Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 03/02/2011, a pag. 3, l'articolo dal titolo " Ecco perché Israele non si fida dell’addio americano a Mubarak". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 13, l'articolo di Alessandra Farkas dal titolo " Intervento Usa «Basta sangue. Transizione immediata» ". Dalla STAMPA, a pag. 5, l'intervista di Maurizio Molinari a Yossi Klein Halevi dal titolo " I Fratelli musulmani sono un pericolo, l’Occidente li fermi ".
Ecco i pezzi:
Il FOGLIO - " Ecco perché Israele non si fida dell’addio americano a Mubarak"
Hosni Mubarak con Barack Obama
CORRIERE della SERA - Alessandra Farkas : " Intervento Usa «Basta sangue. Transizione immediata» "
Robert Gibbs, Alessandra Farkas
«Per noi è imperativo che la transizione in Egitto sia immediata» . Il presidente americano Barack Obama affida al portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, il compito di comunicare al faraone egiziano assediato — ma anche al resto del mondo — il nuovo mood della superpotenza alla luce degli ultimi, sanguinosi disordini di ieri. «Il messaggio che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha inviato con franchezza al presidente egiziano, Hosni Mubarak è che è arrivata l’ora del cambiamento» , ha spiegato Gibbs, durante il briefing dedicato alla situazione in Egitto. «Ora vuol dire ora» , ha precisato poi, rispondendo a una domanda sui tempi della transizione. Gli sviluppi delle ultime ore— tra cui la notizia dell’aggressione alla star della Cnn Anderson Cooper da parte dei sostenitori di Mubarak appoggiati dalla polizia in borghese— impongono a Obama un inasprimento dei toni. «Se ci sono violenze istigate dal governo, devono cessare immediatamente» , chiosa Gibbs, aggiungendo che la gestione della crisi, «mostrerà chi è veramente Mubarak» . «Il popolo egiziano ha bisogno di vedere il mutamento, ha bisogno di progresso» , ha aggiunto il portavoce, precisando però che il futuro dell’Egitto «è nelle mani del suo popolo» e ogni decisione «spetta al popolo egiziano, non agli Stati Uniti» . Un chiarimento, questo, inteso forse a fugare le critiche arrivate dal ministero degli Esteri egiziano, secondo il quale questi richiami dall’esterno servono solo «ad infiammare la situazione interna» . Infine, rispondendo a una domanda sulla possibilità che gli Stati Uniti blocchino i loro aiuti all’Egitto, il cui valore annuo è di circa 1,5 miliardi di dollari, Gibbs ha affermato che non è stata presa alcuna decisione, ma la questione «è ancora oggetto di valutazione» . I contatti tra Usa ed Egitto sono continuati nella notte. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, al telefono con il nuovo vice-presidente Omar Suleiman, ha condannato le violenze contro i manifestanti e chiesto di indagare sui responsabili. Il ministro della Difesa Usa Robert Gates ha chiamato il collega egiziano Mohammed Hussein Tantawi. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha definito le violenze «inaccettabili» e ha invitato il regime ad «ascoltare le richieste della gente» .
La STAMPA - Maurizio Molinari : " I Fratelli musulmani sono un pericolo, l’Occidente li fermi "
Yossi Klein Halevi Maurizio Molnari
La transizione egiziana può prendere tre strade diverse e bisogna evitare che a giovarsene siano i Fratelli Musulmani»: questa l’opinione di Yossi Klein Halevi, politologo dello Shalom Hartman Institute di Gerusalemme, molto sensibile agli orientamenti del governo israeliano. Quali sono i tre scenari possibili del dopo Mubarak? «Può prevalere una coalizione di forze democratiche e filo-occidentali, con dentro componenti dell’ex governo Mubarak, oppure possiamo andare verso una soluzione “turca” con i Fratelli Musulmani che entrano nel governo, se ne impossessano progressivamente e lo portano a rapporti gelidi con l’Occidente e Israele. Il terzo scenario è il peggiore: i Fratelli Musulmani divengono la maggiore forza politica e trasformano l’Egitto in un nuovo Iran con la rottura totale con Occidente e Israele». Qual è il fattore da cui dipende cosa avverrà? «Il ruolo dei Fratelli Musulmani».
Chi sono i Fratelli Musulmani? «Sono portatori di un’ideologia estremista islamica che persegue il dominio dell’Islam sul mondo. Il fondamentalismo può avere più volti, moderati e violenti, ma restano accomunati dall’estremismo. Inoltre, ciò che preoccupa Israele è la presenza nella loro ideologia di un antisemitismo feroce mutuato da quello europeo degli Anni 30 e 40, con gli ebrei descritti con termini e immagini nazisti». Dunque i Fratelli Musulmani non dovrebbero entrare nella transizione politica che la Casa Bianca vuole accelerare... «La comunità internazionale deve unirsi a sostegno delle forze democratiche presenti in Egitto, favorevoli a riforme liberali, impedendo ai Fratelli Musulmani di sfruttare la situazione per prendere le redini del governo e creare un altro Iran». Eppure a Washington ci sono pareri discordi, c’è chi non li considera così pericolosi... «Chi li sottovaluta commette un grave errore. Anche Israele ha fatto in questi giorni degli sbagli: la decisione del premier Netanyahu e del presidente Peres di parlare a favore di Mubarak è stata nociva. Israele in questo frangente deve restare in silenzio. La comunità internazionale deve farsi sentire, e bloccare i piani dei Fratelli Musulmani. Non è solo nell’interesse di Israele, ma del mondo intero». C’è chi obietta che l’argine anti Fratelli Musulmani può essere il neo vicepresidente Suleiman, capo dell’intelligence... «Suleiman è un duro ma non può fare tutto da solo. Deve costruire delle alleanze solide con le forze democratiche protagoniste delle proteste di piazza. E questo è un processo ancora in corso. Proprio la difficoltà nella creazione della coalizione di forze democratiche ex Mubarak porta a rafforzare i timori israeliani per un possibile avvento dei Fratelli Musulmani».
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