Riportiamo dal CORRIERE della SERA dioggi, 09/03/2011, a pag. 16, l'articolo di Alessandra Farkas dal titolo " 'Hollywood romanza l’Olocausto'. La Bullock irrita gli ebrei americani ".
Alessandra Farkas
Il Jewish Forward, la storica rivista della comunità ebraica newyorchese, la descrive come «il sodalizio tra Erin Brockovich e Schindler’s List» . È la trama di Never Forget, l’ultimo film hollywoodiano sull’Olocausto, interpretato da Sandra Bullock nei panni di Lisa Stern, eroica avvocatessa californiana che negli anni ’ 90 sfidò il colosso assicurativo Generali, reo di aver defraudato i sopravvissuti all’Olocausto e i loro eredi. Il problema: il vero eroe dell’epica battaglia legale che aprì la porta agli storici risarcimenti per i sopravvissuti e i loro familiari (incluso il fondo da 5.2 miliardi di dollari stanziato dalla Germania) non è Lisa ma suo cognato Martin, che adesso non rivolge più la parola a lei e al fratello Alan (suo marito). E ha sporto denuncia presso la California Bar Association per far radiare dall’Albo Lisa e William Shernoff, l’avvocato di Beverley Hills «suo compagno di raggiri» . Dalla prima pagina del più antico settimanale ebraico americano reso leggendario da collaboratori quali Isaac Bashevis Singer e Leon Trotskij, riesplode una controversia che in passato ha investito film come Schindler’s List e La vita è Bella. Nel mirino: la tendenza tutta hollywoodiana ad «abbellire» o addirittura modificare una delle pagine di storia più drammatiche: l’Olocausto ebraico. Il film targato Sony Pictures racconta l’odissea degli eredi di Mor Stern — facoltoso mercante di vini ungherese trucidato ad Auschwitz— per costringere le Generali ad onorare la ricca polizza acquisita dal loro avo prima della guerra. «Il film con la Bullock è fiction pura» , protesta adesso il 62enne Martin Stern, direttore di una compagnia immobiliare e nipote di Mor che vive tra Londra e Gerusalemme. In Never Forget la storica vittoria di Martin contro le Generali è il risultato della crociata solitaria di sua cognata Lisa e di William Shernoff, che l’aiutò a querelare il colosso. «Quei due non hanno avuto nulla a che fare con l’accordo stipulato dal sottoscritto con Giovanni Perissinotto, AD delle Generali— protesta Martin— il loro movente è l’avidità» . A dargli ragione è The Victim’s Fortune (2002) il libro di John Authers e Richard Wolfe secondo cui tutto iniziò al funerale di uno dei figli di Mor, nel 1996. Fu lì che un altro figlio di Mor sopravvissuto ai lager, Adolf, raccontò di aver cercato di riscuotere la polizza dopo essere stato liberato da Buchenwald. «Fui buttato fuori a calci dall’ufficio delle Generali a Praga— spiegò Adolf— mi dissero che senza il certificato di morte di mio padre non potevano aiutarmi» . Martin li convinse a riprovare. «Avevo letto che le Generali stavano per acquistare il colosso israeliano delle assicurazioni Migdal — racconta —. Era il momento giusto per tornare all’attacco. Lisa al funerale non c’era» , precisa, contraddetto dalla cognata che nel febbraio 2010, durante un seminario alla Pepperdine University, giurò di «esserci stata» . Ma a dar retta a The Victim’s Fortune il suo ruolo è iniziato per caso un anno e mezzo più tardi, quando il Congresso Californiano tenne un’udienza sul caso cui Martin non poté partecipare per stare vicino al suocero in coma in Israele. «Chiesi a mio fratello di leggere una deposizione a mio nome— racconta l’uomo —. Poco dopo scoprii che Lisa e Shernoff avevano deciso di far causa da soli alle Generali per 135 milioni di dollari» . Il film ignora la campagna per screditare le Generali condotta in Israele da Martin, descritto in The Victim’s Fortune come «il più grande incubo di pubbliche relazioni nella storia della compagnia» . E nella versione hollywoodiana è Lisa, non Martin — come invece nella realtà— a ricevere via fax la polizza di Mor riemersa dopo una visita (mai avvenuta) della donna presso gli archivi segreti delle Generali a Trieste che, a detta di Martin, «furono scoperti da detective da me assoldati» . «Quel fax arrivò misteriosamente nel mio ufficio nel 1996, come la manna dal cielo» , si è giustificata Lisa a Pepperdine. A Hollywood miracoli e bugie sono la stessa cosa.
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