle sanzioni economiche, raccogliendo altri sette voti favorevoli nel Consiglio di Sicurezza: Bosnia, Gabon, Nigeria, Sud Africa, Portogallo, Colombia e Libano.L’assenzadi riferimenti a truppe di terra nonè bastata ad ottenere l’avallo di Mosca e Pechino che si sono astenute assieme a Germania, India eBrasile.Le trattative precedenti al voto hanno visto l’ambasciatrice Usa all’Onu Susan Rice impegnata in una maratona di incontri assieme ai colleghi di Parigi e Londra, nel tentativo di ottenere ilmassimo dei voti,ma le resistenze di Germania, India e Brasile hanno complicato il negoziato, consentendo un’approvazione a maggioranza semplice rispetto all’unanimità con cui passòla 1970. L’accelerazione diplomatica è stata decisa daUsa, Francia eGran Bretagna sulla base della comune considerazione che «la no fly zone non basta più» come ha sottolineato Susan Rice, in quanto la rapida avanzatadelle forzediGheddafi inCirenaica fa temere la possibile caduta diBengasi, roccaforte dei ribelli, con il conseguente rischio di vendette sanguinose contro la popolazione che a metà febbraio diede inizio alla rivolta. Da qui l’ipotesi, avvalorata da portavoci di Parigi, che unattacco aereo dellaNato contro le truppe di Gheddafi possa scattare «nelle ore immediatamente successive» all’approvazionedel testodapartedel Consiglio di Sicurezza. Il Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, assicura che «l’Alleanza èpronta adagire in qualsiasi momento» perché «il tempo stringe». Anche i portavoce della Lega Araba, da NewYork e il Cairo, hanno assicurato «pieno sostegno e partecipazione » all’operazionemilitare, destinata ad avere «fini umanitari » come autorizzato dalla risoluzione 1970, redatta sulla base del capitolo VII della Carta dell’Onu che prevede interventi per «preservare pace e sicurezza ».E’ sulla base dello stesso capitoloVII che nel 1999 laNato intervenne neiBalcani per proteggere la popolazione del Kosovo dalle forze ex jugoslave diSlobodanMilosevic. Se la cornice legale e lemotivazioni strategiche della nuova risoluzione sono oramai definite, resta invece il top secret sul tipo di opzione militare che le forzeNato ed arabe seguiranno per tentare di salvare Bengasi dallamorsa delle truppe libiche. Anche perché l’obiettivo resta, come conferma un portavoce delDipartimento di Stato, «l’abbandono del potere da parte di Gheddafi». L’ipotesi più discussa, inerente a raid aerei e bombardamenti navali, potrebbe infatti risultare insufficiente se le forze ribellinon avrannola capacitàdi contrattaccare.Acomplicare i piani militari c’è anche il nodo diplomatico dell’Unione Africana che, a differenza della LegaAraba, non si è schierata a sostegno dell’intervento e dunque impedisce di adoperare il territorio dei Paesi del Sahel per lanciare operazioni dentro i confinidellaLibia. Poco prima dell’approvazionedellarisoluzione, il colonnello ha tuonato da Tripoli affermando che «qualsiasi tipo di azione da parte delle Nazioni Unite sarà illegale»minacciando rappresaglie: «Ogni intervento militare contro di noi metterà a rischio il traffico aereo e marittimo nel Mar Mediterraneo» e «tutte le strutture civili emilitari diventeranno legittimo obiettivo del nostro controattacco», sottolineando che «i pericoli per ilMediterraneo saranno nelbreve e lungo termine».Un linguaggio mirato ad ammonire i vicini arabi ed europei sui rischi a cui vanno incontro scegliendo di partecipare all'attacco.
Il FOGLIO - Paola Peduzzi : " Ora che Obama reagisce si capisce com’è inattivo il mondo senza America "
Paola Peduzzi
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