Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 10/02/2011, a pag. 3, gli articoli titolati " Ecco la pioggia di denaro che bagna i Fratelli musulmani" e " E’ nel Sinai, non a piazza Tahrir, il vero problema di Suleiman". Dal GIORNALE, a pag. 17, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo " Il programma dei Fratelli musulmani: La nostra costituzione è il Corano ". Da LIBERO, a pag. 21, l'articolo di Maurizio Stefanini dal titolo " Al Qaeda coi rivoluzionari: fate la guerra santa ".
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - " Ecco la pioggia di denaro che bagna i Fratelli musulmani"
Fratelli Musulmani
Il FOGLIO - " E’ nel Sinai, non a piazza Tahrir, il vero problema di Suleiman"
Il GIORNALE - Gian Micalessin : " Il programma dei Fratelli musulmani: La nostra costituzione è il Corano "
Gian Micalessin
Si chiamano Fratelli musulmani. Sono l’ultima, disinvolta illusione di tanti intellettuali, politici e giornalisti. Dagli Stati Uniti a casa nostra. Incuranti degli svarioni di chi trent’anni fa spacciava come sinceri democratici persino Pol Pot e l’ayatollah Khomeini i nuovi candidi sognatori non vedono l’ora di mettere alla prova anche gli islamisti d’Egitto. Poi magari finisce come in Cambogia o in Iran. Ma che importa? L’importante è sognare. Poi si può sempre chieder scusa. Come fecero i sognatori del ‘75 davanti ai cadaveri dei Killing Fields. Come rifecero gli illusi del ’79 quando Khomeini liquidò tutti i «rivoluzionari» poco allineati.
Stavolta, però, le scuse non sono ammesse. Stavolta orientamenti e tendenze dei Fratelli musulmani sono chiari. Emergono con evidenza dalle piattaforme programmatiche del movimento. Risuonano con chiarezza nei discorsi dei loro capi. Per capire come la pensino non occorre scomodare il padre fondatore, quel professor Hassad al Banna ispiratore già nel 1928 del famoso motto «Il Corano è la nostra costituzione, il Profeta è il nostro leader, la guerra santa la nostra via, la morte per Allah la più alta delle aspirazioni ». E non occorre neppure leggere Pietre miliari di Sayyd Al Quts, il libriccino dell’ideologo della Fratellanza diventato- dopo l’impiccagione del suo autore al Cairo nel 1966 il vangelo di tutti i gruppi fondamentalisti. Per capirlo basta sfogliare la piattaforma programmatica messa a punto - dopo il 2005 - dalla cupola politica del movimento. Quel documento chiarisce immediatamente che nessuno degli otto milioni di cristiani copti- e tantomeno qualche altro «infedele» - dovrà mai sognarsi di guidare l’Egitto.«Riteniamo che i doveri della presidenza e del premier – recita testualmente il documento - vadano contro il credo dei non-musulmani. Conseguentemente un non-musulmano ne deve venir esentato». E se anziché esser nato copto sei nato femmina il discorso non cambia. Anche in questo caso l’aspirazione alla presidenza resta un’impensabile ed eretico tabù. «Riteniamo che il ruolo di presidente e ancor più quello di comandante dell’esercito – spiega la piattaforma politica - non possa essere affidato ad una donna in quanto in aperta contraddizione con la sua natura».
Avete capito bene. Il movimento egiziano spacciato come riformatore e liberale dai soliti benpensanti non ritiene che la carica di presidente o di capo militare del paese si addica a una natura femminea. Ma la parte peggiore di quel documento riguarda turiste e turisti. Fino ad oggi nessuno frequentatore delle Piramidi o del Mar Rosso ha mai dovuto porsi il problema di coprirsi il capo con un velo perché donna o di rinunciare a una birra. Almeno non a norma di legge. Con i «fratellini» al potere tutto cambierebbe. «Tutte le attività connesse con il turismo devono essere in linea con i principi islamici – annuncia il programma del 2007 aggiungendo che - la sharia autorizza i non musulmani a seguire comportamenti vietati ai fedeli musulmani, ma soltanto ed esclusivamente in privato». Sulle spiagge di Sharm El Sheik, insomma, solo immersioni in pigiama. E pranzo e a cena solo dei grandi bicchieroni d’acqua fresca.
In compenso i pacifici Fratelli promettono di trascinare il Paese verso una nuova stagione di scontro con Israele. Affrontando il problema dei rapporti con lo stato ebraico la carta ammicca alla necessità di rivedere o addirittura abolire il trattato di pace firmato da Sadat. «Rivedere i trattati di pace e accordi bilaterali sentenzia il documento- è una pratica accettata nelle relazioni internazionali ». E a farci meglio capire cosa nasconda dietro quella formula ci pensa l’attuale capo della Fratellanza musulmana Mohammad Badi. In un discorso dello scorso settembre spiega innanzitutto che «La fonte di ogni autorità è il Corano e non le risoluzioni Onu». Subito dopo invita a «metter fine agli stupidi negoziati diretti o indiretti ed appoggiare ogni forma di resistenza per liberare tutte le terre occupate in Palestina, Irak, Afghanistan». Con buona pace di sognatori, illusi e pacifisti di casa nostra.
LIBERO - Maurizio Stefanini : " Al Qaeda coi rivoluzionari: fate la guerra santa"
C’è da prendere sul serio la branca irachena di Al Qaeda che ieri ha chiamato i manifestanti egiziani al jihad ed a costruire un governo basato sulla Sharia? «Si è aperto il mercato della Guerra Santa e si sono schiuse le porte del martirio», dice l’appello via web a «tutti gli egiziani deboli e oppressi», per proclamare una battaglia «a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e Tel Aviv». Ora, già il fatto che il messaggio arrivi dal’Iraq è significativo. Dopo essere stato represso con Nasser e favorito da Sadat come strumento per controbilanciare l’influenza marxista e filo-sovietica che era filtrata attraverso il nasserismo, l’integralismo islamico radicale si era rivoltato contro lo stesso Sadat dopo la pace con Israele fino ad ucciderlo; ma proprio il delitto aveva scatenato Mubarak contro lo stesso estremismo islamico radicale con la massima energia. È vero che i jihadisti hanno continuato ogni tanto a colpire in Egitto: anche di recente con la strage alla chiesa di Alessandria. Masostanzialmente la parte più determinata dei militanti se ne è andata, purtroppo per colpire anche da noi. «La valle del Nilo si trova tra due vasti deserti senza vegetazione o acqua, che rende l’area impraticabile per una guerra di guerriglia, e che rende anche il popolo egiziano docile verso l’autorità centrale», aveva detto negli anni ’80 Ayman al-Zawahiri: il medico di illustre famiglia che dopo essere diventato il leader di Jihad Islami egiziana l’ha portata a confluire con Al Qaeda, di cui è oggi il numero due dopo Osama Bin Laden. Una ragione poi per cui al-Zawahiri aveva rotto con i Fratelli Musulmani era stata la sua accusa al gruppo di «apostasia» per indulgere all’idea del voto popolare, quando la democrazia è «una religione nemica dell’islam». E quest’ultimo appello incita appunto gli egiziani a ignorare «i percorsi deludenti» della democrazia e del «putrido nazionalismo pagano ». Insomma, a Al Qaeda va bene che Mubarak cada: ma non se è per dare spazio a una democrazia liberale. Possiamo stare tranquilli, allora, che il percorso egiziano sta prendendo la direzione giusta? Purtroppo no. Ad esempio, proprio in concomitanza con questo appello i Fratelli Musulmani si sono improvvisamente irrigiditi, ed hanno congelato quel dialogo col regime che era sembrato quasi portarli sul punto di partecipare a un governo di transizione. Magari non temono di essere scavalcati da Al Qaeda, ma corrono semplicemente appresso a un riprendere dell’irritazione popolare. Ma il dubbio viene, che se non ora in breve i comunicati di Al Qaeda finiscano per condizionare tutto il gioco politico. Proclami a parte, poi, c’è il problema concreto della gran quantità di qaidisti che stavano chiusi nelle carceri egiziane, e che hanno approfittato della baraonda per scappare. Lo stesso vicepresidente Suleiman ha lanciato l’allarme, parlando anche della necessità di «impegnarsi a fondo perché tornino in carcere ». Insomma: non solo c’è l’ap - pello; ci sono anche i «manovali del terrore» già pronti a raccoglierlo. E il recente attentato al gasdotto del Sinai fa venire pure il dubbio che abbiano già iniziato a farlo. Poi ci sono pure una ventina di evasi appartenenti a una cellula egiziana di Hezbollah; ma quelli si sarebbero già rifugiati in Libano o a Gaza.
Per inviare la propria opinione a Foglio, Giornale, Libero, cliccare sulle e-mail sottostanti
lettere@ilfoglio.it; segreteria@ilgiornale.it; lettere@libero-news.eu