Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 19/01/2011, a pag. 3, l'articolo dal titolo "Elliott Abrams ci dice che Egitto e Libia devono stare attenti ". Da REPUBBLICA, a pag. 17, l'intervista di Alix Van Buren a Moncef Marzouki dal titolo "Il ritorno del rivale di Ben Ali: Il paese non vuole più dittatori".
Ecco i due articoli:
Il FOGLIO - " Elliott Abrams ci dice che Egitto e Libia devono stare attenti "
Elliott Abrams
La REPUBBLICA - Alix Van Buren : " Il ritorno del rivale di Ben Ali: Il paese non vuole più dittatori"
Moncef Marzouki
Moncef Marzouki, lo storico capofila dell´opposizione democratica, è appena rientrato a Tunisi dopo dieci anni d´esilio. Accolto come un eroe da folle esultanti, issato in trionfo sulle spalle fra l´ululare delle donne, è naturale che il suo parlare ora sia concitato. «Come raccontarle la mia felicità?», si strozza la voce al telefono. «Sono emozionato, frastornato, travolto».
La prima tappa di Marzouki, 65 anni, neurologo, scrittore, leader del Congresso per la Repubblica e forse il più fiero avversario di Ben Ali, non è il lindo appartamento in città. Invece, lui fila in automobile verso Sidi Bouzid, dov´è scoppiata la rivolta. Bacia la terra dov´è la tomba di Bouaziz, il giovane «martire» della Rivoluzione: «Immolandosi con le fiamme il 17 dicembre», è aspro Marzouki, «ha dato fuoco alla legna rinsecchita del regime di Ben Ali. Ma le condizioni erano ideali».
Quali in particolare, professore Marzouki?
«Perché l´incendio divampi servono la giusta temperatura atmosferica e formidabili pile di legna secca, cioè la cricca corrotta del Paese. Mancava la scintilla, e quel giovane l´ha fornita con il suo corpo. Ha spalancato una porta, che credevamo sbarrata. Lui avrebbe voluto vivere a testa alta in un Paese libero. Il mio primo dovere è rendergli omaggio, ecco».
Professore, le fiamme, che dice lei, non si spengono. Le proteste continuano. Non la convincono le aperture del nuovo governo?
«Qualche apertura s´è vista: oggi ho parlato per la prima volta nella mia vita alla radio tunisina. S´è aperto un dibattito reale. Per le strade si avverte un´ebbrezza popolare che dà le vertigini. Però, si tratta di costruire il futuro, di formare un vero governo di unità nazionale».
Qual è il primo passo?
«È che il premier Ghannouchi se ne vada. Il suo governo non ci appartiene. Il popolo intero chiede la dissoluzione dell´Rcd, il partito di Ben Ali, il pilastro della dittatura. La situazione è impossibile, capisce? Sarebbe come se, nella Germania del 1989 dopo la caduta del Muro, Honecker, il capo del partito egemonico dell´Est, avesse guidato la transizione verso la democrazia. Infatti ora il popolo sta occupando le sedi dell´Rcd».
Chi dovrebbe guidare la transizione?
«Un governo coi partiti che si sono battuti contro la dittatura: comunisti, Lega democratica, Verdi, islamisti di An Nahda, insomma tutti, tranne l´Rcd».
Il suo è un partito laico, di centro-sinistra. Come tratterà con gli islamisti?
«Il loro leader, Rachid Ghannouchi, è un moderato. Rientrerà fra breve. E poi, basta con il mito degli islamisti sempre col coltello fra i denti. Confondere Ghannouchi con Bin Laden è come equiparare Berlinguer e Pol Pot: nulla in comune. Ghannouchi è un democratico. Per noi lo spartiacque è fra chi è pro o contro la democrazia».
Lei si candiderà alla presidenza?
«Lo farò, se il partito mi presenterà. Ma la mia persona non conta. Le questioni urgenti sono altre: restituire la sovranità al popolo, assicurare elezioni libere, trasparenti, democratiche. E votare in tempi rapidi, sei mesi e non di più, perché ci aspettano dossier gravissimi, come quello economico e sociale».
Lei chiederà l´estradizione di Ben Ali dall´Arabia Saudita?
«Lo farà il governo d´unità nazionale: non solo del tiranno, ma anche della moglie Leïla, che ha molto da rispondere alla giustizia. Domandiamo a tutti i Paesi di recuperare i soldi rubati ai tunisini. Però, c´è un altro messaggio importante».
Quale, professore Marzouki?
«Vorrei ringraziare la società civile d´Italia, Spagna, Francia, America, che è stata al nostro fianco. Però non ringrazio affatto i governi, compreso il vostro, che hanno appoggiato Ben Ali. A loro, io dico questo: ascoltatemi bene. Fatevi perdonare, sostenete la transizione democratica. E poi: rimediate ai vostri errori, perché i dittatori su cui scommettete hanno i giorni contati. S´illude chi pensa che i Mubarak, i Gheddafi, i Bouteflika garantiscano la stabilità. Rileggete la storia: le liberazioni a catena nell´Europa dell´Est. Il risveglio tunisino farà da esempio. L´incendio appiccato da Bouaziz ha già varcato i nostri confini».
Per inviare la propria opinione a Foglio e Repubblica, cliccare sulle e-mail sottostanti
lettere@ilfoglio.it; rubrica.lettere@repubblica.it